Sai quando puoi definirti guarito dal Covid-19?

Secondo il Comitato Tecnico-Scientifico ci sono due tipi di guarigione. Quella clinica, che raggiungi nel momento in cui i sintomi dell’infezione sono svaniti, e poi quella completa: in questo caso, oltre all’assenza di febbre, tosse e tutta la sintomatologia, sono necessari due tamponi molecolari con esito negativo. A quel punto, sarà importante anche monitorare e gestire i potenziali strascichi lasciati dalla malattia.
Kevin Ben Alì Zinati 20 Novembre 2020
* ultima modifica il 29/11/2020

Accanto ai casi più gravi, in cui i pazienti sono colpiti da una sindrome respiratoria che li costringe alla terapia intensiva, il Coronavirus può dare luogo a una malattia più lieve, fortunatamente trattata in altri reparti dell’ospedale se non addirittura a domicilio oppure può anche non manifestarsi affatto: è il caso dei cosiddetti asintomatici.

Ogni giorno il Ministero della Salute pubblica un resoconto sulla diffusione della pandemia in Italia e uno dei dati che può in parte consolarti è che, ad oggi, oltre 480mila persone sono riuscite a lasciarsi spalle il peggio e a tornare alla vita “normale”, seppur a rilento: già, perché a seconda della veemenza con cui colpisce, l’infezione può portare con sé strascichi non indifferenti che possono azzoppare la salute per i mesi successivi. In ogni caso, tutte queste persone ora stanno bene e sono tornate dalle proprie famiglie. La domanda, però, sorge spontanea: quando ci si può definire guariti?  

Quando sei guarito dal Covid-19?

La malattia

Sai bene Sars-Cov-2 può trasmettersi da persona a persona attraverso il contatto con oggetti o superficie contaminate oppure quando secrezioni di una persona infetta, come la saliva o le famose droplets, entrano nella bocca o nel naso di un soggetto sano.

Tra il contagio e il probabile, ma non certo, sviluppo dei sintomi, che come sai sono la febbre, la tosse, la perdita dell’olfatto e del gusto, può trascorrere un periodo di tempo, detto “di incubazione”, di durata variabile (tra i 2 e gli 11 giorni fino a un massimo di due settimane). In diversi casi, l’infezione può essere asintomatica anche se, come purtroppo hai potuto notare, troppo spesso la conseguenza è il Covid-19, una sindrome respiratoria grave che può portare a una polmonite interstiziale e anche alla morte.

La guarigione

A fronte delle migliaia di decessi, a confortare un poco c’è il numero delle guarigioni che, per fortuna, è in continuo aumento. E il Comitato Tecnico-Scientifico ha distinto due tipologie di guarigione, quella clinica e quella completa.

Secondo il Cts, dunque, un paziente può essere dichiarato guarito clinicamente dal Covid-19 quando non sono più presenti i sintomi associati all’infezione, certificata da un tampone. E questo tipo di guarigione potrebbe verificarsi in un arco di tempo compreso tra una e tre settimane, sempre a seconda della gravità della malattia. In questo caso, però, il Cts specifica che “il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di Sars-Cov-2”, e dunque potenzialmente contagioso.

Affinché un paziente sia considerato definitivamente guarito è quindi necessario non solo che i sintomi da Covid-19 siano spariti ma anche che due test consecutivi per la ricerca di Sars-CoV-2 “effettuati a distanza di 24 ore l’uno dall’altro”, diano esito negativo. E i test devono essere i tamponi molecolari, quelli che individuano la presenza del materiale genetico del virus attraverso la RT-PCR. Se dunque il primo o il secondo tampone dovessero risultare positivi, non potresti comunque considerarti “guarito” e dovresti perciò restare in isolamento per poi sottoporti a un ulteriore tampone.

Il post Covid-19

Che cosa succede una volta guariti dal Covid-19? Dopo che la malattia se n’è andata, i sintomi sono spariti e non ci sono più tracce di Rna virale nei tuoi tamponi, inizia il ritorno alla vita normale. Che, come ti ho accennato, non per tutti è immediato poiché l'infezione potrebbe lasciare strascichi importanti che dipendono dal grado di gravità della malattia.

Dal momento che gli organi più bersagliati sono i polmoni, potrebbe succedere che, come spiega Repubblica, questi incorrano in una fibrosi, un processo per cui il normale tessuto dei polmoni va incontro a un progressivo danno strutturale. In più, è importante anche tenere monitorato il livello di ossigenazione del sangue e anche l’attività dei reni e del fegato.

Particolare attenzione dovrà andare anche al recupero muscolare, soprattutto chi viene intubato in terapia intensiva che trascorre quindi tanto tempo immobile: il rischio è che un’alimentazione inevitabilmente non equilibrata provochi una perdita di massa muscolare che renderà necessario un percorso di riabilitazione e di supporto nutrizionale.

Fonti | Ministero della Salute; Fondazione Veronesi

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