Pesticidi nelle banane, la peggiore è Del Monte secondo il test del Salvagente

A cura di Redazione
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Il Salvagente ha analizzato 15 banane alla ricerca di pesticidi. Del Monte è il campione con più residui: cinque tracce in un solo frutto.

Le banane sembrano tutte uguali quando le scegliamo al supermercato. Cambiano il prezzo, il marchio e il Paese di provenienza, ma spesso non ci chiediamo cosa possa esserci sulla buccia e, soprattutto, nella polpa che mangiamo.

Un test del Salvagente ha analizzato proprio la parte edibile di 15 banane, alla ricerca di residui di pesticidi.

Il risultato più sorprendente riguarda una delle marche più conosciute: Del Monte. Il campione analizzato è risultato quello con il profilo di residui più problematico per numero e concentrazione delle sostanze rilevate. In un singolo frutto sono state trovate cinque tracce di fitofarmaci.

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E c'è un altro elemento che fa discutere: tra le banane convenzionali analizzate, Del Monte era anche quella con il prezzo più alto.

Del Monte è la banana con più residui

Il campione Del Monte, proveniente dalla Costa Rica, ha presentato cinque presenze complessive.

Il laboratorio ha rilevato tre fungicidi:

azoxystrobin, 0,160 mg/kg;

thiabendazolo, 0,408 mg/kg;

fenpropimorph, 0,021 mg/kg.

A questi si aggiungono bifentrina, 0,036 mg/kg, e un'ulteriore traccia non quantificabile.

In totale, quindi, sono state individuate cinque presenze di fitofarmaci nello stesso frutto.

La Del Monte era anche la più cara

Il dato diventa ancora più curioso se si guarda al prezzo.

Tra le banane convenzionali esaminate dal test, la Del Monte costava 2,88 euro al chilo, risultando la più cara del gruppo.

Il confronto mostra quindi che il prezzo più elevato non corrisponde necessariamente a un numero inferiore di residui.

Nel campione analizzato dal Salvagente, anzi, è accaduto l'opposto: la banana più costosa è stata anche quella con il maggior numero di sostanze rilevate.

Il thiabendazolo nella banana Del Monte

Tra le sostanze trovate nella Del Monte c'è il thiabendazolo, rilevato alla concentrazione di 0,408 mg/kg.

Si tratta della concentrazione più elevata di thiabendazolo registrata tra i prodotti analizzati nel test.

Il valore indicato dal Salvagente rimane comunque al di sotto del limite massimo di legge di 6 mg/kg riportato nell'indagine.

Questo è un punto importante: il fatto che una sostanza venga rilevata non significa automaticamente che il prodotto sia fuori norma.

Anche la bifentrina è stata rilevata

Nella banana Del Monte il laboratorio ha trovato anche bifentrina, alla concentrazione di 0,036 mg/kg.

Il Salvagente la indica come una sostanza con attività di interferenza endocrina e sottolinea il fatto che in Europa il suo impiego sia vietato su quasi tutte le altre colture.

Il dato va comunque distinto dalla conformità del singolo campione: tutte le 15 banane analizzate rispettavano i limiti di legge, secondo quanto riportato dal test.

Tutte le banane erano entro i limiti

È probabilmente la precisazione più importante dell'intera indagine.

Il test ha trovato residui in diversi campioni, ma nessuna delle 15 banane analizzate ha superato i limiti di legge.

Quindi la classifica del test non deve essere interpretata come una divisione tra banane sicure e banane pericolose.

Si tratta piuttosto di un confronto tra i campioni sulla base delle sostanze rilevate e degli altri criteri utilizzati dal Salvagente.

Fino a cinque pesticidi in un solo frutto

Il dato che più colpisce è quello relativo alla presenza contemporanea di diverse sostanze.

Nel campione Del Monte sono state rilevate cinque presenze di fitofarmaci.

Il fenomeno viene spesso indicato con l'espressione “effetto cocktail”, utilizzata per descrivere la presenza contemporanea di più residui nello stesso alimento.

È un tema che va distinto dal semplice superamento dei limiti: nel test, infatti, nessun campione ha oltrepassato i valori previsti dalla normativa.

Da dove arrivano i pesticidi delle banane?

Per capire perché i residui possano essere presenti bisogna guardare alla filiera produttiva.

La banana è uno dei frutti più coltivati e commercializzati al mondo e gran parte della produzione destinata all'esportazione proviene dall'America Latina.

L'Ecuador, in particolare, rappresenta circa il 30% delle esportazioni mondiali.

La coltivazione su larga scala richiede numerosi trattamenti per proteggere le piante e i frutti durante le diverse fasi della produzione.

Le monocolture intensive

La produzione delle banane da esportazione si basa in larga parte su coltivazioni intensive e specializzate.

Il clima caldo e umido delle principali aree produttive favorisce la crescita delle piante, ma può anche creare condizioni favorevoli allo sviluppo di organismi che danneggiano le colture.

Per questo vengono utilizzati diversi trattamenti fitosanitari.

I trattamenti cominciano già nella coltivazione

Il percorso della banana è lungo.

