Sarà l’albumina la nuova alleata delle terapie contro il Covid-19? Uno studio italiano ha dato i primi incoraggiati risultati

Contro il Covid, ricercatori dell’Università la Sapienza di Roma stanno testando l’efficacia dell’albumina, una proteina con proprietà antiossidanti e anticoagulanti le cui basse concentrazioni nel sangue sarebbero collegate a un maggior rischio trombotico. Dai primi risultati della sperimentazione, sembra che somministrazioni endovenose di albumina inibirebbero effettivamente la coagulazione del sangue riducendo quindi il rischio di embolie, infarto cardiaco o ictus.
Kevin Ben Alì Zinati 11 Gennaio 2021
* ultima modifica il 11/01/2021

E se l’albumina fosse la nuova alleata nelle terapie contro il Covid-19? Sai bene che l’infezione da Sars-CoV-2 porta con sé non solo il rischio di sviluppare una sindrome respiratoria acuta grave ma anche la possibile formazione di trombi, con conseguenze pericolosissime come le embolie, l’infarto cardiaco e anche l’ictus. E se ti ricordi, quando ti avevamo raccontato dell’albumina ti avevamo anche spiegato che si tratta della proteina più abbondante presente nella parte liquida del tuo sangue e che è caratterizzata da proprietà antiossidanti e anticoagulanti. Qual è, dunque, il legame tra il Covid-19 e l’albumina? Un nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Scienze cliniche internistiche, anestesiologiche e cardiovascolari dell’Università Sapienza di Roma e descritto sulla rivista Thrombosis and Haemostasis, sta indagando (con risultati preliminari importanti) se l’impiego di questa proteina possa effettivamente inibire la coagulazione del sangue e quindi il rischio dei sviluppare trombi.

Perché l’albumina 

L’albumina viene sintetizzata direttamente dal nostro organismo e quando all’interno del nostro plasma diminuisce in quantità, le cellule producono elevate concentrazioni di radicali di ossigeno: questi sono responsabili di un’attivazione incontrollata delle cellule che, in breve tempo, le porta fino alla morte. Puoi intuire che bassi livelli di albumina nel sangue corrispondono dunque a un maggior rischio di trombosi arteriosa e venosa.

Se l’albumina gioca un ruolo fondamentale all’interno dell’organismo di ciascuno di noi, lo fa ancora di più in quello di pazienti Covid-19. Il dottor Francesco Violi, del Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche, aveva già avviato un’indagine sui pazienti Covid osservando che le basse concentrazioni di questa proteina facilitavano la coagulazione del sangue al punto da contrastare con forza l’efficacia dei trattamenti anticoagulanti cui vengono sottoposto durante il ricovero.

Secondo il dottor Violi, l’infiammazione stessa prodotta dal virus ridurrebbe i livelli di albumina.

Così il gruppo di ricerca dalla teoria è passato alla pratica e ha avviato una prima indagine clinica sugli effetti dell'infusione di albumina in pazienti Covid.

La sperimentazione 

I ricercatori hanno dunque coinvolto 10 pazienti Covid-19 già in trattamento con farmaci anticoagulanti a cui sono state somministrate dosi di albumina endovena per una settimana.

Al termine del periodo di osservazione, l’intuizione avrebbe dato i primi incoraggianti risultati dal momento che la coagulazione sarebbe risultata più ridotta rispetto a quella di altri 20 pazienti Covid sottoposti alla sola terapia anticoagulante.

La sperimentazione, seppur necessiti di altro tempo e di un numero maggiore di pazienti, sembrerebbe quindi confermare che l’utilizzo dell’albumina in pazienti Covid-19 ridurrebbe effettivamente la comparsa di eventi vascolari.

Servono ulteriori prove e conferme ma, ad oggi, la strada sembra quella giusta: associandola alla terapia anticoagulante, l'albumina potrebbe davvero diminuire il rischio trombotico e quindi la mortalità per i pazienti Covid più gravi.

Fonte | "Albumin Supplementation Dampens Hypercoagulability in COVID-19: A Preliminary Report" pubblicata il 23 dicembre 2020 sulla rivista Thrombosis and Haemostasis

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