Verso la vaccinazione antinfluenzale, a Milano pronto un tendone in Piazza Duomo e due hub anti-assembramenti

Il tema del “dove” effettuare le punture contro l’influenza è una delle criticità che caratterizzano la campagna vaccinale che prenderà avvio da qui a qualche settimana. Nel capoluogo lombardo la rete anti-covid sta prendendo forma con l’organizzazione di spazi che permetteranno di evitare code e assembramenti di persone.
Kevin Ben Alì Zinati 28 settembre 2020
* ultima modifica il 28/09/2020

La macchina organizzativa si è messa in moto e ha cominciato a correre. Anche perché il tempo è sempre meno e le criticità intrinseche alla nuova campagna antinfluenzale non sembrano essersi (ancora) risolte. Accanto alla potenziale carenza dei vaccini nelle farmacie per la popolazione attiva, preoccupa anche la necessità di trovare spazi adeguati dove poter effettuare la vaccinazione in sicurezza. Che significa, quindi, dare temporaneamente nuova vita a palestre, sale comunali e ambulatori in modo da garantire il distanziamento sociale a tutti coloro che tra qualche settimana si presenteranno di fronte al medico o all’infermiere. E a Milano il piano è già pronto: un tendone in piazza Duomo, almeno sette centri anziani in altrettanti comuni e due "Hub” creati all'ospedale Sacco e a quello militare di Baggio.

Il patto

Il “dove” verranno effettuate le punture è uno dei punti delicati dell’imminente campagna antinfluenzale. Di fronte alla normale incidenza delle sindrome influenzali nel periodo autunno-invernale e con il rischio di confusione con la sintomatologia dell’infezione da Coronavirus, il Ministero della Salute non ha avuto dubbi: "aumentiamo la portata della vaccinazione". Così la fascia d’età della popolazione eleggibile al vaccino è stata ampliata e per rientrare nella categoria “a rischio” non servirono necessariamente i 65 anni d’età, bensì i 60: questo, puoi capire, gonfierà non di poco il numero di persone a cui è destinato il vaccino.

E il risultato è stata la corsa ai ripari delle Regioni, arrivate a richiedere due-tre volte le quantità di dosi di vaccini degli anni scorsi. È partito da qui l’allarme di Federfarma e delle altre rappresentanze di categoria, preoccupate che la popolazione “attiva” e quindi non a rischio possa non trovare il vaccino nelle farmacie.

Questione spazi, si diceva. Perché oltre al "quanti vaccini" serviranno e mancheranno, è diventato centrale capire dove poterli effettuare rispettando tutte le norme anti-covid. Già la dottoressa Teresa Della Pietra, medico di medicina generale a Varese, ci aveva raccontato che l’Ats Insubria si era mossa in sinergia con i sindaci della provincia per mettere a disposizione palestre e spazi comunali e per organizzare tensostrutture ad hoc. La stessa soluzione parte dal capoluogo lombardo dove, come racconta l’Ansa, la rete sta già prendendo forma. Qui, dalla terza settimana di ottobre, la popolazione a rischio, le donne in gravidanza e gli operatori sanitari potranno sottoporsi al vaccino in totale sicurezza, senza il pericolo di assembramenti o code.

È un primo importante passo, anche perché le lancette dell’orologio sono impietose.

Fonti | Ministero della Salute

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