Un giro tra gli ospedali Covid: “Per ora l’aumento dei ricoveri è sotto controllo, ma non sappiamo cosa succederà”

Abbiamo sentito diverse strutture della Lombardia e di altre regioni. In tutti i casi ci hanno risposto di essere pronti e di avere già reparti predisposti, ma intanto all’ospedale Cotugno di Napoli sono in esaurimento posti e negli ambienti medici si respira preoccupazione. È il momento di tornare ad alzare la guardia, dopo i mesi estivi.
Giulia Dallagiovanna 15 ottobre 2020
* ultima modifica il 15/10/2020

La seconda ondata è arrivata. I casi di Covid-19 hanno iniziato ad aumentare fin dalla fine di agosto. Prima un leggero incremento su numeri sempre maggiori di tamponi poi, da circa una settimana o 10 giorni, le cifre sono tornate nell'ordine delle 5mila o 6mila al giorno. Non si può dire che sia esattamente la stessa situazione di Marzo dal momento che ora i test effettuati superano quasi sempre i 100mila. Quel che è certo però è che da ora in poi dobbiamo tornare a prestare la massima attenzione: il dato che dovrebbe davvero preoccuparci, ovvero quello dei ricoveri, è in progressiva e costante crescita. In Lombardia, la regione sorvegliata speciale fin dall'inizio dell'emergenza, 600 operatori sanitari hanno inviato una lettera alle istituzioni dicendosi preoccupati per la situazione e aggiungendo: "Lo scenario prevedibile sarà caratterizzato da un notevole aumento di richieste di prestazioni e di azioni sanitarie. Il rischio è che l'intero Sistema venga messo ancora una volta sotto stress estremo, ritardando la cura di altre patologie".

Abbiamo allora provato a contattare gli ospedali del territorio e di altre regioni per capire cosa stia accadendo all'interno dei reparti Covid. Ci hanno confermato di aver attuato i vari piani regionali e di essere pronti a fronteggiare la nuova ondata. Ma intanto al Cotugno di Napoli i posti letto sono esauriti e negli ambienti medici si respira incertezza e preoccupazione per il futuro.

In Lombardia

"Al momento la situazione è sotto controllo e ci auguriamo che continui così", ci hanno fatto sapere dagli Spedali Civili di Brescia. La struttura è stata individuata come hub per i ricoveri da Coronavirus anche per le province di Bergamo e Mantova e fino a lunedì pomeriggio si contavano 7 pazienti, di cui uno in dimissione. E soprattutto non sono ancora stati riaperti quei reparti che nei mesi più duri dell'epidemia erano serviti d'emergenza per accogliere i sempre più numerosi ingressi in ospedale.

Ma la città lombarda sembra un po' un'isola felice, comparata a quanto sta accadendo nelle altre strutture. A Mantova ad esempio nel giro di un giorno, da domenica a lunedì, le cifre sono quasi raddoppiate e si è passati da 38 ricoveri a 54, di cui 7 in terapia intensiva e 13 in sub-intensiva. I reparti ordinari continuano per ora a svolgere le loro attività, ma è chiaro che i numeri rispetto ai mesi estivi siano radicalmente cambiati.

"Tutto quello che sta accadendo era già stato previsto" ci rassicurano dall'ASST Sette Laghi di Varese, altra città che ha visto un rapido aumento dei positivi negli ultimi giorni. "All'inizio della scorsa settimana i ricoveri erano 10, ora sono 40. Va precisato però che l'Ospedale di Circolo è stato individuato come hub per i pazienti non gravi, cioè quelli che non necessitano della terapia intensiva. Non abbiamo infatti mai chiuso del tutto il nostro reparto Covid, anche se in estate avevamo solo uno o due posti letto occupati. In primavera, inoltre, è stato messo a punto un piano che prevede la riconversione graduale dell'organizzazione ospedaliera a mano a mano che crescono i casi e questo ci ha permesso di non perdere tempo. Al momento, però, è stato interessato solo malattie infettive, che è già stato riempito, e abbiamo riattivato la terapia intensiva per i Covid, anche se l'indicazione ufficiale è di mandare i più gravi al Sacco. La vera sfida è quella di gestire l'emergenza Coronavirus senza intaccare l'attività ordinaria. Ci stiamo riuscendo e speriamo che continui così". È di pochi minuti fa la notizia che anche il reparto di Pneumologia è stato riconvertito per accogliere i pazienti Covid.

