Trombosi venosa profonda: quali sono i fattori di rischio

La trombosi venosa profonda (TVP) è una patologia molto seria e che nella maggior parte dei casi risulta asintomatica. Potresti essere più a rischio di soffrirne se conduci una vita sedentaria ed è bene che venga diagnosticata subito perché le complicanze possono essere gravi.
Dott. Albert Kasongo Medico vaccinatore
26 maggio 2020 * ultima modifica il 28/05/2020

La Trombosi Venosa Profonda (TVP) è una condizione seria caratterizzata dalla formazione di coaguli di sangue (trombi) all’interno di una o più vene che si trovano in profondità. Colpisce più spesso i vasi sanguigni delle gambe.

I sintomi

La TVP è una patologia molto subdola, in quanto circa la metà dei casi risulta essere asintomatica (non presenta alcun sintomo). Nell’altra metà, invece, sono presenti sintomi poco specifici quali gonfiore, dolore e riscaldamento dell’area interessata, crampi muscolari, cambiamento di colore della pelle (arrossamento, pallore, cianosi). Trattandosi di segni clinici comuni a diverse patologie, un fattore discriminante può essere rappresentato dall’interessamento di un solo arto (prevalentemente una sola gamba) e dalla presenza di diversi fattori di rischio per TVP.

Le cause

La TVP è causata dalla formazione di un coagulo di sangue, o trombo, facilitato da 3 fattori (triade di Virchow):

  1. Danno endoteliale: trauma a carico del rivestimento venoso. La parete del vaso si può lesionare a seguito di diverse circostanze quali ad esempio un trauma o un intervento chirurgico.
  2. Ipercoagulabilità: o trombofilia, aumentata tendenza a formare coaguli dovuta a varie condizioni quali patologie della coagulazione, tumori, utilizzo di alcuni farmaci ecc…
  3. Anomalie del flusso ematico: condizioni quali stasi o turbolenze facilitano la formazione di trombi.

Questa condizione interessa maggiormente le persone che rimangono a lungo in posizione seduta (viaggi lunghi, lavoro, sedentarietà) poiché si genera un sovraccarico del circolo venoso profondo dovuto alla posizione delle gambe e viene rallentato il ritorno del sangue venoso al cuore sia a causa della forza di gravità che dell’inattività muscolare (i muscoli hanno azione propulsiva, per questo è importante fare attività anche semplicemente camminando).

Le complicanze

Possiamo avere:

  • Embolia polmonare: avviene quando un coagulo si stacca, diventando embolo, entrando così nel circolo sanguigno fino a raggiungere cuore e polmoni, dove può ostruire un vaso andando a privare del sangue necessario la porzione di polmone da esso irrorato e generando tutte le conseguenze del caso.
  • Insufficienza venosa cronica: o sindrome post-trombotica, caratterizzata da edema (accumulo di liquido), gonfiore e dolore a livello di caviglia e gamba e dovuta a un malfunzionamento dei vasi venosi.

Nei casi molto gravi, in presenza di un coagulo molto esteso, si può verificare un edema talmente esteso da ostruire il flusso ematico di tutto l’arto causando ischemia con conseguente pallore e cianosi dell’arto che se non venisse trattato adeguatamente porterebbe a gangrena.

La diagnosi

  • Esami del sangue alla ricerca del D-dimero: il D-dimero è una sostanza che può essere rilasciata dal coagulo di sangue a seguito dello scioglimento dello stesso.
  • Esami strumentali: Eco-doppler e venografia
  • Segni e sintomi clinici: gonfiore, dolore, arrossamento dell’arto

La cura

Si ricorre all’utilizzo di farmaci anticoagulanti (che evitano la formazione di nuovi coaguli), farmaci trombolitici (che sciolgono i coaguli già presenti) e un filtro a ombrello per i coaguli che va posizionato all’interno di una grossa vena andando a bloccare la migrazione degli emboli verso cuore e polmoni (nei soggetti in cui l’intervento farmacologico non è possibile o è inefficace).

I tempi di guarigione

Non si può fare una stima precisa delle tempistiche legate alla guarigione perché vi sono numerosi fattori che influenzano la prognosi e si hanno frequentemente recidive. Intervenire in maniera tempestiva, effettuare attività fisica regolare ed eliminare i fattori di rischio sono alcune delle azioni da poter compiere per prevenire l’insorgenza di questa condizione e ridurre le possibilità di andare incontro a complicanze.

Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari, ha maturato esperienza in numerosi ambiti collaborando con diverse altro…
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