Smettere di fumare: cosa significa davvero? Te lo spiegano un medico e un ex fumatore

Non è semplicemente una cattiva abitudine. La sensazione di immediata rilassatezza e appagamento che dà la nicotina è difficile da abbandonare, così come lo è la gestualità legata alla dipendenza. Abbiamo quindi provato a capire meglio cosa significhi smettere di fumare grazie al professor Riccardo Polosa, direttore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo di Catania, e a Nicola Rinaudo, un ex fumatore.
Giulia Dallagiovanna 31 maggio 2019
* ultima modifica il 22/09/2020
Intervista al Dott. Riccardo Polosa Direttore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania

La sigaretta è quella compagna a cui è difficile rinunciare. Una fonte di calma quando sei nervoso o preoccupato, un gesto da condividere con gli amici durante una serata in compagnia, un passatempo come un altro perfetto per l'attesa del bus successivo. Intanto però le sostanze tossiche che contiene aumentano il rischio di tumore, di infarto e di soffrire di malattie respiratorie. Il fumo ruba l'ossigeno a organi e tessuti e accelera l'invecchiamento delle cellule: una pelle più rovinata e denti ingialliti sono il segnale che il tuo organismo è stato letteralmente invaso da composti chimici dannosi.

Compresi tra questi due fuochi ci sono circa 11 milioni di italiani, il 22% della popolazione, che non sono ancora riusciti a smettere. Non per niente, si parla di una dipendenza in piena regola. La nicotina infatti entra in circolo e arriva a stimolare i recettori nicotinici che hai nel cervello, provocando una sensazione di piacere e gratificazione della quale è davvero difficile fare senza. Per questa ragione, una volta superato il primo scoglio e aver gettato via il pacchetto, ti troverai di fronte un secondo ostacolo: la crisi d'astinenza. Ansia, irritabilità e irrequietezza potrebbero farti rimpiangere la tua scelta.

Ecco perché smettere di fumare non è una passeggiata. Nella Giornata mondiale senza tabacco potresti però farti sorgere il dubbio che senza quelle 20 sigarette al giorno, respireresti meglio, ti sentiresti meno affaticato a fine giornata e anche i piatti che assaggi riacquisterebbero tutto il loro sapore. Per aiutarti, abbiamo cercato di capire meglio cosa significhi essere dipendente dal fumo con l'aiuto del professor Riccardo Polosa, direttore del CoEHAR (il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania) e di Nicola Rinaudo, che si è rivolto Centro Antifumo del Policlinico di Catania, diretto dal professor Pasquale Caponnetto, ed è riuscito a dire addio alle sigarette. Ti accorgerai di come le loro risposte suonino speculari.

Cos'è la dipendenza da fumo?

Non sarà certo la prima volta che senti parlare di dipendenza da fumo e di quanto sia dannosa per la tua salute. Lo trovi persino scritto sugli stessi pacchetti di sigarette. Ma il problema è più complesso di come può apparire agli occhi di chi non ne è mai accesa una. Non è solo una cattiva abitudine e chi fuma non lo fa perché non vuole prendersi cura di sé. Si tratta piuttosto di un insieme di gestualità, senso d'appartenenza a un gruppo, necessità di combattere lo stress e l'ansia che rendono sempre più difficile rinunciare alla nicotina. Ecco perché abbiamo cercato di fare chiarezza rivolgendo qualche domanda al prof. Polosa, che ci ha spiegato anche l'iniziativa "Io (sono) Astuto", nata dalla collaborazione tra il CoEHAR, la Lega italiana antifumo e l'Azienda Metropolitana di Trasporti di Catania.

Secondo la sua esperienza, qual è l'elemento che rende più difficile per un fumatore abbandonare la dipendenza da fumo?

L’attaccamento alla sigaretta, la paura di cambiare e la paura di poter stare male mentre si smette rappresentano l’aspetto psicocomportamentale più difficile per chi vuole iniziare un percorso di uscita dal tabagismo. Per un fumatore, la bionda (così comunemente definita) è un elemento affettivo al quale è legato amorevolmente. Staccarsi da qualcosa o da qualcuno a cui tieni così profondamente o che fa parte della tua vita è sempre faticoso.

Molti studi però parlano anche di dipendenza dalla gestualità. Il gesto di portare la sigaretta alla bocca, se ripetuto soprattutto per anni, crea un'abitudine dura da sradicare ed il bisogno di soddisfare la voglia di sigaretta è la condizione che determina i sintomi di astinenza più visibili. Le nuove cure antifumo permettono di "cambiare senza cambiare nulla", ossia si sposta l'attaccamento ad un prodotto a rischio molto ridotto come sigarette elettroniche o a tabacco riscaldato.

Quanto conta la gestualità nella dipendenza dalle sigarette?

Tantissimo. Alcuni studi condotti nei laboratori del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania di cui sono direttore, hanno però dimostrato che l’utilizzo di strumenti alternativi come le sigarette elettroniche sono molto efficaci proprio per garantire gestualità e alleviare i sintomi legati all’astinenza.  Uno di questi studi sulla gestualità è stato sulla prestigiosa rivista internazionale European Respiratory Journal. Un secondo lavoro scientifico specifico sulla gestualità è in fase conclusiva nel mese di Giugno.

Ci sono categorie di persone più a rischio per lo sviluppo di questa dipendenza?

