Elisa Toffoli: «A 8 anni ho subito violenza sessuale e con mio marito è finita. Volevo mollare tutto e ritirarmi»

A cura di Redazione
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Elisa racconta la violenza sessuale subita a 8 anni, la separazione da Andrea Rigonat e il periodo in cui ha pensato di ritirarsi dalla musica.

Elisa Toffoli racconta per la prima volta pubblicamente di aver subito una violenza sessuale quando aveva soltanto otto anni. Un'esperienza dolorosa che ha segnato profondamente la sua vita e della quale ha trovato la forza di parlare dopo molti anni di silenzio. La cantautrice, 48 anni, si è confidata in una lunga intervista rilasciata a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, pubblicata il 3 novembre 2026. Nel colloquio ha affrontato anche la fine del matrimonio con Andrea Rigonat, padre dei suoi due figli, e il periodo di crisi personale e artistica durante il quale aveva persino pensato di abbandonare la musica.

Al centro del racconto c'è Kintsugi, il nuovo progetto che comprende un album in uscita il 27 novembre e il mediometraggio Kintsugi… e sono la mia opera, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Un lavoro nato dal bisogno di dare forma ai cambiamenti più difficili della sua vita, senza nascondere le ferite del passato.

Elisa racconta la violenza sessuale subita a otto anni

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È una delle rivelazioni più intime della carriera di Elisa. Nell'intervista al Corriere della Sera, la cantante ha raccontato di essere stata vittima di una violenza sessuale durante l'infanzia.

«Da piccola ho subito una violenza sessuale», ha dichiarato, spiegando che all'epoca aveva appena otto anni.

Un'esperienza che non ha mai dimenticato e che ha avuto conseguenze profonde sul suo rapporto con gli altri e con sé stessa.

Elisa ha spiegato quanto possa essere difficile trovare le parole per descrivere una violazione del proprio corpo, soprattutto quando avviene in un'età in cui si dovrebbe poter contare sulla protezione degli adulti.

Per molto tempo ha custodito quel dolore senza riuscire a parlarne apertamente.

Prima di confidarsi con la madre sono trascorsi molti anni. Soltanto a 48 anni ha deciso di cercare il sostegno di un terapeuta, iniziando un percorso che oggi considera importante per affrontare ciò che ha vissuto.

Nel raccontare questa esperienza, la cantautrice ha voluto sottolineare soprattutto un aspetto: il senso di colpa che può accompagnare chi ha subito una violenza, anche quando non esiste alcuna responsabilità da parte della vittima.

«Sto imparando a non colpevolizzarmi»: perché Elisa ha deciso di parlarne

La decisione di rendere pubblica una parte così dolorosa della propria storia non è arrivata improvvisamente.

Elisa ha spiegato di aver iniziato un percorso di terapia psicologica che la sta aiutando a rileggere il passato e a comprendere meglio le emozioni rimaste a lungo senza una voce.

«Sto imparando a non colpevolizzarmi», ha raccontato.

La cantante ha descritto il lavoro su sé stessa come un tentativo di rimettere in ordine esperienze che non possono essere cancellate, ma alle quali è possibile attribuire un posto diverso nella propria vita.

A spingerla a raccontare pubblicamente la violenza subita è stato anche il desiderio di essere utile ad altre persone.

Elisa ha spiegato di sperare che la sua testimonianza possa incoraggiare chi ha vissuto esperienze simili a non rimanere in silenzio per tanti anni.

Un messaggio rivolto alle donne, ma anche agli uomini e ai ragazzi che hanno subito abusi.

Nel corso dell'intervista ha ribadito che la responsabilità di una violenza non appartiene mai a chi la subisce.

La sua testimonianza si inserisce anche nell'impegno contro la violenza sulle donne che porta avanti attraverso il movimento Una, nessuna, centomila, al quale ha contribuito insieme ad altre artiste italiane.

La scelta di parlare non nasce quindi soltanto da un bisogno personale, ma anche dalla volontà di contribuire a una riflessione collettiva sul silenzio, sulla vergogna e sul peso che spesso viene ingiustamente attribuito alle vittime.

