Sindrome da schiacciamento: cosa può accadere alle vittime di un terremoto

Quando un arto viene compresso a lungo, per esempio se deve sopportare il peso delle macerie in seguito ai crolli dovuti a un terremoto, può subentrare la sidrome da schiacciamento. Si tratta di una condizione clinica molto grave e per la quale è necessario intervenire subito.
Valentina Danesi 16 Gennaio 2022
* ultima modifica il 23/01/2022

La sindrome da schiacciamento, il cui nome corretto sarebbe in realtà rabdomiolisi post-traumatica, è una condizione clinica grave provocata, come potresti aver già intuito, da una pressione intensa e prolungata su diverse parti del tuo corpo. Un esempio classico è quando avviene un terremoto, una casa crolla e una persona rischia di rimanere per molto tempo sotto le macerie. In quel caso è possibile che il peso dei detriti blocchi la circolazione sanguigna e quando questa riprende può verificarsi un danno da riperfusione. Ma vediamo insieme di cosa si tratta e come si possa assistere il paziente che ne viene colpito.

Cos’è

Quando parliamo di sindrome da schiacciamento, conosciuta anche in inglese come “crush syndrome”, ci riferiamo appunto a una condizione clinica molto seria. Viene provocata da una forte pressione, uno schiacciamento appunto, che si verifica su una o più parti del corpo. La fase più delicata avviene quando il sangue, la cui circolazione è stata momentaneamente bloccata, ricomincia a irrorare i tessuti. In quel caso può verificarsi un danno da riperfusione, ovvero l'aspetto più grave di questa sindrome.

Mentre la persona viene liberata dal peso, infatti, si ha un improvviso travaso di grandi volumi di liquidi – che può arrivare fino a otto litri per le gambe – in ognuno degli arti compressi. Più nel dettaglio, durante la compressione vengono liberati potassio ed enzimi, mentre l’ischemia di cui sono stati vittima i tessuti del corpo fa sì che venga prodotto acido lattico. Questo mix dà origine a un edema esteso, al quale si sommano problemi renali. Per questi ultimi, non è ancora del tutto chiara la causa specifica.

Si tratta della fase più complicata da gestire a livello medico.

Come funziona e come assistere il paziente 

Il trattamento per la sindrome da schiacciamento deve essere attuato il prima possibile in modo da ridurre i danni. Possiamo distinguere le terapie in due tipi principali:

  • generale
  • locale

Nel primo caso, è importante anche tenere sotto controllo il potassio, per scoingiurare il rischio di un'insufficienza renale. Inoltre, si può ricorrere ad anestesie locali che aiutino il paziente a sopportare un dolore che può risultare davvero molto intenso. All'eventuale difficoltà respiratoria invece si può sopperire con una maschera per l'ossigeno.

Per quanto riguarda la terapia locale, invece, un parametro molto importante da tenere in considerazione è per quanto tempo l'arto è stato compresso. Se si va oltre le nove ore, è altamente probabile che sarà necessaria un'amputazione. In generale, quando lo shock è stato molto grave, purtroppo rimuovere l'arto diventa l'unica soluzione.

L'intervento tempestivo di solito viene fatto attraverso un laccio emostatico che blocchi l'eccesso di afflusso di sangue verso l'area colpita. Deve essere eseguito nel più breve arco di tempo possibile, proprio per evitare un intervento chirurgico estremo.

Fonte| NCBI 

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