Tumore al polmone: i malati che smettono di fumare possono migliorare la propria sopravvivenza

Un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro, la Prevenzione e la Rete Clinica di Firenze e dell’IEO di Milano hanno revisionato 21 articoli scientifici con i dati di oltre 10mila persone e sono giunti alla conclusione chi ha una diagnosi di tumore al polmone e abbandona la sigaretta avrebbe un miglioramento della sopravvivenza del 29% rispetto a chi non smette.
Kevin Ben Alì Zinati 21 Gennaio 2022
* ultima modifica il 21/01/2022

Non iniziare a fumare è uno dei modi più semplici con cui puoi tutelare la tua salute. Un altro, se invece sei già un tabagista, è smettere.

Dovrebbero farlo specialmente le persone affette da tumore al polmone. So che sembra un controsenso ma secondo le stime, una percentuale tra il 50 e l’80% dei malati oncologici non abbandona la sigaretta neanche dopo la diagnosi.

Ora però la scienza ha fornito loro un ulteriore motivo per farlo. Chi soffre di una neoplasia polmonare e smette di fumare avrebbe un miglioramento della sopravvivenza del 29% rispetto ai pazienti che invece continuano la loro relazione con il tabacco.

Un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro, la Prevenzione e la Rete Clinica di Firenze e dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano hanno condotto una meta-analisi di tutti dati pubblicati nella letteratura scientifica fino all’ottobre 2021 riguardo la cessazione del fumo dopo la diagnosi di cancro ai polmoni.

Lo studio pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology ha analizzato ben 21 articoli che forniscono dati su più di 10mila pazienti e il risultato è stato inequivocabile.

I dati avrebbero dimostrato che smettere di fumare contribuisce a migliorare la sopravvivenza globale in modo significativo sia nel caso di tumore al polmone non a piccole cellule, la forma più diffusa di cancro, sia se si ha a che fare con quelli a piccole cellule o con i tumori con istologia non precisata.

Perché? Secondo i ricercatori la spiegazione biologica sta nel fatto che il fumo di tabacco promuove la crescita, la progressione e la disseminazione del tumore e, all’opposto, diminuisce l’efficacia e la tolleranza alla radioterapia e alla terapia sistemica, aumentando così anche il rischio di complicanze postoperatorie e secondi tumori primari.

Lo studio italiano, nelle parole dei suoi autori, apre due importanti prospettive. Sì, perché da un lato, a cose già fatte, i medici curanti possono diventare ancora più determinanti comunicando ai pazienti i vantaggi di smettere di fumare dopo la diagnosi di cancro ai polmoni e fornire loro il necessario supporto per smettere.

Dall’altro, rimettono al centro della questione la necessità dei programmi di screening per il tumore del polmone. Come sai, più di 100 persone ogni giorno in Italia ricevono la diagnosi e più della metà in ritardo, quando cioè la malattia è già in stadio avanzato o in fase metastatica.

“Sappiamo che 9 tumori del polmone su 10 sono causati dal fumo di sigaretta – e allo stesso tempo il più evitabile – ha spiegato la dottoressa Sara Gandini, Responsabile dell'Unità di Epidemiologia molecolare e farmacologica e Professoressa di Statistica Medica all'Università Statale di Milano, coautrice del lavoro – e sappiamo che se intercettati per tempo possono essere curati con trattamenti poco invasivi. Disponiamo anche di uno strumento di screening, la TAC a basse dosi, che ha dimostrato in studi internazionali di ridurre la mortalità del 25% nei forti fumatori”.

Fonte | "Quitting Smoking At or Around Diagnosis Improves the Overall Survival of Lung Cancer Patients: A Systematic Review and Meta-Analysis" pubblicato il 4 gennaio 2022 rulla rivista Journal of Thoracic Oncology 

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