Zia Caterina, la fata che con il suo taxi accompagna in ospedale i bambini malati di cancro

La sua base è a Firenze, ma spesso è in giro per l’Italia a trovare le famiglie con le quali ha condiviso molto di più di una corsa in taxi. Gioia e sofferenza, presente e futuro. Tantissime sono le storie che Caterina Bellandi ha conosciuto in questi anni e anche la sua è davvero speciale.
Giulia Dallagiovanna 3 Aprile 2021
* ultima modifica il 03/04/2021

C'è un taxi molto colorato che sfreccia per le vie di Firenze. A bordo ci sono peluche e palloncini. Ma soprattutto c'è lei, zia Caterina, vero nome Caterina Bellandi. Chi vi sale sono bambini in cura per un tumore all'Ospedale pediatrico Meyer, assieme naturalmente alle loro famiglie. "Nasce un legame molto importante, è come un miracolo – ci racconta lei, che accoglie i suoi ospiti vestita da fata e con un grande cappello a fiori. – Ho ragazzi che si sono laureati, sposati, o con i quali abbiamo percorso insieme il cammino di Santiago".

Sono vent'anni che Milano25, questa è la sigla del taxi che ha dato anche il nome alla ODV (organizzazione di volontariato), trasporta i piccoli pazienti. Precisamente dal 2001, cioè da quando Stefano, il marito di Caterina, se n'è andato a causa di un cancro ai polmoni. "La morte mi pesa. Forse non mi sono rifatta una famiglia proprio perché si è aperta una ferita difficile da rimarginare. Quando perdi una persona cara, non puoi non chiederti se amare di nuovo significhi anche soffrire di nuovo", ammette.

Ma questa grave perdita le ha lasciato in eredità una licenza che è anche una storia d'amore. A pagarla per Stefano infatti era stata la madre della sua precedente fidanzata, morta per leucemia. "Questo è il modo per continuare questa storia ed è anche il destino che mio marito voleva per me. Durante il primo anno ho semplicemente lavorato come tassista, ma poi mi sono accorda che ogni persona che saliva aveva qualcosa da dire e che non ero l'unica ad essere passata attraverso il dolore. Non mi rimaneva altro che metterlo a frutto".

"Mi sono accorta di non essere l'unica che era passata per questo dolore. Non mi rimaneva altro che metterlo a frutto"

Una sofferenza così grande ci può apparire spesso senza scopo. Eppure, a distanza di tempo, i frutti di tanto dolore si vedono e sono abbondanti: "Volevo dargli un senso, renderlo fecondo. Per questo motivo mi sono dedicata a un progetto di vita, perché la morte non è una fine, ma l'inizio di una vita diversa. A volte questi bambini non sopravvivono, ma anche se potrebbero morire sulla Terra, rinascerebbero comunque nel Cielo". Così zia Caterina oggi ha tante famiglie e tanti figli di cui occuparsi.

Ascolta le loro storie e ne diviene partecipe, se ne fa carico. E quando le si chiede se ogni tanto non abbia bisogno di trovare un po' di sollievo da tutte le intense emozioni, la risposta è chiara e la voce è sicura: "In questo momento sono di ritorno dal funerale di un bambino che è andato in Cielo. Sto giocando, mi sto sfogando. Nonostante ci sia la malattia, una famiglia non è solo dolore, è anche gioia".

Il taxi è regolare. È un classico black cab inglese, di quelli che popolano le strade di Londra. Ora però è bianco, il colore con il quale in Italia si identificano questi veicoli, e funziona come una specie di piccolo salottino per accogliere le famiglie. Al centro, una rampa per disabili. E per qualcuno, quella corsa è gratis: "C'è chi si accontenta di guadagnare 40 o 50 euro, io invece voglio una relazione più umana e intima con le persone", confessa.

Credits photos: immagini dal profilo Instagram di Caterina Bellandi

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