Smettere di fumare grazie ai Centri Antifumo d’eccellenza presenti in Italia

Smettere di fumare può essere complicato, ma non impossibile. Rivolgersi a un Centro Antifumo può aiutarti a risolvere il problema. Attraverso una terapia farmacologica e un’assistenza psicologica, è possibile smettere di fumare in poco tempo.
Gaia Cortese 2 Marzo 2019
* ultima modifica il 22/09/2020

Vuoi smettere di fumare ma non sai da che parte iniziare? Smettere di fumare non è un percorso semplice e il modo migliore per riuscirci è non improvvisare. La nicotina contenuta nelle sigarette, infatti, ha la capacità di aumentare la secrezione di alcuni neurotrasmettitori che sono coinvolti nella regolazione dell'umore e del comportamento; tra questi, la dopamina, una molecola in grado di generare la sensazione di piacere. Ecco perché, per chi fuma, è così difficile smettere. La nicotina quindi porta a una vera e propria dipendenza fisica dovuta anche alla sensibilizzazione di alcuni recettori presenti nel cervello (recettori colinergici), nonché a una dipendenza psicologica che nel tempo tende a rafforzarsi e quindi a rendere sempre più difficile l’abbandono del fumo.

La buona notizia è che smettere di fumare, per quanto non sia facile, non è impossibile. Esistono diversi percorsi che possono aiutare il fumatore a contrastare la dipendenza dalla nicotina, tra questi, rivolgersi a un Centro Antifumo è una delle soluzioni che con più probabilità può dare risultati soddisfacenti e definitivi. I Centri Antifumo offrono percorsi specifici che si adattano alle esigenze soggettive di ogni singolo paziente. Per costruire un percorso che permetta di smettere di fumare, si cerca in primo luogo di comprendere le motivazioni alla base della dipendenza dal fumo, le paure, i timori e le eventuali problematiche legate all’interruzione.

Come funziona un Centro Antifumo

Se vuoi smettere di fumare e hai preso la decisione di rivolgerti a un Centro Antifumo, la prima cosa che farai sarà una visita medica. Lo specialista vorrà conoscere la tua storia (da quanti anni fumi, come fumi, perché hai deciso di smettere, perché non riesci, etc.). In questa prima visita solitamente vengono fatti alcuni test di funzionalità respiratoria (spirometria e misurazione del monossido di carbonio espirato) e un colloquio psicologico preliminare per capire quale è il livello di dipendenza fisica e psicologica. Sulla base di quanto emerge da questo primo incontro si programma un percorso di disassuefazione il più possibile personalizzato.

Metodi per smettere di fumare

Counseling individuale

Il counseling individuale viene condotto da un medico specializzato nelle dipendenze e nelle pratiche di disassuefazione del tabagismo. Lo scopo è quello di aiutare l’individuo a trovare le risorse emotive necessarie per interrompere la dipendenza dalla sigaretta. Tra i principali problemi da gestire ci sono i sintomi da astinenza e il forte desiderio di fumare, che sono tipici nei 10 giorni successivi all’interruzione. Sviluppare la consapevolezza rispetto a quelle che saranno le più comuni difficoltà emotive come il nervosismo o l’irritabilità, o quelle più pratiche come convivere con altre persone che continuano a fumare, può aiutare a gestire meglio lo stress e ad allontanare il rischio di un’eventuale ricaduta.

Trattamento farmacologico di prima linea

Al counseling è possibile affiancare un trattamento farmacologico di prima linea, ossia una terapia sostitutiva della nicotina. In pratica la nicotina viene ancora introdotta nell’organismo attraverso cerotti, compresse o gomme da masticare. Le sostanze contenute in questo trattamento farmacologico sono dette “coadiuvanti”, ossia sono finalizzate a contrastare i sintomi dell’astinenza da fumo.

