Sai quali sono e come funzionano i farmaci contro il Coronavirus?

Per il momento non ci sono cure o vaccini per combattere il coronavirus ma sono in corso terapie sperimentali con farmaci diversi. Se te lo stai chiedendo, stanno testando alcuni classici antivirali ma anche dei farmaci che di solito vengono usati per curare l’infezione da HIV o l’Ebola. Alcuni di questi non hanno effetti collaterali per il paziente altri invece possono provocare lievi mal di testa, nausea e capogiri.
Kevin Ben Ali Zinati 18 febbraio 2020
* ultima modifica il 12/06/2020
Con la collaborazione del Dott. Fabrizio Pregliasco Virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

Ad oggi in Italia il nuovo coronavirus Covid-19 ha contagiato tre persone. Un ragazzo originario della Cecchignola che continua ad essere in ottime condizioni di salute e una coppia cinese. I due restano in condizioni stabili ma da più di una settimana sono stati sottoposti alle prime terapie sperimentali. Come sai, anche se il virus è stato isolato con successo, per ora non c’è né cura né vaccino e per queso si sta provando a curare la coppia con farmaci diversi, tutti somministrati in modo “compassionevole”. Significa che siccome non c’è un trattamento specifico e non ci sono alternative terapeutiche valide, vengono testati farmaci che non hanno un’efficacia validata per la patologia di cui soffre il paziente. La terapia antivirale che in uso è composta da diversi farmaci di cui avrai già sentito parlare: sono il Remdesivir e la combinazione di Lopinavir/Ritonavir. Oltre a questi due, ci sono altri farmaci potenzialmente efficaci come la Clorochina, l’unione di Umifenovir e Darunavir, l'Interferone e l'Oseltamivir. Ma come agiscono e che effetti hanno sul paziente?

Remdesivir

È un farmaco che ha avuto grande successo quando è stato sperimentato nel trattamento dell’Ebola e secondo Cell Research è potenzialmente reattivo anche contro la Sars e la Mers: per ora però la sua efficacia è stata riscontrata solo in vitro. Il Remdesivir si definisce propriamente un farmaco antipolimerasico. La sua funzione è quella di bloccare la polimerasi, ovvero l’enzima che mette in sequenza gli amminoacidi nella fase di replicazione del virus. Sfruttando gli amminoacidi presenti nella cellula, la polimerasi in pratica prende le copie del genoma del virus e produce le sue proteine: in sostanza quindi la polimerasi non fa altro che aiutare la sua proliferazione. Se ti stai chiedendo se il Remdesivir ha effetti collaterali importanti sui pazienti cinesi, ti posso dire che una delle possibili ed eventuali controindicazioni è l’abbassamento dei globuli rossi e dei bianchi. Il Remdesivir ha un’azione molto simile a quella dei farmaci oncologici che usano meccanismi che rispondono bene a più virus possono ma che, allo stesso tempo, possono incidere su ambiti diversi della cellula. È importante dunque che il livello ematologico dei pazienti venga sempre tenuto monitorato.

Clorochina

Questo è un farmaco che è in uso da oltre 70 anni e viene tipicamente utilizzato nel trattamento di attacchi acuti di malaria e di altre parassitosi. Ma secondo alcune recenti ricerche cinesi, la Clorochina avrebbe avuto un determinato effetto curativo anche sul nuovo coronavirus (COVID-19) tanto che anche la Commissione Sanitaria Nazionale Cinese l’ha indicato tra quelli con una più forte attività in vitro. La sua azione è quella di stabilizzare le membrane cellulari in modo da ridurre quello che potrebbe essere il coinvolgimento di altre cellule rispetto al virus. I suoi effetti su chi ne fa uso sono sicuramente più marcati e più frequenti rispetto a quelli del Remdesivir ma, fai attenzione, non per questo più gravi. Si tratta infatti di capogiri e vertigini o mal di testa, nausea e crampi allo stomaco ma niente di più.