Secondo quanto riportato dal Salvagente, i trattamenti possono iniziare già dal terreno e proseguire durante la crescita della pianta.

In alcune aree vengono utilizzate anche irrorazioni aeree.

Il tema è particolarmente delicato per le coltivazioni vicine, perché il materiale utilizzato può essere trasportato dal vento.

I sacchi che proteggono i caschi di banane

C'è poi un particolare della coltivazione che può sorprendere.

Durante la crescita, i caschi di banane vengono avvolti in sacchi di plastica.

Secondo il Salvagente, questi sacchi possono essere trattati con sostanze insetticide e fungicide per proteggere i frutti durante la crescita.

Il trattamento continua quindi anche nelle fasi successive alla formazione del casco.

La banana viene raccolta ancora verde

Quando arriva il momento della raccolta, la banana non è ancora nel punto di maturazione che conosciamo al supermercato.

I frutti vengono infatti raccolti verdi e acerbi.

Questa caratteristica è fondamentale per permettere loro di affrontare il lungo viaggio verso i mercati di destinazione senza arrivare già maturi.

Cosa succede dopo la raccolta

La filiera non termina con il distacco del casco dalla pianta.

Secondo il quadro descritto dal Salvagente, la parte del frutto interessata dal taglio può essere sottoposta a ulteriori trattamenti fungicidi.

Seguono le operazioni necessarie alla preparazione delle banane per il trasporto internazionale.

Il viaggio verso l'Europa

Le banane destinate al mercato europeo affrontano un viaggio lungo.

Per evitare che maturino troppo rapidamente durante il trasporto, vengono mantenute in condizioni che rallentano il processo di maturazione.

Arrivano quindi nei porti europei ancora verdi.

Solo successivamente vengono avviate alla maturazione controllata.

L'etilene per farle maturare

Una volta arrivate a destinazione, le banane vengono sottoposte a un processo di maturazione.

Il Salvagente ricorda l'utilizzo dell'etilene, una sostanza che svolge naturalmente il ruolo di ormone vegetale e che viene utilizzata per favorire la maturazione dei frutti.

È così che le banane verdi diventano progressivamente gialle e pronte per essere vendute.

Una filiera lunga e complessa

Il viaggio della banana è quindi molto diverso da quello di un frutto prodotto a pochi chilometri dal supermercato.

Dal terreno alla pianta, dai trattamenti durante la crescita fino alla raccolta, al trasporto e alla maturazione, il frutto attraversa numerose fasi prima di arrivare nel carrello della spesa.

Il test sui residui permette di fotografare soltanto una parte di questo percorso.

Il problema non è soltanto la buccia

Quando si parla di pesticidi nelle banane, si potrebbe pensare che il problema riguardi soprattutto la buccia.

Il Salvagente ha però scelto di analizzare proprio la polpa, cioè la parte che normalmente viene consumata.

Questo rende il risultato particolarmente interessante perché permette di verificare quali residui siano presenti nella parte edibile del frutto.

Perché lavare la banana non risolve tutto

La banana viene generalmente sbucciata prima di essere mangiata.

Questo elimina il contatto diretto con la superficie esterna del frutto, ma il test del Salvagente ha comunque analizzato la polpa.

Per questo non è corretto considerare il semplice gesto di sbucciare la banana come una risposta definitiva alla questione dei residui rilevati.

Del Monte: il confronto tra prezzo e risultato

Il caso Del Monte è quello che maggiormente colpisce il consumatore.

La banana analizzata era la più cara tra quelle convenzionali, con un prezzo di 2,88 euro al chilo.

Eppure è stata anche quella nella quale il laboratorio ha rilevato il maggior numero di sostanze: cinque presenze complessive.

Il dato mostra ancora una volta che il prezzo, da solo, non è sufficiente per prevedere il risultato di un'analisi di laboratorio.

Pagare di più non significa necessariamente avere meno residui

È una delle conclusioni più immediate che si possono trarre dal confronto.

Un prezzo superiore può dipendere da molti fattori: marchio, distribuzione, filiera commerciale, certificazioni e altre caratteristiche del prodotto.

Non è quindi possibile stabilire una relazione diretta tra prezzo e quantità di residui.

Il caso Del Monte lo mostra chiaramente: nel campione analizzato, il prodotto più costoso è stato anche quello con più sostanze rilevate.

Il test rispetto a quattro anni fa

Il Salvagente ha confrontato i risultati anche con una precedente indagine realizzata quattro anni prima.

Secondo la rivista, il quadro complessivo è rimasto sostanzialmente invariato.

Questo significa che la presenza di residui nella filiera delle banane continua a essere un tema da monitorare.

Le banane biologiche sono diverse?

Il test mette a confronto prodotti convenzionali e permette di osservare le differenze tra i campioni.

La coltivazione biologica prevede regole specifiche sull'impiego dei prodotti fitosanitari, ma la semplice indicazione “bio” non dovrebbe essere interpretata come una garanzia assoluta di assenza di qualsiasi residuo.

Per valutare un prodotto è quindi importante considerare la certificazione e le modalità di produzione dichiarate.

