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Sottoposta a un trapianto di feci per ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale: è il primo caso al Sud Italia

La procedura è stata eseguita presso l’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Una paziente di 62 anni aveva sviluppato delle complicanze a carico dell’intestino in seguito a un trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche; per risolvere il problema, i medici hanno optato per un trapianto di microbiota fecale, una tecnica innovativa che consiste nel trapiantare le feci da un donatore sano ad un ricevente malato, per ripristinare una condizione di equilibrio intestinale.
Alessandro Bai 10 Agosto 2021
* ultima modifica il 10/08/2021

È stato eseguito con successo su una donna di 62 anni il primo trapianto di microbiota fecale (FMT) del Sud Italia, un intervento effettuato all'interno di uno studio clinico controllato presso l’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. La procedura è stata necessaria in seguito ai dolori addominali e agli episodi di diarrea segnalati da più mesi dalla paziente, che dopo essere stata sottoposta ad un trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche aveva sviluppato una malattia acuta da rigetto, responsabile dell'alterazione intestinale che i medici hanno pensato di risolvere con l'innovativa tecnica del trapianto di feci.

I sintomi manifestati dalla 62enne possono verificarsi quando il tuo microbiota intestinale umano, composto da batteri, funghi e protozoi che vivono in simbiosi, entra in condizioni di squilibrio, una situazione chiamata disbiosi. In queste circostanze, il microbiota fatica a svolgere le sue solite funzioni, ovvero bloccare gli agenti patogeni esterni, modificare l'efficacia e la tossicità dei farmaci che assumi, favorire il metabolismo con la digestione di zuccheri complessi, supportare lo sviluppo del sistema immunitario e influire sulla motilità intestinale.

A modificare la composizione del microbiota intestinale possono essere vari fattori ambientali, ad esempio l'uso di antibiotici, ma quel che è certo è che sempre più malattie negli ultimi anni sono state collegate alla disbiosi, motivo per cui i ricercatori hanno lavorato parallelamente allo sviluppo di una tecnica innovativa, che consiste nel trapiantare le feci da un donatore sano ad un ricevente malato così da risolvere il problema e ripristinare una condizione di eubiosi, cioè di equilibrio tra i diversi abitanti dell'intestino che ti ho citato.

Un campione di microbiota fecale (Fondazione IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza)

Ecco perché, in seguito alle complicanze mostrate dalla paziente, i medici dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza hanno deciso di eseguire per la prima volta nel Sud Italia un trapianto fecale di microbiota (FMT, dall'inglese Faecal Microbiota Transplantation), come spiegato anche da Giuseppe Biscaglia, dell'Unità di Gastroenterologia: "La paziente era stata già sottoposta ad altre terapie che tuttavia non si erano dimostrate efficaci. Diversi studi hanno dimostrato che in pazienti con GVHD (o malattia acuta da rigetto, ndr) si ha un marcato squilibrio del microbiota intestinale dovuto anche alle pesanti terapie affrontate. Abbiamo pertanto pensato di inserire questa paziente in uno studio clinico controllato in corso presso il nostro Ospedale con lo scopo di correggere tale squilibrio col trapianto di microbiota da donatore sano".

Per rendere sicura questa procedura, che richiede un approccio multidisciplinare e viene eseguita tramite una normale colonscopia, i donatori del microbiota che verrà poi trapiantato in un altro paziente sono scelti tra coloro che "garantiscono buona affidabilità nello stile di vita e nei comportamenti sani. Solo le persone che risultano negative ai test ematici, e idonei per i requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti, vengono invitati a donare il loro materiale fecale. Quindi nel Laboratorio di Microbiologia e Virologia il materiale donato viene sottoposto a ulteriori test molto accurati volti ad escludere la presenza di eventuali elementi patogeni per poter essere poi utilizzato nei soggetti riceventi", conclude il biologo Orazio Palmieri.

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