Vaccino antinfluenzale, il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano: “Organizzazione ferrea e infermieri, lo garantiremo a tutti”

Secondo il dottor Roberto Carlo Rossi la figura del farmacista vaccinatore è una soluzione “fantasiosa” che non può essere messa in campo. L’adesione alla campagna di quest’anno, spiega, sarà sicuramente maggiore perché c’è maggior sensibilità da parte della popolazione. Per quanto riguarda la questione spazi dove somministrare il farmaco, per Rossi l’urgenza al momento non è un allarme.
Kevin Ben Alì Zinati 16 settembre 2020
* ultima modifica il 23/09/2020
Intervista al Dott. Roberto Carlo Rossi Presidente dell'Ordine dei Medici di Milano

Come quando con il cannocchiale metti prima a fuoco ciò che ti sta vicino per poi allargare lo sguardo e arrivare fino all'orizzonte, abbiamo fatto lo stesso con la vaccinazione antinfluenzale del prossimo autunno. Le nostre lenti privilegiate sono stati gli occhi del dottor Roberto Carlo Rossi, presidente dell'Ordine dei Medici di Milano. Insieme abbiamo provato ad analizzare la situazione del capoluogo lombardo riflettendo poi, più in generale, sulle problematiche che la nuova campagna si porta dietro: dalla ridistribuzione dei farmaci voluta dal Ministero della salute all'urgenza di spazi sicuri e anti assembramenti fino alla figura del medico vaccinatore.

Dottor Rossi, in questo contesto sanitario, una massiva adesione alla vaccinazione antinfluenzale quanto può incidere sul lavoro dei medici di medicina generale?

La vaccinazione antinfluenzale è giusto farla sempre, quest’anno ancora di più. Va chiarito che non può proteggere dal Coronavirus, il vantaggio è per la comunità e per il singolo perché diminuisce la circolazione del virus dell’influenza. I sintomi del Covid-19 sono molto generici e all’inizio della malattia possono coincidere con quelli dell’influenza: se si elimina questo tipo di sovrapponibilità, soprattutto nel periodo che va da fine novembre o inizio dicembre e marzo, quando l’influenza arriva nel mondo occidentale, non si bloccheranno a casa i lavoratori e non si non confonderanno le due condizioni, rischiando di intasare medici e ospedali. Senza dimenticare tutti i grandi vantaggi dell’antinfluenzale: seppur in percentuali molto basse, anche l’influenza può essere mortale quindi meno circola meglio è.

Vi aspettate dunque grandi numeri. Il potenziale aumento delle richieste e l’effettivo abbassamento dell’età dei pazienti eleggibili al vaccino tuttavia potrebbero mal conciliarsi con le norme anti-Covid. E il vero problema potrebbe diventare logistico.

In uno studio medico oggi è quasi impossibile vaccinare come si vaccinava prima. Per questo abbiamo bisogno di trovare spazi idonei e grandi e ovviamente sarà l’Ats a pensarci. Per quanto riguarda il comune di Milano posso dire che tutte le autorità competenti sono state molto sensibili e hanno risposto positivamente al nostro appello: quest’alleanza virtuosa, spero, permetterà di vaccinare un gran numero di persone.

Il dottor Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano

Ma secondo lei oggi c’è un allarme spazi? Insomma, siamo in ritardo?

Per quanto riguarda Milano, dal comune così come dall’Anci lombardia sono arrivate rassicurazioni sul fatto che ci si sarebbe pensato per tempo. A Milano e inLombardia, come ordini dei medici ci siamo mossi all’inizio di luglio facendo presente la situazione. Mancano ancora delle settimane e voglio ben sperare che questo allarme sia stato raccolto in tempo.

Tornando alla questione numeri, crede davvero che ci sarà un aumento dell’adesione da parte della cittadinanza?

Credo di sì. Ho sentito tantissima gente prima molto fredda sulla vaccinazione che quest’anno invece mi ha già chiesto come farla. Ho già ricevuto diverse chiamate e da questi indizi quindi deduco che l’adesione aumenterà. La cittadinanza mi sembra più sensibile.

Pensa che la ridistribuzione dei vaccini autorizzata dal Ministero dopo la conferenza Stato-Regioni possa risolvere il problema della carenza per i "privati"?

Spero di sì: c’era una diffusa protesta in questo senso, ma le ultime comunicazioni che ho letto proprio questa mattina sulla stampa specializzata, fanno ben sperare.

Di fronte alle difficoltà che legate al numero di vaccinazioni, intorno ai 18 milioni, che dovranno essere somministrate da poco più di 40mila medici, scongiurata la carenza per la popolazione attiva, si temono comunque ingolfamenti e ritardi. Così una delle soluzioni sul tavolo del Ministero della Salute è l’introduzione della figura del farmacista vaccinatore: lei è d’accordo?

No, poiché credo che il farmacista debba occuparsi di ricoprire il suo ruolo, così come il medico. Se la rete territoriale di Igiene e Sanità pubblica è stata lasciata sguarnita e non ci sono abbastanza medici e operatori sanitari sul territorio, non credo che la risposta sia autorizzare il farmacista a vaccinare. Sono figure estremamente preziose per quanto attiene la dispensazione dei farmaci e nella vicinanza alla popolazione ma non credo nei rimedi fantasiosi. Oltretutto nelle farmacie si riproporrebbero gli stessi problemi che si cerca di evitare negli studi dei medici: assembramenti, spazi ristretti, code. Molte farmacie hanno l’ingresso indipendente sulla strada differentemente da studi medici con sede all’interno di condomini ma non si possono comunque creare file chilometriche.

Nemmeno se i farmacisti si sottoponessero a una preparazione professionale adeguata?

Non credo che un mini-corso possa abilitare a fare la vaccinazione. Mi spiego. L’atto in sé non comporta grosse difficoltà, forse lo si può imparare anche in meno di dieci ore. Il problema sta nel saper risolvere le problematiche a monte e a valle, il caso particolare che si presenta, gli eventuali effetti collaterali o la situazione di emergenza. Sono situazioni rarissime ma che possono comunque capitare. Il medico ha studiato tanto per cavarsela in questi frangenti: non bastano poche ore di preparazione.

E se invece del farmacista fosse un medico ad eseguirla, ma in farmacia?

Sì, il medico in farmacia risolverebbe il problema del mini-corso, rimarrebbe però il fatto che il distanziamento di grandi quantità di persone che devono essere vaccinate in un ambiente idoneo non sarebbe comunque possibile. E oltretutto, c’è da considerare la carenza di medici che impedisce concretamente di averne uno per molte ore anche in farmacia.

Quindi, dottor Rossi, secondo lei qual è la soluzione per fronteggiare nel migliore dei modi questa campagna vaccinale?

Sfruttare spazi idonei e organizzare il lavoro dei medici di medicina generale insieme al personale Ats. Senza dimenticare gli operatori sanitari e gli infermieri: non è obbligatorio che l’atto della vaccinazione sia fatto da un medico, anche un infermiere qualificato può eseguirla. L’importante è che ci sia un medico presente. Se ci si organizza con le forze a disposizione, che dovrebbero tra l’altro essersi irrobustite in queste settimane, si possono vaccinare anche grandi numeri di persone.

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