Lopinavir e Ritonavir

Ti ricordi del potenziale abbassamento dei globuli rossi e bianchi provocato dal Remdesivir? Può succedere anche con il trattamento a base di Lopinavir e Ritonavir, che vengono comunque utilizzati in combinazione. Il Lopinavir e Ritonavir sono due farmaci che vengono usati tipicamente nella cura del virus da HIV-1, che provoca poi la sindrome da immunodeficienza acquistata, ovvero l’Aids. La loro combinazione agisce su due piani: come scudo contro la proliferazione del virus dell’HIV e anche contro l’insorgenza di altre resistenze virali. Il Lopinavir e il Ritonavir oggi sono usati su 41 pazienti in un ospedale di Wuhan, insieme ad una dose di interferone alfa di cui ti parlerò più avanti. I due farmaci si definiscono “antiproteasici”: bloccano cioè un enzima, denominato proteasi, che in qualche modo spezza le proteine della cellula e le prepara per essere riutilizzate nella riproduzione del virus.

Umifenovir e Darunavir

Anche questi due principi attivi, utilizzati in combinazione, si pensa possano dare esiti positivi nel trattamento contro il coronavirus e secondi alcuni ricercatori cinesi insieme avrebbero già mostrato un’attività contro il virus, seppur anche loro in vitro. L’Umifenovir è un antinfluenzale e al momento non è ancora stato approvato della FDA, cioè l’ente governativo statunitense che ha il compito di validare e regolamentare i prodotti alimentari e i farmaci. Il Darunavir invece è un farmaco che viene spesso utilizzato per curare il virus dell’HIV. Agisce così: blocca la fusione della membrana riducendo il contato tra il virus e le cellule. In pratica è come se rinforzasse le porte di ingresso delle cellule al virus. La loro combinazione sul paziente non sembra avere grossi effetti collaterali.

Interferone e Oseltamivir

Infine, ci sono altri due farmaci che potrebbero essere efficaci e che sono attualmente utilizzati in vari trattamenti sperimentali. Uno è quello che ti ho citato prima, l'Interferone, ovvero una citochina che da un lato indebolisce il processo di riproduzione e diffusione virale alle altre cellule e dall'altra è in grado soprattutto di aumentare la risposta immunitaria rafforzando per esempio i linfociti T. Te lo starai domandando e la risposta è no, non ha praticamente nessun effetto collaterale grave. L'altro principio attivo è l'Oseltamivir: è tipicamente usato per combattere per influenza perché blocca le neuraminidasi, cioè degli enzimi sulla superficie del virus che servono per completare la sua diffusione nella cellula. In sostanza è come se tenessero confinato il virus nella cellula senza dargli più la possibilità di proliferare.

Il parere dell’esperto

Sui farmaci usati nei trattamenti sperimentali contro il coronavirus e più in generale sulle difficoltà che sta riscontrando la ricerca nell’individuazione di una cura e di un vaccino, abbiamo sentito Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

“La difficoltà oggi sta nel fatto che ci sono pochi casi non standardizzati su cui è possibile fare test. La registrazione e la validazione di un nuovo farmaco avvengono infatti con almeno 4 o 5 mila casi studiati e nelle fasi 2 e 3 si arriva ad averne anche 10mila. Dipende da come si evolve la malattia. La speranza è che i casi restino contenuti ma è chiaro che se ci dovesse essere un aumento dei soggetti interessati, la possibilità di fare studi più ampi e quindi di arrivare a una cura sarebbero maggiori rispetto ad ora. Ancora più complesso sarà trovare un vaccino. Per la sua validazione serviranno anche le prove in campo e per questo bisognerà cioè monitorare la produzione di anticorpi specifici e protettivi a distanza di almeno 3-4 settimane e quindi poi valutare le risposte del paziente. Viste le condizioni di oggi, è un percorso lungo e complicato”.

Fonti | Humanitas; Ansa; Aifa

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