Un uomo di 91 anni riacquista la vista grazie alla retina artificiale: è il primo intervento mai eseguito in Italia per maculopatia

L’uomo soffriva di una grave forma di maculopatia che da dieci anni gli aveva completamente compromesso la visione centrale. I chirurghi dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma l’hanno sottoposto a un delicato intervento con cui gli hanno impiantato un device minuscolo e innovativo che è riuscito a ridargli la vista.
Kevin Ben Alì Zinati 14 Settembre 2022
* ultima modifica il 14/09/2022

Un microchip delle dimensioni di meno di un terzo di un capello, wireless e impiantato con un intervento chirurgico mininvasivo eseguito in anestesia locale.

Sono i contorni di un innovativo device che da oggi rappresenta la nuova soluzione innovativa, facile e agevole per riparare ai danni della cecità.

I chirurghi dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma l’hanno utilizzato per ridare la vista a un uomo di origini romane colpito da maculopatia senile a carta geografica evoluto a stadio terminale.

L’uomo, di 91 anni, è il primo in Italia ad aver ricevuto un impianto di retina artificiale per curare la cecità.

La patologia che lo aveva colpito ormai dieci anni fa gli aveva causato una progressiva scomparsa dei fotorecettori (coni e bastoncelli) cui è seguita inevitabilmente la completa perdita della visione centrale.

Chi soffre di maculopatia senile a carta geografica evoluto a stadio terminale, infatti, va progressivamente incontro al danneggiamento dell’area centrale della retina (la cosiddetta “macula”), che come sai è cruciale per riconoscere dettagli, volti, colori e anche per leggere e guidare.

Come ha spiegato ad Ansa il dottor Andrea Cusumano, Direttore Scientifico del progetto PRIMAvera dentro cui è stato eseguito l’intervento, questa malattia rappresenta la prima causa di cecità legale e ipovisione nel mondo occidentale e colpisce principalmente over-65enni.

In Italia sarebbero circa un milione i pazienti affetti da degenerazione maculare legata all’età e tra questi circa 850mila soffrirebbero della forma atrofica incurabile mentre 150mila sarebbero affetti invece dalla forma essudativa, il cui decorso si può frenare con delle iniezioni intravitreali.

Il novantunenne romano, così come centinaia di migliaia di altri pazienti colpiti dalla malattia, si sono sempre sentiti dire non c’era alcuna possibilità di recupero della visione centrale, neppure minimo.

Ora però le cose sono cambiate. Il dispositivo impiantato dai chirurghi del San Giovanni Addolorata è in grado di captare la luce nell’infrarosso e di generare stimoli elettrici capaci di restituire una visione utile.

Oggi l’uomo può dunque riconoscere nuovamente numeri e lettere ed è in grado di ricostruire parole complesse.

Fonte | Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma 

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