Sclerosi multipla: e se le cellule della retina potessero bloccare la neurodegenerazione? Lo suggerisce un nuovo studio italiano

Secondo uno studio tutto italiano le cellule bipolari della retina sarebbero in grado di bloccare i processi neurodegenerativi che colpiscono i pazienti affetti da sclerosi multipla. Queste hanno il compito di connettere i fotorecettori alle cellule ganglionari che formano il nervo ottico con cui le informazioni visive passano dall’occhio al cervello.
Kevin Ben Alì Zinati 26 Novembre 2020
* ultima modifica il 07/12/2020

Ci sono delle particolari cellule della retina che potrebbero bloccare i processi neurodegenerativi che colpiscono i pazienti affetti da sclerosi multipla. Sono le cosiddette cellule bipolari che, secondo uno studio della Fondazione Bietti in collaborazione con l'Irccs Neuromed e la Clinica Neurologica dell'Università di Tor Vergata, sarebbero in grado di agire come delle vere e proprie barriere contro l’avanzare della malattia. Come hanno descritto i ricercatori sul Journal of Clinical Medicine, diversi studi avevano già osservato che la valutazione morfo-funzionale della retina fosse un ottimo modello "in vivo" per studiare la neurodegenerazione in patologie come il glaucoma, l’Alzheimer o il Parkinson. Ora, la comprensione dei meccanismi che regolano il ruolo di "barriera" delle cellule bipolari retiniche secondo i ricercatori potrà aprire importanti strade verso un miglioramento delle disabilità visive, motorie e sensoriali causate dalla sclerosi multipla.

Cellule come barriere

Puoi immaginare la retina come l’insieme di tre classi di cellule: i fotorecettori retinici, che hanno la funzione di trasformare lo stimolo luminoso in uno stimolo elettrico, le cellule neuronali, le cosiddette ganglionari, che formano il nervo ottico con cui le informazioni visive passano dall'occhio al cervello sotto forma di impulsi bioelettrici e infine le cellule bipolari. Il loro compito consiste nel connettere i fotorecettori alle cellule ganglionari.

I ricercatori italiani hanno osservato che in 88 pazienti con sclerosi multipla, selezionati tra settembre 2016 e ottobre 2020, i processi neurodegenerativi che inficiavano in modo irreparabile le cellule ganglionari possono arrestarsi proprio a livello delle cellule bipolari. Queste agirebbero quindi come delle barriere, contribuendo a preservare la vita e la funzionalità di queste cellule. Partendo dallo studio del meccanismo “difensivo” delle cellule bipolari il prossimo passo, scrivono i ricercatori, sarà sviluppare approcci in grado di contrastare le conseguenze legate alla neurodegenerazione di altre gravi patologie.

Fonte | "Functional Assessment of Outer and Middle Macular Layers in Multiple Sclerosis" pubblicato il 22 novembre sulla rivista Journal of Clinical Medicine

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