Sclerosi multipla, un nuovo farmaco potrebbe ridurre il rischio di recidive più della terapia standard

Secondo uno studio dell’Università della California un composto tipicamente utilizzato nella leucemia linfatica cronica, l’ofatumumab, sarebbe in grado di abbassare il tasso di una nuova insorgenza della sclerosi multipla in modo molto più netto rispetto alla terapia classica. Se il prossimo mese la Food And Drug Administration dovesse dare parere positivo, le possibilità di trattamento della patologia si allargherebbero ancora di più.
Kevin Ben Alì Zinati 12 agosto 2020

Oltre 120mila casi in Italia, 3.400 nuove diagnosi all’anno soprattutto nei giovani. E poi difficoltà nei movimenti, problemi alla vista e dolori muscolari, con un sistema nervoso danneggiato e compromesso. Nel quadro della sclerosi multipla però oggi si apre una nuova strada potenzialmente molto promettente nel trattamento della patologia: si chiama ofatumumab. È un anticorpo monoclonale umano che secondo un gruppo di ricercatori della Weill Institute for Neuroscience dell’Università della California sarebbe in grado di ridurre il tasso di recidive rispetto al trattamento standard a base di teriflunomide. I risultati sono stati descritti sul New England Journal Of Medicine.

Il confronto tra terapie

Nello studio, i ricercatori californiani hanno voluto mettere a confronto la terapia standard nel trattamento della sclerosi multipla recidivante a base di teriflunomide con il potenziale ruolo del ofatumumab. Si tratta di un anticorpo monoclonale umano anti-CD20 tendenzialmente utilizzato per trattare la leucemia linfatica cronica e in grado di indurre una deplezione selettiva delle cellule B.

Ti faccio un piccolo inciso: da tempo la ricerca ha dimostrato che oltre alle cellule T, anche le B hanno un ruolo nella patogenesi della sclerosi multipla e ridurre il numero e la funzionalità delle cellule B caratterizzate dall’antigene CD20 sembra poter dare importanti benefici sul decorso della malattia. L’ofatumumab agirebbe proprio in questo senso.

Così hanno sottoposto più di 900 pazienti a iniezioni dei due diversi farmaci in questo modo: l’ofatumumab per via sottocutanea in dosi da 20 milligrammi ogni 4 settimane dopo dosi di carico da 20 mg ai giorni 1, 7 e 14, il teriflunomide invece è stato somministrato per via orale (14 mg al giorno) per un massimo di 30 mesi.

Risultati promettenti

La comparazione ha portato risultati che secondo i ricercatori potrebbe davvero aprire nuove strade nel trattamento della sclerosi multipla recidivante. Entrambi i farmaci, infatti, garantivano un basso tasso di recidiva, ciò che però ha sorpreso i ricercatori è stata la netta differenza in favore del ofatumumab. Che avrebbe garantito un tasso di recidiva significativamente più basso rispetto al teriflunomide, producendo una forte riduzione della nuova infiammazione. Il dosaggio utilizzato avrebbe ridotto le recidive di oltre il 50%, il rischio di progressione del 34% e l’insorgenza di nuove lesioni di oltre l’80% rispetto alla terapia standard. Nel prossimo mese di settembre è prevista la revisione del farmaco da parte della Food and Drug Administration: se approvato, allargherebbe e migliorerebbe ancora di più le possibilità di trattamento delle ricadute della sclerosi multipla.

Fonti | "Ofatumumab versus Teriflunomide in Multiple Sclerosis" pubblicato il 6 agosto 2020 sulla New England Journal Of Medicine

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