Un nuovo antivirale “ultrapotente” contro la Dengue: potrebbe funzionare come terapia e anche come prevenzione

Il composto chiamato JNJ-A07 avrebbe un meccanismo unico perché interferirebbe con la replicazione del virus bloccando l’interazione di due proteine virali che come una sorta di copiatrice replicano il materiale genetico del virus favorendo la sua proliferazione.
Kevin Ben Alì Zinati 11 Ottobre 2021
* ultima modifica il 11/10/2021

Ogni anno infetta 400 milioni di persone, ne ammala praticamente 100 milioni e ne uccide a migliaia. Provoca sintomi come febbre alta, forti dolori ai muscoli e agli arti in alcuni pure emorragie sottocutanee o perdite capillari.

Eppure contro il virus Dengue e l’omonima malattia che provoca non esistono agenti antivirali per la prevenzione o il trattamento e la sfida giorno dopo giorno si fa sempre più complessa perché il virus continua a mutare e a sfuggire all’azione di un agente terapeutico universale.

Oggi però un team di ricerca del KU Leuven Rega Institute, in Belgio, ha sparigliato le carte che ti ho appena messo sul tavolo perché ha sviluppato un nuovo farmaco inibitore efficace contro tutte le varianti del virus che potrebbe anche essere utilizzato per scopi terapeuti e di prevenzione.

La Dengue è una malattia virale trasmessa dalle zanzare ed è diffusissima soprattutto in America Latina e in Asia. Si stima che la sua incidenza continuerà a crescere e si prevede che il virus si diffonderà in altre regioni a causa dei cambiamenti climatici mettendo a rischio altri miliardi di persone.

Non è un caso, infatti, che nel 2019 l’Oms abbia incluso la dengue nella lista delle dieci minacce alla salute globale.

Sulla rivista Nature però i ricercatori hanno spiegato i risultati ottenuti su modelli animali (topi) riguardanti i composti inibitori del virus della Dengue. Quello più promettente è stato ottimizzato in un composto chiamato JNJ-A07 che avrebbe un meccanismo unico poiché capace di interferire con la replicazione del virus bloccando l’interazione di due proteine virali.

Queste, collaborando come una sorta di copiatrice, replicano il materiale genetico del virus favorendo la sua proliferazione: interrompendo questo meccanismo il virus non può più copiare il suo materiale genetico e di conseguenza, non vengono prodotte nuove particelle virali.

Il farmaco, hanno spiegato i ricercatori, ha dimostrato di ridurre la carica virale nei modelli murini di infezione quando somministrato per via orale, sia come prevenzione che sotto forma di trattamento.

Non solo: lo studio sui topi suggerirebbe anche una sua potenziale efficacia come prevenzione contro l’infezione. Questi risultati per i ricercatori sono motivo di ottimismo perché il vaccino contro la dengue impiegato oggi offre solo una protezione parziale.

Fonte | "A pan-serotype dengue virus inhibitor targeting the NS3–NS4B interaction" pubblicato il 6 ottobre 2021 sulla rivista Nature

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