Quanto dura la protezione dei vaccini? Servirà anche la terza dose? Vediamo a che punto è arrivata la scienza

Secondo un nuovo studio pubblicato su The Lancet, gli anticorpi forniti dai vaccini di Pfizer e AstraZeneca comincerebbero a ridursi già 6 settimane dopo il completamento del ciclo vaccinale, arrivando addirittura a una riduzione di oltre il 50% in dieci settimane. Per gli autori questo rende urgente riflettere sulla necessità di una terza dose: un piano per un ulteriore richiamo sarebbe già al vaglio del Ministero della Salute.
Kevin Ben Alì Zinati 30 Luglio 2021
* ultima modifica il 25/08/2021

Hai ricevuto la seconda dose. Oppure ti sei già fatto pungere una volta e sei in attesa che il giorno del richiamo compaia sul calendario.

In ogni caso, anche tu vuoi sapere per quanto tempo il tuo organismo avrà dalla sua anticorpi contro Sars-CoV-2 e per quanto, dunque, sarai immunizzato.

Oggi non c'è una risposta certa e come puoi intuire la questione si incastra con i dubbi e le riflessioni circa la necessità, o meno, di una terza dose di vaccino.

Pare che sul tavolo del Ministero della Salute sia già arrivato un fascicolo contenente l’ipotesi di un piano per prevedere un ulteriore richiamo per alcune particolari categorie di persone ma il semaforo è ancora rosso.

Trovare la soluzione significherà, anche, trovare un equilibrio tra i tempi. Quello che effettivamente impiegherà il nostro organismo per “scaricarsi”, quello necessario alla scienza e quello, invece, che la variante Delta continua a sottrarci contagiando sempre più persone e riempiendo ospedali e terapie intensive.

Un primo mattoncino

Cominciamo dalla prima faccia del tempo: quanto ne serve agli anticorpi anti-Sars-CoV-2 per spegnersi?

La scienza ci sta lavorando. Un primo mattoncino è arrivato da uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, dove un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra, sebbene non abbia ancora chiare le implicazioni cliniche, i meccanismi, i come e i perché, ha avanzato una prima tempistica.

Nonostante gli anticorpi siano più alti dopo due dosi del vaccino Pfizer rispetto a due di AstraZeneca, i livelli totali forniti da entrambi comincerebbero a diminuire già 6 settimane dopo il completamento del ciclo vaccinale. Arrivando addirittura a una riduzione di oltre il 50% in dieci settimane.

La protezione, scrivono, comincerebbe sostanzialmente a diminuire nel giro di 2-3 mesi dopo la seconda dose.

“Se continuano a diminuire di questo ritmo – hanno opisgetao gli esperti dell’University College – temiamo che anche gli effetti protettivi dei vaccini possano iniziare a svanire, in particolare contro le nuove varianti; ma non possiamo ancora prevedere quanto presto ciò potrebbe accadere”.

Secondo i ricercatori inglesi, il calo dell'immunità sviluppata dopo l’inoculazione di AstraZeneca sarebbe stato il più marcato: sto parlando di una riduzione di cinque volte superiore rispetto a quella subita dagli anticorpi legati alla vaccinazione con le due dosi di Pfizer, il cui “down” sarebbe stato “solo” di due volte.

Certezze e limiti

Certezze? Non del tutto, non ancora. Quello inglese è uno studio preliminare, con risultati da integrare e diverse limitazioni.

Gli stessi autori hanno specificato, per esempio, che il campione considerato è troppo piccolo e ristretto ad alcuni gruppi di persone.

Ogni partecipante ha poi contribuito con solo un prelievo di sangue, insufficiente per confermare quanto velocemente scendano i livelli di anticorpi su una popolazione più vista ed eterogenea.

Ci sono poi da considerare i diversi livelli di immunità a seconda della capacità di ciascuno di noi nel neutralizzare il virus, le risposte dei linfociti T, l’efficacia della memoria immunitaria. Luce più arancione che verde, insomma. Serve tempo, te lo dicevo prima.

Sebbene ancora tutti da confermare e studiare più approfonditamente, i risultati ottenuti e la più che ipotetica tendenza dell'immunità garantita da Pfizer e AstraZeneca a spegnersi in tempi abbastanza rapidi, rendono sempre più attuale e necessaria una decisione sulla terza dose “booster” di vaccino.

La terza dose

Come ti accennavo all’inizio, la riflessione su un altro giro di punture per chi ne ha già fatte due sarebbe già iniziata.

Secondo quanto riporto l’AdnKronos, l’Ema si sarebbe già espressa sul tema, sottolineando che al momento è ancora troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo: le campagne vaccinali non sono ancora terminate e mancano dati più solidi.

Le parole che il sottosegretario alla Salute Pier Paolo Sileri ha rilasciato a Zapping, su Rai Radio 1, sembrano però confermare che qualxcosa, in Italia, si sta muovendo: “Ho già scritto alla direzione competente affinché sia valutata una terza dose di vaccino anti-Covid quanto prima almeno per le categorie più fragili”. 

Potrebbe toccare dunque agli immunodepressi o anche anche a tutti gli operatori sanitari lo scorso gennaio avevano aperto la campagna vaccinale.

Oppure, seguendo le indicazioni dei ricercatori dell’University College di Londra, si potrebbe pensare anche “a chi si è vicinato per primo, in particolare con il vaccino AstraZeneca, che han probabilmente i livelli di anticorpi più bassi”.

Ma, ancora una volta, servono dati, conferme, studi e risultati.

Intanto, chi invece ha già affondato il piede sull’acceleratore è lo stato di Israele che, proprio oggi, ha ufficializzato il via della somministrazione della terza dose di vaccino negli over60 vaccinati più di 5 mesi fa.

Ad aprire le danze sono stati il presidente Isaac Herzog e la moglie, Michal.

Fonti | "Spike-antibody waning after second dose of BNT162b2 or ChAdOx1" pubblicata il 31 luglio sulla rivista The Lancet

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