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Quali sono i sintomi della variante Omicron? I segnali che possono aiutarti a riconoscerla

Mal di testa, raffreddore e altri sintomi simili a quelli di un malanno stagionale: secondo i dati a disposizione, ancora limitati, la variante Omicron potrebbe provocare una forma di Covid-19 più lieve e dalla durata di pochi giorni, specialmente nei vaccinati, rispetto alle precedenti varianti. Inoltre, la nuova mutazione sarebbe caratterizzata da un’elevata trasmissibilità.
Alessandro Bai 27 Dicembre 2021
* ultima modifica il 27/12/2021

Dopo la sua scoperta, avvenuta in Botswana e Sud Africa tra l'11 e il 14 novembre 2021, la variante Omicron, ovvero una nuova mutazione del virus SARS-CoV-2 chiamata anche B.1.1.529, si è diffusa rapidamente in altri Paesi, compresa l'Italia, dove il 28 novembre 2021 è stato registrato il primo caso confermato.

Secondo un report dell'Istituto Superiore di Sanità del 23 dicembre 2021, in Italia la variante Omicron è arrivata a rappresentare il 28% dei casi positivi totali, con il numero di contagi che tenderebbe a raddoppiare in circa 2 giorni, complice il quadro nazionale che vede molte persone con il ciclo vaccinale primario completato ormai più di 5 mesi fa, quindi con una protezione minore verso un possibile contagio.

Ma quali sono i sintomi che ti permettono di riconoscere la variante Omicron? Secondo le segnalazioni delle ultime settimane, la nuova mutazione porterebbe a forme di Covid-19 più lievi, probabilmente anche grazie alla copertura dei vaccini, che spesso assomigliano alle classiche sindromi di raffreddamento tipiche dei mesi invernali. Vediamo più nel dettaglio a quali segnali fare attenzione e quali sono le principali differenze con i sintomi provocati dalle altre varianti, ad esempio la Delta.

Sintomi

Nonostante i dati ancora limitati a disposizione, rispetto ad altre forme del virus SARS-CoV-2 la variante Omicron sembrerebbe provocare sintomi più lievi, che a volte potrebbero essere addirittura confusi per un semplice raffreddore.

A confermare questo quadro, ci sono anche le dichiarazioni rilasciate a Newsweek dal professor Tim Spector, scienziato a capo dell'app ZOE COVID, ampiamente utilizzata nel Regno Unito per segnalare le manifestazioni della malattia: "Al momento è chiaro che, guardando alle aree con un alto tasso di contagi da variante Omicron, ma anche a livello nazionale, vediamo un quadro molto simile, ovvero dominato da sintomi Covid non classici".

In particolare, i 5 sintomi più comuni della variante Omicron segnalati dagli utenti dell'app sarebbero mal di testa, naso che cola, stanchezza, starnuti e mal di gola. Nella lista, quindi, mancherebbero alcune manifestazioni piuttosto frequenti nelle precedenti forme di Covid-19, come ad esempio la perdita del gusto e dell'olfatto, che tuttavia possono comunque presentarsi in alcuni casi insieme ad altri sintomi come febbre, brividi, vomito o diarrea.

Inoltre, la variante Omicron avrebbe anche un tempo di incubazione minore e, quando presente, la malattia avrebbe una durata di pochi giorni proprio come un malanno di stagione, specialmente nei soggetti vaccinati.

Non si tratta, però, di motivi buoni per sottovalutare questa forma di Covid-19, che è sempre in grado di provocare quadri clinici gravi e, nei casi peggiori, portare alla morte, ragione per cui è fondamentale proseguire con la somministrazione delle terze dosi, che paiono in grado di ripristinare un buon grado di protezione anche contro Omicron.

Quanto è contagiosa

Fin dal 26 novembre 2021 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la variante B.1.1.529, nota come Omicron, tra le cosiddette Variants of Concern (VOC), ovvero quelle mutazioni del SARS-CoV-2 ritenute più preoccupanti, una lista che comprende anche le varianti Alfa, Beta, Delta e Gamma.

In particolare, fin dai primi studi la variante Omicron ha mostrato una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti precedenti, come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), motivo per cui si ritiene che possa diventare la variante dominante nel giro di pochi mesi.

Questi sospetti sono già stati parzialmente confermati dai dati raccolti in Italia nelle ultime settimane: i risultati diffusi il 23 dicembre di un'analisi di ISS basata su circa 2mila tamponi eseguiti in 18 regioni suggeriscono una forte crescita della variante Omicron, che sarebbe arrivata a riguardare circa il 28% dei casi totali di Covid-19. Confrontando questi dati con quelli di inizio mese, è emerso che i casi di questa variante raddoppiano in circa 2 giorni, in linea con quanto già osservato in altri Paesi europei.

Secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss, nonostante si stia parlando di dati ancora preliminari "la stima conferma la grande velocità di diffusione della variante, che sembra dare focolai molto estesi in breve tempo e si avvia ad essere maggioritaria in breve tempo, come sta già avvenendo in diversi altri paesi europei". Ecco perché, per ridurre il ritmo elevato con cui si diffonde Omicron, "le armi a disposizione sono la vaccinazione, con la terza dose tempestiva per chi ha già completato il primo ciclo, e le misure, individuali e collettive, per limitare la diffusione del virus, dall’uso delle mascherine alla limitazione dei contatti e degli assembramenti”.

Fonti | ISS; Ministero della Salute

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