Uno (o più) caffè al giorno per togliere il rischio di danno renale acuto: lo dice la scienza

Secondo un recente studio della Johns Hopkins, chi beve caffè tutti i giorni, a prescindere dalla quantità, avrebbe il 15% di rischio in meno a livello renale rispetto a chi invece non ne fa uso.
Kevin Ben Alì Zinati 15 Giugno 2022
* ultima modifica il 15/06/2022

Non serve solo per svegliarti la mattina o per dare un’iniezione di energie al tuo corpo prima di uno sforzo: bere almeno una tazza di caffè al giorno può diventare un efficace strumento di prevenzione anche contro i danni renali acuti.

Sto parlando di quegli episodi improvvisi di insufficienza renale che possono comportare l’accumulo di prodotti di scarto nel sangue e quindi la compromissione dei reni.

Lo suggerisce un recente studio della Johns Hopkins secondo cui chi beve caffè tutti i giorni, a prescindere dalla quantità, avrebbe il 15% di rischio in meno a livello renale rispetto a chi invece non ne fa uso.

Non solo: per rafforzare la presenza quotidiana del caffè nelle nostre vite i ricercatori hanno anche sottolineato che le maggiori riduzioni del rischio sarebbero state associate a un consumo di due-tre tazze al giorno (sto parlando di una riduzione del del 22%–23%).

Ti abbiamo già raccontato di come il caffè possa rappresentare un valido alleato per la tua salute. Berlo con un cucchiaino di zucchero potrebbe allungare la vita, tre tazzine al giorno sarebbero in grado di contrastare il rischio di malattie del fegato mentre un consumo equilibrato potrebbe invece contribuire a ridurre il rischio di epatopatia cronica.

Nello studio pubblicato sulla rivista Kidney International Reports, i ricercatori hanno descritto potenziali vantaggi anche contro danni renali acuti, una condizione che puoi riconoscere da alcuni sintomi come una scarsa quantità di urina, gonfiore alle gambe e alle caviglie, fatica e fiato corto e anche dolore al petto.

Nella loro analisi i ricercatori hanno reclutato 14.207 adulti reclutati tra il 1987 e il 1989 all’interno dell’Atherosclerosis Risk in Communities Study, un’indagine ancora in corso sulle malattie cardiovascolari in quattro comunità statunitensi.

Lungo un periodo di monitoraggio di 24 anni, li hanno intervistati tutti sette volte sul numero di tazzine di caffè consumate al giorno, dividendoli tra chi non ne consumava nemmeno una e chi, invece, arrivava a berne più di 3. Come risultato, i ricercatori hanno registrato 1.694 casi di danno renale acuto.

Considerando le caratteristiche demografiche, lo stato socioeconomico, lo stile di vita e i fattori dietetici come elementi potenzialmente in grado di influenzare l’insorgenza di una patologia renale, durante l’analisi i ricercatori hanno osservato un rischio inferiore del 15% di danni renali cuti per i partecipanti che consumavano qualsiasi quantità di caffè rispetto a chi invece non lo beveva.

Correggendo poi i dati tenendo conto di patologie concomitanti, pressione sanguigna, indice di massa corporea, diabete e terapia farmacologiche in corso, il rischio per i bevitori di caffè era inferiore dell’11%.

Dove sta il segreto del caffè? Non è ancora del tutto chiaro come agisca a livello renale. I ricercatori, per ora, hanno una teoria e sono convinti che i composti biologicamente attivi combinati con la caffeina o addirittura la caffeina stessa siano capaci di migliorare la perfusione e l’utilizzo dell'ossigeno all’interno dei reni.

Fonte | "Coffee Consumption May Mitigate the Risk for Acute Kidney Injury: Results From the Atherosclerosis Risk in Communities Study" pubblicata il 5 maggio 2022 sulla rivista Kidney International Reports

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