Una nuova terapia permette di curare il linfoma follicolare senza la radioterapia

Il linfoma follicolare è il più diffuso tra i linfomi non Hodgkin ed è lenta progressione, ma questo non significa che possa essere sottovalutato. Al momento si tratta attraverso la radioterapia, che presenta però diversi effetti collaterali. Sembra però che un mix di farmaci potenzi le difese immunitarie dell’organismo, garantendo la guarigione e permettendo di evitare le radiazioni.
Giulia Dallagiovanna 10 gennaio 2020
* ultima modifica il 10/01/2020

La cura dei tumori sta andando nella direzione della chemo-free, ovvero della forte riduzione, quando non la totale eliminazione, della chemioterapia e della radioterapia dal trattamento. Il principale problema di questi farmaci sono gli effetti avversi e la forte ripercussione che possono avere sull'organismo. Hanno, cioè, un elevato livello di tossicità che è poi la ragione per cui si rischia di perdere i capelli, di avere nausea e altri disturbi e per la quale capita di frequente che le persone rinuncino a curarsi. E questo, come potrai immaginare, è davvero grave perché un cancro non guarisce da solo e in questi casi l'unico epilogo è il decesso. Perciò è un'ottima notizia quella che arriva direttamente dal Congresso annuale della società americana di Ematologia, dove i ricercatori dell’Anderson Cancer Center di Houston hanno presentato uno studio con il quale propongono medicine alternative contro il linfoma follicolare.

Il linfoma follicolare appartiene alla più grande categoria dei linfomi non Hodgkin e, tra questi, è il più diffuso. Come gli altri, colpisce il sistema linfatico ed è a progressione lenta, ma questo non vuol dire che possa essere sottovalutato. Di norma viene appunto trattato con cicli di radioterapia, ma la guarigione dipende anche dallo stadio in cui è arrivato il tumore.

Dei 90 pazienti trattati, il 96% ha mostrato segni di remissione completa

In questo caso, sono stati coinvolti 90 pazienti che non avevano ricevuto nessun trattamento precedente e gli è stato somministrato un mix di farmaci composto da lenalidomide e dall'anticorpo monoclonale obinutuzumab. Entrambi sono necessari per stimolare e potenziare la risposta immunitaria dell'organismo e siamo quindi nell'ambito dell'immunoterapia. Il secondo è inoltre in grado di mirare direttamente alla massa cancerogena, evitando dunque di colpire tessuti ancora sani. I risultati sono stati davvero positivi: addirittura il 96% ha mostrato segni di remissione completa, mentre un ulteriore 2% ha fornito una risposta parziale alle cure.

Un futuro libero da radiazioni e trattamenti così pesanti sembra sempre più vicino, almeno per alcune forme di tumore, anche se purtroppo non ancora attuale. Rimane però una speranza concreta e soprattutto un incentivo in più per cominciare le cure in ogni caso: guadagnare più tempo possibile è sempre fondamentale.

Fonte| "125 Results of a Phase II Study of Obinutuzumab in Combination with Lenalidomide in Previously Untreated, High Tumor Burden Follicular Lymphoma (FL)" pubblicato sul sito di ASH Annual Meeting il 7 dicembre 2019 

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