Un vaccino contro l’Hiv è in fase di test sull’uomo: dall’Università di Oxford una speranza importante

Si tratta della fase 1, quella in cui vengono testate soprattutto sicurezza e tollerabilità del farmaco. Ma stiamo parlando di un vaccino sviluppato con un’altra tecnologia rispetto ai precedenti e già pensato per contrastare anche le varianti. Insomma, è uno studio a cui guardare con molta attenzione.
Giulia Dallagiovanna 19 Luglio 2021
* ultima modifica il 19/07/2021

Il vaccino contro l'Hiv è diventata una sfida, quasi come quello contro il cancro. Ci si prova da anni, ma anche i tentativi che sulla carta avevano più chance si sono conclusi quasi sempre con un nulla di fatto. Si sta provando ad aggredire il virus da due lati: quello terapeutico, ossia di un vaccino che stimoli il sistema immunitario per provare a tenere a bada se non addirittura ad eliminare l'Hiv dal tuo corpo, e quello preventivo, per evitare proprio che il contagio avvenga. All'Università di Oxford ne stanno studiando uno che appartiene a entrambe le categorie. È stato sviluppato con una nuova tecnologia e i risultati sembrano buoni, al punto che è iniziata la sperimentazione sull'uomo.

Bisogna andarci cauti, perché al momento si tratta ancora della fase uno, ovvero quella in cui si verifica che il vaccino, chiamato HIVconsvX, sia sicuro. I 13 volontari che lo stanno ricevendo sono tutti sani, hanno un'età compresa tra i 18 e i 65 anni e sono considerati a basso rischio di infezione da Hiv. Il loro contributo sarà fondamentale per testare la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del farmaco.

I 13 volontari sono tutti sani e considerati a basso rischio di contrarre l'Hiv

La differenza di questo vaccino rispetto agli altri studiati fino ad ora riguarda il bersaglio. Se di norma soluzioni di questo tipo erano volte a stimolare la produzione di anticorpi neutralizzanti da parte dei linfociti B. È la cosiddetta immunità umorale. HIVconsvX punta invece alla stimolazione dei linfociti T, ovvero all'immunità cellulare, che vanno a eliminare le cellule infette. Un cambio di direzione che per ora sembra funzionare, anche perché questi globuli bianchi vengono istruiti per colpire il virus nelle sue zone più vulnerabili.

Un altro aspetto a favore del nuovo vaccino è la sua capacità di contrastare anche le varianti dell'Hiv che nel corso dei decenni si sono sviluppate e diffuse.

Se la fase 1 darà risultati positivi, il passo successivo sarà quello di somministrarlo a sempre più persone possibili per valutarne la reale efficacia preventiva, oltre che a pazienti già contagiati per capire se sia utile in quanto supporto nella cura.

L'Hiv continua a circolare e in alcune zone del mondo, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, i casi sono addirittura in aumento. Oggi abbiamo già tanti mezzi per limitare o annullare del tutto il pericolo di contagio e sono principalmente profilattico e terapia antiretrovirale. È importante prevenire la trasmissione per cercare di limitare il più possibile la circolazione di questo patogeno e magari un giorno eliminarlo del tutto.

Fonte| University of Oxford

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