Trattamento farmacologico ad alta intensità

I farmaci utilizzati nel trattamento farmacologico ad alta intensità sono il bupropione e la vareniclina. Il bupropione è un farmaco a rilascio lento e fondamentalmente è un antidepressivo: permette, infatti, di contrastare la perdita di buonumore nella persona che sta cercando di smettere di fumare, migliorandone la qualità di vita. Oltretutto questo farmaco ha anche la particolarità di contenere l’aumento di peso, tipico del periodo successivo all’interruzione del fumo. La vareniclina contrasta invece il craving, ossia il desiderio compulsivo di fumare. È un farmaco di nuova generazione, entrato in commercio solo recentemente, ma si è rivelato molto indicato per far perdere alla sigaretta il suo abituale piacere nell’essere fumata da chi ne era dipendente. Anche le sostanze contenute in questi farmaci ad alta intensità sono coadiuvanti per contrastare i sintomi da astinenza.

I Centri Antifumo in Italia

Nel nostro Paese non mancano i centri antifumo a cui rivolgersi una volta che si è deciso di voler smettere di fumare. Solo a Milano, per esempio si trova il Centro Antifumo dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia), il Centro Antifumo del Policlinico di Milano e il Centro Antifumo di Humanitas. A Firenze si trova il Centro Antifumo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi. Tra gli altri centri antifumo importanti in Italia vi sono anche quello del Policlinico di Modena premiato dall’Osservatorio Sanità e Salute, il Centro per la Prevenzione e la Cura del tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, il Centro Antifumo del San Camillo Forlanini di Roma.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento le opinioni del Dottor Salvatore Cardellicchio del Centro Antifumo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e della Dottoressa Marianna Masiero, ricercatore di psicologia generale all'Università degli Studi di Milano e collaboratrice del Centro Antifumo dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano. Ecco cosa ci hanno detto.

Dottor Salvatore Cardellicchio (Firenze)

Il Dottor Salvatore Cardellicchio del Centro Antifumo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze ci ha detto raccontato più nei dettagli il percorso di un paziente nel Centro Antifumo dove esercita la professione: “Il percorso presso il nostro Centro Antifumo ha inizio con una prima visita in cui si fa l’anamnesi del paziente. Si determina il livello di monossido di carbonio esalato, un esame che ci dà indicazione di quante sigarette fuma il paziente e come le fuma. Viene poi fatto il Test di Fagerstrom per valutare il livello di dipendenza dalla nicotina, attraverso sei semplici domande, e infine una serie di test e questionari specifici per conoscere la componente motivazionale e psicologica del paziente, e gli eventuali sintomi depressivi".

“Prevediamo un protocollo di controlli che complessivamente durano un anno: il primo viene fatto dopo la prima visita; il secondo a distanza di 15 giorni; il terzo controllo a poi terzo controllo a distanza di un mese; poi dopo due mesi, dopo tre mesi, dopo 6 mesi e infine, a un anno di distanza dalla prima visita – continua il Dottor Cardellicchio -. In ogni vista di controllo viene misurato il monossido di carbonio. Oltre questo, nel nostro Centro Antifumo, viene offerto supporto motivazionale attraverso degli incontri di gruppo settimanali con una psicologa. Statisticamente, chi partecipa a questi incontri ha più probabilità di riuscita".

Dott.ssa Marianna Masiero (Milano)

La Dott.ssa Marianna Masiero, ricercatore di psicologia generale all'Università degli Studi di Milano e collaboratrice del Centro Antifumo dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano ci ha parlato della dipendenza fisica e psicologica della nicotina: "Da un punto di vista di approccio alla sospensione del fumo la parte della dipendenza fisica prodotta dalla nicotina, che crea anche un adattamento al bisogno di fumare, è una parte molto importante, ma è altrettanto importante la dipendenza psicologica, la parte più emotiva. Tutte e due le dipendenze sono rilevanti perché sono strettamente connesse tra loro, e combinate insieme rendono difficile smettere di fumare. Si può trattare la dipendenza fisica, ma se non si lavora su tutta la parte psicologica, smettere di fumare è complicato. Quando si inizia un percorso di questo tipo bisogna lavorare su tutte e due le dipendenze. Possiamo aiutare la persona con terapie sostitutive della nicotina come i trattamenti farmacologici di prima linea o con farmaci ad alta intensità come la vareniclina, che aiutano molto perché lavorano proprio sugli effetti fisici dati dalla nicotina, ma è anche vero che bisogna trattare gli aspetti psicologici, altrimenti il rischio di una ricaduta è molto alto".

Fonte| Fondazione Veronesi

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