Vuoi sconfiggere la tensione e il malumore? Ascolta la tua musica preferita

Una ricerca condotta su 80 individui ha messo in evidenza che, in uno scenario di stress, chi ha ascoltato la sua musica preferita prima di affrontare un discorso in pubblico si è dichiarato più rilassata e meno tesa. Una conferma del fatto che la musica che ti piace, a prescindere dal genere, aiuta a migliorare il tuo umore.
Federico Turrisi 9 agosto 2020

Senza musica la vita sarebbe un errore, diceva il filosofo Friedrich Nietzsche. Far entrare nella tua esistenza la musica non può che portarti benefici. E adesso te lo ricorda anche la scienza. Non importa il genere, la musica è un efficacissimo antistress e migliora l'umore anche nei momenti più difficili. È la conclusione a cui è arrivata Jenny Groarke, membro del Centre for Improving Health-Related Quality of Life presso la Queen's University di Belfast (Gran Bretagna).

Il suo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, ha coinvolto 80 persone che si sono sottoposte al "Trier Social Stress Task". Di cosa si tratta? Il Trier Social Stress Task è un test sperimentale, molto usato in psicologia, che consiste nel ricreare uno scenario di stress. Ogni partecipante deve preparare in 5 minuti un breve discorso sulla propria vita da esporre poi davanti a un pubblico di ascoltatori. Quanto basta a mettere stress a chiunque.

Nella ricerca condotta da Groarke i partecipanti sono stati in un secondo momento divisi in due gruppi. Prima della presentazione orale il primo poteva ascoltare per 10 minuti la sua musica preferita, il secondo è stato messo ad ascoltare un breve documentario scientifico. Risultato? I membri del primo gruppo si sono dichiarati più rilassati, meno confusi e meno preoccupati dal fatto di parlare in pubblico rispetto a quelli del secondo gruppo. E ciò accade a prescindere dall'età dei partecipanti e dal genere musicale scelto. La musica, insomma, si è rivelata un autentico toccasana. Nietzsche aveva ragione.

Fonte | "Listening to self-chosen music regulates induced negative affect for both younger and older adults" pubblicato su Plos One il 6 giugno 2019