La separazione da Andrea Rigonat dopo 17 anni insieme

Nella stessa intervista, Elisa ha confermato la fine della relazione con Andrea Rigonat, chitarrista e storico collaboratore musicale, con il quale ha condiviso una parte importante della propria vita.

La cantante ha precisato che la rottura è avvenuta nel settembre 2025, dopo diciassette anni trascorsi insieme.

Una separazione che non aveva immaginato e che ha rappresentato un cambiamento radicale nella sua quotidianità.

Elisa e Andrea Rigonat hanno due figli, Emma Cecile e Sebastian, e per molti anni hanno condiviso anche il lavoro.

Il chitarrista ha infatti accompagnato la cantante in numerosi progetti musicali, diventando una presenza importante sia nella sua vita privata sia nella sua carriera.

La fine della relazione non ha però cancellato il loro legame professionale: i due continuano a collaborare sul piano artistico.

Elisa ha raccontato di aver vissuto la separazione come un evento capace di mettere in discussione certezze che riteneva solide.

Non si trattava soltanto della conclusione di una storia sentimentale, ma di un cambiamento che coinvolgeva la famiglia, le abitudini e l'immagine del futuro che aveva costruito.

Nell'intervista ha spiegato di aver sentito il bisogno di interrogarsi su aspetti della propria vita che fino a quel momento non aveva mai affrontato con la stessa profondità.

Proprio da questa fase è nato parte del materiale confluito nel suo nuovo progetto musicale.

«Volevo ritirarmi»: il momento in cui Elisa ha pensato di lasciare la musica

La crisi personale attraversata da Elisa ha avuto conseguenze anche sul suo rapporto con la musica.

La cantautrice ha raccontato che, durante uno dei periodi più difficili, aveva perso la capacità di scrivere nuove canzoni.

Non si trattava semplicemente di un blocco creativo.

Secondo quanto ha spiegato, per tornare a scrivere avrebbe dovuto affrontare emozioni e verità personali dalle quali, in quel momento, cercava di tenersi lontana.

Il disagio era diventato così profondo da farle prendere in considerazione l'idea di ritirarsi.

«A un certo punto ho pensato anche di ritirarmi», ha ammesso nell'intervista.

L'ipotesi era quella di allontanarsi dall'esposizione pubblica e costruire uno spazio più protetto, lontano dalle pressioni legate alla carriera.

La musica, che per decenni era stata il suo principale strumento di espressione, sembrava non riuscire più a offrirle la stessa libertà.

La situazione è cambiata quando Elisa ha deciso di non evitare più i sentimenti che stava vivendo.

Affrontare quelle emozioni le ha permesso di ritrovare progressivamente energia creativa.

Da questa trasformazione è nato Kintsugi, un progetto nel quale le esperienze personali diventano parte integrante della narrazione artistica.

Kintsugi, il nuovo album e il film che raccontano le ferite di Elisa

Il titolo scelto da Elisa per il nuovo progetto ha un significato preciso.

Il kintsugi è un'antica tecnica giapponese di riparazione della ceramica che valorizza le fratture degli oggetti invece di nasconderle.

Nella sua interpretazione artistica, questa immagine diventa una metafora del cambiamento.

Le esperienze dolorose non vengono cancellate, ma riconosciute come parte della propria storia.

Il progetto comprende il nuovo album Kintsugi, atteso per il 27 novembre 2026, e il mediometraggio Kintsugi… e sono la mia opera, presentato nell'ottobre 2026 alla Festa del Cinema di Roma.

Nel film la cantautrice affronta alcuni dei momenti più delicati della propria vita attraverso parole, immagini, danza e pagine dei suoi diari personali.

Elisa ha raccontato di aver iniziato a tenere un diario quando frequentava la quinta elementare e di aver continuato a scrivere negli anni.

