Storie sociali e videogiochi: come i bambini autistici possono imparare divertendosi

Due strumenti che possono aiutare i bambini autistici a diventare più autonomi e a decodificare meglio tutti quell’insieme di convenzioni sociali, che per te saranno banali e scontate, ma per loro sono un insieme molto ingarbugliato di informazioni incomprensibili. E tutto questo, divertendosi.
Giulia Dallagiovanna 11 settembre 2019
* ultima modifica il 11/09/2019

Uno dei principali problemi delle persone affette da autismo è che non sanno come interpretare le convenzioni che usi di norma in una conversazione o, in generale, nel rapporto con le altre persone. Una stretta di mano, un sorriso, guardarsi negli occhi quando si parla. Sono tutti gesti che compi quasi senza pensare, ma che per un autistico non hanno praticamente alcun significato. E proprio la difficoltà nel gestire le proprie emozioni e nell'interpretare quelle degli altri provoca una dose di stress molto importante, che una persona potrebbe provare a controllare gettandosi per terra, dondolandosi avanti e indietro o mettendo in atto altri gesti ripetitivi. Per aiutarli a comprendere meglio un mondo fatto di codici sconosciutici, però, ci sono alcuni strumenti che possono funzionare, come le storie sociali e i videogiochi studiati apposta.

Le storie sociali sono dei testi particolari, scritti con criteri ben precisi, per aiutare un bambino autistico a imparare come ci si comporta a scuola, i piccoli gesti di igiene quotidiana come lavarsi le mani e come saper affrontare gli imprevisti, che per chi vive questa condizioni sono degli elementi assolutamente inaccettabili. Il lessico di questi breve racconti è semplice e molto ripetitivo. Non si dà nulla per scontato e ogni oggetto è accompagnato dall'immagine che lo illustra. Genitori, ma anche educatori e insegnanti di sostegno possono utilizzarle per aiutare un ragazzino a essere più autonomo e a capire come prendersi cura di sé.

L'app è adatta ai bambini tra i 2 e i 4 anni, un momento fondamentale per lo sviluppo del cervello

Per quanto riguarda i videogiochi, invece, si tratta più che altro di un'app, sviluppata da un team internazionale dell'ospedale di Xinhua di Shangai e l'Università di Cambridge in Inghilterra. Si chiama AI Monkey e stimola i bambini a imparare cose nuove, attraverso attività divertenti. L'idea è quella di destinarla soprattutto a utenti piuttosto piccoli, che abbiano tra i 2 e i 4 anni di età. Nella pratica, grazie al riconoscimento facciale, il bambino può interagire con una scimmietta che imita e riproduce i movimenti del loro viso e tutte le espressioni che compiono. In questo modo, possono iniziare a capire come una determinata piega della bocca venga associata a un'emozione precisa e così via. Se il bambino distoglie lo sguardo e perde la concentrazione, sullo schermo appaiono dei fuochi d'artificio per richiamare la sua attenzione e ricominciare a giocare.

"I bambini autistici di solito iniziano a mostrare sintomi quando hanno 18 mesiha spiegato Li Fei dell'ospedale di Xinhua – e la condizione viene diagnosticata all'età di 30 mesi. Il periodo tra 2 e 4 anni è fondamentale per lo sviluppo del cervello, quindi un intervento adeguato può controllare e migliorare le loro condizioni". Un'applicazione che al momento non è ancora in commercio, ma che potrebbe venire incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti, che faticano a permettersi strutture di riabilitazione e terapie più costose.

Fonte| Edizioni Erickson

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