Ricovero in ospedale: quali tutele hanno in questo momento i malati oncologici? Lo spiega il professor D’Andrea

Il professor Francesco D’Andrea, presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ha lanciato un allarme: i pazienti affetti da tumore rimandano gli interventi chirurgici per paura di contrarre il Covid-19 in ospedale. Noi lo abbiamo intervistato per rassicurare tutti coloro che hanno bisogno di operazioni urgenti: le strutture sono sicure.
Giulia Dallagiovanna 14 aprile 2020
* ultima modifica il 12/06/2020
Intervista al Dott. Francesco D'Andrea Presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e direttore del reparto di Chirurgia plastica dell'Azienda ospedaliera universitaria "Federico II" di Napoli

L'emergenza Coronavirus ti ha forse fatto dimenticare un dato importante: gli altri pazienti non sono spariti. Esiste ancora chi soffre di una malattia cronica, chi viene colpito da un infarto o chi sta combattendo contro un tumore. Solo che spesso non si recano in ospedale. La paura è infatti quella di contrarre il Covid-19 e, magari, di rischiare di morire. L'allarme è stato lanciato dal professor Francesco D'Andrea, presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e direttore del reparto di Chirurgia plastica dell'Azienda ospedaliera universitaria "Federico II" di Napoli. E l'attenzione è rivolta soprattutto verso i pazienti oncologici che spesso decidono di rinviare gli interventi chirurgici, mettendo in grave rischio la loro salute.

Il prof. Francesco D’Andrea, presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (SICPRE)

Professor D'Andrea, lei ha sollevato il problema dei pazienti oncologici che, per paura di un possibile contagio, non andrebbero più all'ospedale. Può spiegarci meglio?

Si parla di un calo di afferenza per quel che riguarda patologie che hanno bisogno di interventi chirurgici. In questo settore, registriamo un vero e proprio calo dei ricoveri. Accade al Sud, dove l'emergenza Covid-19 è ancora sotto controllo, e ovviamente ancora di più nelle regioni del Nord. Mi riferisco soprattutto a quelle forme di tumore che sono di pertinenza anche della Chirurgia plastica, come il cancro alla mammella o quelli della pelle, ma credo che sia un problema diffuso anche nelle altre discipline. Se una persona deve farsi rimuovere un melanoma, che è una neoplasia grave, non ha solo paura della sua malattia, ma anche di recarsi in ospedale e non sapere quale situazione potrebbe trovarsi davanti. E lo stesso discorso vale anche per altre patologie urgenti e indifferibili, come ustioni o traumi gravi.

Qual è la causa secondo lei, oltre all'epidemia in sé?

Il problema nasce dal tipo di comunicazione che viene fatta oggi, sia dalle istituzioni che dai media. Sembra che ormai esista solo il Coronavirus e che la salute di una persona si riduca a questo: essere positivo o negativo al tampone. Mancano invece messaggi di rassicurazione, nei quali si dive che si farà il possibile per allestire centri Covid e si manterranno regolari le altre attività degli ospedali. L'utenza non percepisce questa situazione, ma vede solo l'epidemia e la pressione sul sistema sanitario. Perciò la psicosi può prendere il sopravvento e anche i pazienti che avrebbero bisogno di interventi urgenti, scelgono di rinviare l'operazione, temendo le strutture ospedaliere come luoghi pericolosi.

Ci sono però alcune città e regioni in cui i reparti sono davvero tenuti in ostaggio da pazienti affetti da Covid-19

È vero, al Nord l'emergenza è stata così intensa e improvvisa che molte delle aree che erano deputate allo svolgimento di attività ordinarie sono state riconvertite a reparti Covid. In alcune zone, quindi, l'assistenza agli altri pazienti è ferma, mentre in altre si registra comunque un calo. Bisogna però veicolare il messaggio che si sta facendo di tutto per contenere il contagio e curare chi ha contratto il virus e che le persone che soffrono di altre malattie possono stare tranquille quando entrano in un ospedale.

Quali tutele ci sono per i pazienti oncologici?

Noi, come penso avvenga anche nel resto d'Italia, abbiamo assunto precauzioni che servano a isolare chi è affetto da tumore dai pazienti con il Covid-19. Abbiamo individuato percorsi che li tengano separati e negli ambulatori si entra uno alla volta su appuntamenti a orari cadenzati, in modo da evitare che si formino assembramenti nelle sale d'attesa.

Prima di ricoveri e interventi, i pazienti vengono sottoposti a un questionario telefonico in cui si valuta se c'è qualche sospetto di infezione in corso e, in quel caso, si indirizza in modo diverso la medicina di base. Nel caso in cui non sembrino esserci dubbi, quando arriva all'ospedale gli viene comunque misurata la temperatura e da pochi giorni si effettua anche il test sierologico per valutare se la persona è positiva o meno. Tutto questo serve a mettere in isolamento eventuali casi di Coronavirus tra i pazienti oncologici. In generale, comunque, tutti i ricoverati vengono disposti in camere singole, mentre di norma sono almeno doppie o triple.

Quali altre soluzioni bisognerebbe adottare?

Bisognerebbe convertire alcuni ospedali a centri Covid e lasciare liberi altri presidi, in modo che possano accogliere gli altri malati, soprattutto chi presenta patologie croniche e gravi. In Campania, ad esempio, non è stato così e abbiamo creato tanti presidi all'interno di aziende sanitarie più grandi. Naturalmente poi è fondamentale contenere il contagio, in modo da alleggerire le terapie intensive e lasciare qualche letto anche a chi non ha il Coronavirus, anche in strutture private convenzionate, oltre a quelle pubbliche.

Anche perché dobbiamo ricordarci che questa emergenza non finirà domani e non si potrà riaprire tutto da un giorno all'altro. Quindi serve iniziare a pensare a come gestire il dopo Covid. Per questo bisognerebbe destinare dei centri solo all'assistenza di questi pazienti e lasciare gli ospedali a tutti gli altri.

La Chirurgia plastica può aiutare anche nel trattamento del Covid-19?

Abbiamo delle competenze che si sono rivelate utili anche in questa emergenza. I pazienti più gravi, ad esempio, rimangono in terapia intensiva per diversi giorni e possono sviluppare problemi legati al rimanere a letto nella stessa posizione, come piaghe da decubito. In alcuni casi, inoltre, gli strumenti per l'ossigeno possono creare delle compressioni che provocano ferite e lacerazioni a carico facciale, anche se accade in casi rari. E noi siamo presenti per dare una mano.

Ma quello che ci rende più orgogliosi è come molti liberi professionisti e specializzandi si sono resi volontari in prima linea. Stiamo infatti raccogliendo le loro testimonianze che poi pubblicheremo sul nostro sito. La nostra categoria viene vista in modo particolare, perché di solito è associata alla chirurgia estetica, ma in questo momento abbiamo lasciato tutto da parte per da una mano agli altri colleghi.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.