Ha conservato quei quaderni in grandi bauli, ritrovandosi con una testimonianza dettagliata delle proprie emozioni e dei cambiamenti attraversati nel tempo.

Rileggerli è diventato parte del processo creativo.

Tra quelle pagine ci sono anche ricordi e ferite che per molti anni aveva preferito non condividere.

Il nuovo lavoro rappresenta quindi una forma di racconto autobiografico, nella quale la musica non è separata dall'esperienza personale.

La danza, i diari e il percorso per ritrovare sé stessa

Accanto alla musica, Elisa ha raccontato di aver riscoperto il valore della danza.

Una passione presente da tempo nella sua vita, ma che oggi sente di poter esprimere con maggiore libertà.

La cantautrice ha collegato questa riscoperta al percorso di cambiamento personale iniziato negli ultimi anni.

Scrittura, movimento e musica sono diventati linguaggi attraverso i quali dare spazio a emozioni che in passato aveva avuto difficoltà a riconoscere.

Anche il recupero dei vecchi diari ha assunto un significato particolare.

Rileggere i pensieri scritti durante l'infanzia e l'adolescenza le ha permesso di osservare la propria storia da una prospettiva diversa.

Il risultato non è un racconto nel quale tutte le difficoltà trovano una soluzione immediata.

È piuttosto il tentativo di dare un significato alle esperienze vissute, riconoscendo che alcune ferite possono continuare a far parte della propria esistenza.

Questa riflessione attraversa sia il mediometraggio sia le canzoni del nuovo album.

L'impegno di Elisa contro la violenza sulle donne

La testimonianza di Elisa arriva dopo anni di impegno pubblico sui temi della violenza di genere.

La cantante è tra le artiste che hanno contribuito alla nascita e alla crescita di Una, nessuna, centomila, iniziativa che unisce musica, sensibilizzazione e sostegno alle realtà impegnate nel contrasto alla violenza sulle donne.

Nel 2022 il progetto aveva portato sul palco di Campovolo un grande concerto con alcune delle più importanti voci femminili della musica italiana.

Nel tempo l'iniziativa è proseguita, mantenendo al centro l'obiettivo di sostenere concretamente i centri antiviolenza e promuovere una maggiore consapevolezza.

La scelta di raccontare l'abuso subito durante l'infanzia aggiunge oggi una dimensione personale a questo impegno.

Elisa ha spiegato di voler utilizzare la propria esperienza e la visibilità acquisita attraverso la musica per aiutare altre persone a riconoscere che non devono portare da sole il peso di ciò che hanno subito.

Non ha fornito dettagli sull'episodio di violenza, concentrandosi invece sulle conseguenze emotive e sul percorso che l'ha portata a parlarne.

Una scelta che mette al centro il diritto di raccontare la propria esperienza secondo i propri tempi e senza dover esporre particolari intimi.

Elisa Toffoli, una nuova fase personale e artistica

A 48 anni, Elisa sta attraversando una delle trasformazioni più significative della propria vita.

Dopo una carriera costruita attraverso canzoni diventate parte della storia della musica italiana, la cantautrice ha scelto di raccontare aspetti di sé che aveva tenuto lontani dalla dimensione pubblica.

La violenza subita da bambina, la fine della relazione con Andrea Rigonat e la crisi che l'aveva portata a pensare di ritirarsi sono esperienze differenti, che Elisa affronta nel suo racconto senza presentarle come un'unica vicenda.

A unirle è il bisogno di dare un nome alle emozioni e di trovare un modo personale per attraversare il cambiamento.

Con Kintsugi la cantante porta questa riflessione anche nella propria musica, trasformando una fase difficile in un nuovo progetto creativo.

La sua testimonianza lascia soprattutto un messaggio: chi subisce una violenza non ne è responsabile e non dovrebbe sentirsi obbligato a convivere in silenzio con il dolore.

Per Elisa, parlarne oggi significa dare voce a una parte della propria storia che per molti anni aveva custodito lontano dagli altri, nella speranza che questo gesto possa essere utile anche a chi ha vissuto esperienze simili.