"La vera sfida sarà quella di gestire l'emergenza Covid, senza intaccare l'attività ordinaria degli ospedali"

Sì, speriamo. Anche se solo ieri i nuovi positivi individuati erano 1.844 e i ricoveri in ospedale hanno mostrato un'impennata, 99 persone in più in sole 24 ore. Oggi siamo a 64 persone in terapia intensiva. Perciò d'accordo non farsi prendere dal panico e che la situazione non sia più come quella di marzo e aprile (dovremo pur aver imparato qualcosa, verrebbe da dire), però la guardia deve tornare alta, sia da parte delle istituzioni ma sia da chi, come me e te, va al lavoro ogni giorno, viaggia sui mezzi di trasporto, incontra tante persone.

La città più colpita, forse perché è anche la più grande, è Milano: 1032 nuovi positivi in un solo giorno. Al Niguarda sono stati raggiunti i 50 ricoveri, di cui 8 in terapia intensiva, e sono stati riattivati reparti che erano in funzione a marzo. Anche se, va detto, alcune erano semplicemente aree chiuse che durante i mesi dell'emergenza erano state utilizzate per i pazienti Covid. In generale, negli ambienti medici si respira preoccupazione per la situazione.

Nelle altre regioni più colpite

Non solo la Lombardia, nell'occhio del ciclone ci sono anche Campania e Lazio. È notizia di ieri che all'ospedale Cotugno di Napoli, punto di riferimento per l'emergenza Coronavirus nella regione, i posti letto sono terminati e fuori dalla struttura c'erano ben quattro ambulanze in attesa, tutte con a bordo pazienti Covid.

"Nelle ultime settimane stiamo assistendo a un incremento dei contagi, anche se nel nostro ospedale si pazienti sono entrati perché avevano altre patologie e quando sono stati testati all'ingresso, sono risultati positivi – ci spiega il dottor Maurizio De Palma, direttore del dipartimento chirurgico generale e specialistico del Caldarelli. – Abbiamo ripristinato una struttura con 58 posti letto che avevamo dismesso a maggio e la Direzione Sanitaria, che è stata lungimirante, ha riconvertito anche ambulatori di psichiatria e fisioterapia, arrivando così a 90 letti. Le sale operatorie del padiglione invece sono diventate terapie intensive e sub-intensive. Naturalmente, se la situazione dovesse peggiorare e arrivare ai livelli di marzo o aprile con i numeri che si sono registrati al Nord, bisognerà provvedere a ulteriori accorpamenti e questo bloccherebbe lo svolgimento delle nostre attività ordinarie. Per ora si parla solo di ridurle".

L'età media dei ricoveri si è ridotta: da 60 o 70 anni, a 50

Il dottor De Palma ci conferma anche un'informazione che sta circolando da fine agosto: l'età media dei ricoveri si è abbassata, passando da 60 o 70 anni a 50, se non più giovani. Intanto la Regione, che ha convocato un tavolo permanente con una task force di cui fa parte anche il Direttore Sanitario del Caldarelli, sta fronteggiando un aumento di quasi 820 positivi in un solo giorno, di cui la metà proprio nel capoluogo.

La situazione è delicata anche nel Lazio, la regione con il maggior numero di ricoveri in terapia intensiva: secondo il bollettino della Protezione Civile di ieri c'erano già 85 posti letto occupati. Mentre i positivi al momento sono più di 11mila. Siamo in attesa della risposta di alcuni ospedali che abbiamo contattato. Da monitorare anche la Sicilia, con già 49 persone in terapia intensiva.

La seconda ondata

Di fronte a questi numeri è davvero difficile negare che la seconda ondata sia ormai in pieno svolgimento e ci farà probabilmente compagnia durante tutto l'inverno. Gli ospedali sono più preparati rispetto a marzo e aprile, lo dimostra il fatto che c'erano già reparti Covid da riattivare. Ma questa non è una scusa per ignorare il fatto che viviamo, purtroppo, in pandemia. Indossare la mascherina, lavarsi spesso le mani e rispettare il distanziamento sociale è una forma di prevenzione e rispetto per le altre persone. Non farlo è solo sinonimo di maleducazione.

Fonti| Ansa; Ministero della Salute

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