Stress e ansia: sono i riflessi del lockdown sui bambini con problemi neuropsichiatrici

Il lungo e totale isolamento a cui la pandemia da Coronavirus ci ha costretti durante i mesi di marzo e aprile 2020 ha avuto impatti su tutto e tutti, compresi i più piccoli. La Fondazione Stella Maris di Pisa si è concentrata sulla popolazione dei bambini affetti da patologie psichiatriche e neurologiche rivelando che, in effetti, il lockdown avrebbe causato ansia nei più piccoli e sintomi ossessivo-compulsivi o da stress post-traumatico nella fascia d’età tra i 6 e i 18 anni.
Kevin Ben Alì Zinati 12 Gennaio 2021
* ultima modifica il 12/01/2021

Nel 2020 è stata una delle espressioni più cercate online e inevitabilmente occupa un posto privilegiato nel tuo “nuovo” vocabolario, tuttavia lockdown non è più soltanto una parola. È il sinonimo di un mondo rallentato e bloccato, è la rappresentazione verbale di un periodo reale della nostra vita che ci ha visti chiusi in casa mentre fuori la pandemia si faceva largo sulle strade. Di fatto, il lockdown è un momento indelebile della storia cha ha impattato su tutto e tutti: il virus, l’economia, la scuola e noi, grandi e piccoli. A questo proposito, gli allievi della Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatra Infantile della Fondazione Stella Maris di Pisa hanno provato a spiegare quali sarebbero stati gli effettivi strascichi psicofisici del lungo isolamento di marzo e aprile proprio su quella fetta di popolazione apparentemente meno colpita dal Coronavirus, i bambini, e in particolare quelli affetti da patologie psichiatriche e neurologiche.

Il contesto

Quello tra Covid, lockdown e bambini è un universo delicato che già da tempo è sotto la lente d’ingrandimento della scienza.

Il Ministero della Salute, per esempio, ricorda i risultati di un’indagine dell’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova secondo cui l’isolamento avrebbe causato problematiche comportamentali come l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e d’ansia oltre a sintomi di regressione nel 65% di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni.

Uno spunto per l’indagine 

Quei due mesi di blocco totale tra marzo e aprile 2020, come ben sai, hanno sospeso non solo le attività lavorative e scolastiche ma, di fatto, hanno messo in stand-by anche le attività cliniche routinarie non urgenti.

A volte, lo stop ha causato conseguenze pesanti come i ritardi nelle donazioni di sangue o nei processi di screening oncologici, altre volte invece è stato l’occasione per studi e ricerche scientifiche mirate al miglioramento della qualità della vita. Come quella avviata dagli specializzandi della Scuola pisana, e pubblicata sulla rivista Brain Science, per studiare gli effetti del lockdown su una popolazione già di per sé molto fragile come quella dei bambini affetti da malattie psichiatriche e neurologiche.

Il gruppo di specializzandi della Scuola di Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatra Infantile della Fondazione Stella Maris di Pisa. Photo credit: Fondazione Maris.

Per analizzare l’impatto che l’isolamento ha avuto sulla loro salute psicofisica, comportamentale e sulla loro continuità terapeutico-riabilitativa, i ricercatori hanno sottoposte alle famiglie una serie di questionari online, organizzati su una piattaforma creata ad hoc, per individuare la comparsa di sintomi psicopatologici. Il campione iniziale di 700 famiglie con bambini di età compresa tra 18 mesi e 18 anni, a causa della difficoltà nella gestione delle situazioni si è poi ridotto fino a un totale di 141 nuclei famigliari ma i risultati sono stati ugualmente interessanti.

Come stanno i più piccoli? 

I dati raccolti dai questionari online sono stati messi a confronto con il profilo comportamentale ed emotivo individuato prima dell’epidemia e poi correlati con l’età, il raggruppamento diagnostico e le difficoltà finanziare famigliari occorse durante l’emergenza.

Gli specializzandi hanno così osservato che questa popolazione pediatrica era stata anch'essa influenzata dal periodo di lockdown e le sintomatologie apparivano diverse a seconda della fascia d’età d’appartenenza.

La sotto-popolazione dei bambini più piccoli, quindi tra i 18 mesi e i 5 anni, per esempio avrebbe sviluppato un aumento di una sintomatologia ansiosa e somatica mentre nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 18 anni sarebbero aumentati i sintomi ossessivo-compulsivi, quelli legati a una condizione di stress post-traumatico e dell’alterazione del pensiero.

Le difficoltà economiche familiari, secondo lo studio, hanno giocato un ruolo importante perché avrebbero aumentato il rischio di sintomi psicopatologici nei bambini “più grandi”, quelli compresi tra 6 e 18 anni. Allo stesso tempo, però, l’età più bassa sembra essere stata una sorta di scudo protettivo dal momento che “i più piccoli” avrebbero avuto una migliore resilienza.

Quelli raggiunti dagli specializzandi pisani sono, dunque, risultati importanti che devono aggiungersi al purtroppo già ricco pacchetto di informazioni che servirà ai decisori politici da qui ai prossimi mesi: l'obiettivo, infatti, è mettere in campo strategie sempre più totalizzanti e in grado di tenere lontani il più possibile ulteriori nuovi effetti collaterali di questa lunga e delicata emergenza sanitaria.

Fonte | Fondazione Stella Maris di Pisa

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