Un gas per proteggere il cervello dai danni di un arresto cardiaco: a Milano il primo caso al mondo

Al Policlinico di Milano un uomo di 60 anni e vittima di un arresto cardiaco è stato trattato con una terapia a base di Argon, un gas inerte in grado di rafforzare la resistenza dei neuroni alla carenza di ossigeno. A distanza di una settimana dal trattamento, l’uomo è stato dimesso in buone condizioni e senza alcun tipo di danno neurologico.
Kevin Ben Alì Zinati 1 Agosto 2022
* ultima modifica il 01/08/2022

In Italia e nel mondo l’arresto cardiaco è una delle cause più diffuse dietro le morti improvvise: pensa che secondo le stime ogni anno, solo nel nostro paese, sarebbe responsabile di circa 45mila decessi.

E anche quando non è mortale, il blocco dell’attività elettrica del cuore resta una delle condizioni più pericolose per l’uomo perché una volta superato è comunque in grado di lasciare strascichi non indifferenti per la nostra qualità di vita.

Un arresto cardiaco costringe il cervello in una condizione di grave carenza di ossigeno per diverso tempo che, tra le altre cose, può minacciare i nostri neuroni: i mitocondri al loro interno, infatti, senza ossigeno entrano in uno stato di sofferenza crescente che può portare alla morte la cellula che li contiene.

La scienza però potrebbe aver trovato la soluzione in un gas. Esatto: un gas inerte capace proteggere e preservare il cervello dalle conseguenze di un attacco cardiaco, limitando i danni neurologici e migliorando sensibilmente il recupero delle funzioni cognitive.

Sto parlando dell’Argon. Forse ne hai sentito parlare perché si tratta di una sostanza molto abbondante in natura dal momento che costituisce quasi l'1% della nostra atmosfera.

Per la prima volta al mondo, infatti, il Policlinico di Milano ha trattato con l’Argon un uomo circa 60 anni che dopo esser stato vittima di un arresto cardiaco è tornato a casa in perfette condizioni a distanza di una sola settimana dal trattamento.

Una vera rivoluzione se pensi che secondo le statistiche in Italia solo l'8% dei pazienti sopravvive a un arresto cardiaco senza gravi danni neurologici o senza disabilità.

L’idea di sfruttare le capacità dell’Argon di agire direttamente sui mitocondri, le cosiddette “centraline energetiche” delle nostre cellule, rendendoli molto più resistenti alle carenze temporanee di ossigeno, risale al 2012, quando i ricercatori milanesi nei loro studi su modelli animali notarono che le percentuali di mortalità dopo un arresto cardiaco si invertivano completamente in seguito a un trattamento con questo gas inerte.

Se prima si aggirava intorno al 70%, con il gas Argon, invece sopravviveva il 70% degli animali, soprattutto con un recupero neurologico completo.

I ricercatori milanesi hanno proseguito su questa strada per dieci anni e oggi sono finalmente riusciti a testare con successo il trattamento sull'uomo. Nei prossimi mesi i ricercatori amplieranno il proprio campione di pazienti e utilizzeranno l’Argon su 50 pazienti ben selezionati, per dimostrare fattibilità, efficacia e sicurezza del trattamento.

Se venisse ulteriormente confermata da numeri sempre più grandi, la terapia con l’Argon potrebbe davvero rivoluzionare il trattamento e gli esiti dell’arresto cardiaco.

Fonte | Policlinico di Milano 

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