Stress e ansia non sono di certo un aiuto per non iniziare a fumare. Ma è certo che i soggetti più a rischio sono gli adolescenti ed i figli di genitori fumatori. Purtroppo, i dati dimostrano che si inizia a fumare anche a 13 anni e spesso si tratta di una comportamento patologico che comincia a scuola per emulare un compagno di classe o per soddisfare il bisogno di appartenenza ad un gruppo. La prevenzione primaria superprecoce e la promozione massiccia di stili di vita più sani, fin dalla scuola dell'infanzia, rappresentano l’unica strada possibile.

Come può la ricerca aiutare chi vuole smettere di fumare?

Concentrandosi su personalizzazione delle cure, innovazione e internazionalizzazione. Sono i principi fondamentali per una ricerca di qualità in questo campo. Smettere di fumare è un percorso difficile e non tutti riescono a smettere senza alcun aiuto. Garantire l’accesso a strumenti alternativi e meno dannosi è essenziale. Se da un lato la scienza produce innovazione è importante che dall’altro le istituzioni preposte garantiscano una diffusione obiettiva delle evidenze scientifiche.

Può spiegarmi l'iniziativa che presenterete il 30 maggio e quante persone pensate di riuscire a coinvolgere secondo le vostre stime?

Grazie alla collaborazione tra il CoEHAR (il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo), LIAF (Lega Italiana Anti Fumo) e AMT (Azienda Metropolitana Trasporti), dal 27 Maggio al 9 Giugno i mezzi pubblici del trasporto pubblico di Catania ospitano la campagna di comunicazione “Io (sono) Astuto”, un invito per i fumatori catanesi a prendere la scelta più sana scendendo alla “fermata giusta” di via S. Sofia, 89 (Torre Biologica). Il messaggio è che spegnere la sigaretta (che in dialetto siciliano si traduce “astutare la sigaretta”) è una scelta di furbizia. “Io (sono) Astuto” consiglia a tutti i cittadini catanesi e non solo, di smettere e consente ai possessori di abbonamento AMT di prenotare una prima consulenza gratuita con i nostri specialisti antifumo. L’ateneo catanese è leader nel campo della ricerca sulla riduzione del danno da fumo ed è proprio per questo dalla Sicilia partiranno a breve i progetti più innovativi al mondo per aiutare i fumatori a smettere definitivamente e ad assumere stili di vita promotori di salute e benessere individuale e globale.

L'esperienza di un ex fumatore

Nicola Rinaudo ha una settantina d'anni. Quaranta di questi li ha passati a fumare. "Nei periodi normali, fumavo attorno alle 20 sigarette al giorno – racconta a Ohga – ma quando lo stress sul lavoro aumentava, potevo arrivare anche a un pacchetto e mezzo".  Facendo un rapido calcolo, l'accendino poteva scattare anche 30 volte nell'arco di 24 ore. Come potrai immaginare, è difficile rinunciare a un elemento che ricorre così spesso nella tua vita. "Avevo provato a smettere da solo, ho anche acquistato una sigaretta elettronica, ma quando i miei amici se ne accendevano una, ricominciavo a fumare anch'io".

Finché non subisce un'operazione: doveva essere rimosso un tumore alla vescica. "I medici mi hanno detto che dovevo davvero smettere, così un amico mi ha consigliato di rivolgermi al Centro antifumo del Policlinico di Catania. Ho fatto una visita con loro, durante la quale mi hanno fatto consumare tre sigarette e, tra una e l'altra, dovevo eseguire azioni quotidiane come radermi la barba, lavarmi i denti, oppure rimanere fermo e appoggiare le mani sulla scrivania. Nel mio pacchetto ne avevo ancora cinque: dopo quella seduta, l'ho finito e non ne ho più comprato uno".

Rinaudo vive a Fillicudi, una piccola isola delle Eolie, piena di salite e gradini. Con il fiato corto di un fumatore incallito, anche andare a fare spesa può diventare molto faticosa. "Ora sono meno stanco quando devo camminare per raggiungere la macchina o se decido di fare una breve passeggiata. Ma anche il gusto è migliorato: le faccio un esempio, prima dovevo sempre bere un po' d'acqua prima del caffè o non ne avrei sentito il sapore. Adesso non è più necessaria".

Nicola Rinaudo, ex fumatore

E fra le cose che più gli mancano non ci sono l'odore o l'aroma, perché quelli, in realtà, non piacciono praticamente a nessuno. È proprio l'idea di prendersi una pausa e calmare il nervosismo, attraverso un'azione ben conosciuta che porta a una sensazione di piacere e appagamento. "Mi manca quel senso di rilassatezza che provavo – conferma – ma ormai non mi succede più di avvertire ogni giorno il bisogno di una sigaretta. Prima era il mio secondo pensiero della mattina, subito dopo il caffè. Ora proseguo con l'espresso, ma fumare non mi interessa più. Anche del gesto sento la mancanza. Per quello, però, mi aiuta una finta sigaretta di gomma, con all'interno un po' di menta. Me l'hanno consegnata al Centro antifumo e quando la si morde leggermente sprigiona un aroma di menta che placa la voglia di ricorrere a una vera".

Ed è proprio questo il consiglio che Nicola Rinaudo si sente di dare a chi non riesce a smettere e a chi non ha nemmeno mai pensato di farlo: rivolgersi a un centro antifumo presente in Italia. "Forse qualcuno penserà che ce l'ho fatta da solo e invece non ci sono mai riuscito davvero. È stato dopo la visita al Centro e anche grazie alla sigaretta di gomma che ho detto addio alla dipendenza. Ormai ho smesso da sette mesi, ricominciare sarebbe stupido".

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.