Cosa significa trovare più residui

La presenza contemporanea di più sostanze è uno degli aspetti sui quali il test richiama maggiormente l'attenzione.

Ma bisogna distinguere numero di residui, concentrazione delle singole sostanze e limiti normativi.

Una banana con più tracce non è automaticamente fuori norma, così come un singolo residuo non indica da solo un problema per il consumatore.

Nel test, tutti i 15 campioni sono risultati entro i limiti previsti.

La questione dell'effetto cocktail

Il Salvagente richiama anche il tema dell'effetto cocktail, cioè la presenza simultanea di più pesticidi nello stesso alimento.

La questione riguarda il modo in cui vengono valutate le singole sostanze rispetto alle miscele.

È però importante non trasformare automaticamente la presenza di più residui nella dimostrazione di un danno: il test, da solo, non consente una conclusione di questo tipo.

Cosa guardare quando compri le banane

Per il consumatore non è semplice conoscere la quantità di residui presente in una banana.

Queste informazioni non sono normalmente riportate sull'etichetta.

È invece possibile controllare il Paese di origine e le eventuali certificazioni presenti sulla confezione o sui cartelli del punto vendita.

Il prezzo non è un indicatore sufficiente

La vicenda Del Monte offre una lezione interessante anche per la spesa quotidiana.

Scegliere la banana più costosa pensando che sia automaticamente migliore non è una strategia affidabile.

Nel test del Salvagente, infatti, la Del Monte da 2,88 euro al chilo è risultata il campione con il maggior numero di residui rilevati.

La classifica va letta insieme ai dati

Quando un test assegna a un prodotto un giudizio peggiore, è importante andare a vedere perché.

Nel caso delle banane, il numero di sostanze rilevate è soltanto uno degli elementi da considerare.

Anche le concentrazioni contano, così come il rispetto dei limiti previsti dalla normativa.

Nessun campione ha superato i limiti

Questo dato merita di essere ripetuto.

Tutte le 15 banane analizzate dal Salvagente rispettavano i limiti di legge.

Il test non ha quindi individuato prodotti irregolari.

Ha invece evidenziato differenze nel numero e nella quantità dei residui presenti nei singoli campioni.

La banana resta un frutto molto consumato

La banana continua a essere uno dei frutti più acquistati e consumati in Italia.

È pratica, non richiede utensili per essere sbucciata e può essere trasportata facilmente.

Proprio per questo conoscere la filiera e i risultati dei test può aiutare il consumatore a comprendere meglio cosa c'è dietro un prodotto che sembra semplicissimo.

Cosa ci dice davvero il test

L'indagine del Salvagente non dice che le banane siano tutte contaminate nello stesso modo.

Al contrario, mostra differenze significative tra i campioni.

La Del Monte è quella che presenta il numero maggiore di sostanze rilevate, con cinque presenze in un singolo frutto.

Altri campioni hanno mostrato risultati differenti.

La banana Del Monte sotto la lente

Il caso più curioso resta quindi quello della Del Monte.

Il campione proveniente dalla Costa Rica ha presentato azoxystrobin, thiabendazolo, fenpropimorph, bifentrina e una quinta traccia non quantificabile.

Il thiabendazolo, con 0,408 mg/kg, è risultato il residuo presente alla concentrazione più elevata tra quelli indicati per il campione.

Eppure il valore rimane molto al di sotto del limite di legge riportato dal test.

Una banana costosa non è necessariamente una banana “più pulita”

Il confronto tra prezzo e analisi permette quindi di sfatare un'idea abbastanza comune.

Il costo maggiore non garantisce automaticamente meno residui.

Nel campione Del Monte è avvenuto proprio il contrario.

Questo non significa che il prezzo non possa riflettere altre caratteristiche del prodotto, ma semplicemente che non può essere utilizzato come indicatore della quantità di pesticidi presente.

La filiera resta il vero punto da osservare

Dalla coltivazione intensiva ai trattamenti, dai sacchi protettivi alla raccolta, dal trasporto alla maturazione, la banana attraversa una filiera internazionale molto articolata.

Il risultato del test è quindi anche una fotografia di quanto sia complesso il percorso che porta un frutto tropicale dai campi dell'America Latina fino ai supermercati italiani.

Il dato che fa più riflettere

Cinque tracce di fitofarmaci in un solo frutto sono il dato che probabilmente colpisce maggiormente.

Ma va accompagnato da un'altra informazione altrettanto importante: nessuna delle 15 banane analizzate ha superato i limiti di legge.

Le due informazioni non si contraddicono.

Il test evidenzia la presenza di più residui contemporaneamente, mentre la normativa valuta le concentrazioni delle singole sostanze rispetto ai limiti previsti.

Cosa ricordare prima di comprare le banane

Il test del Salvagente offre quindi alcuni spunti concreti.

Il prezzo non garantisce un numero inferiore di residui.

La buccia non è l'unica parte da considerare, perché l'analisi è stata effettuata sulla polpa.

Più residui non significa automaticamente prodotto fuori norma.

E soprattutto, tutti i 15 campioni analizzati sono risultati entro i limiti di legge.

La sorpresa Del Monte

La notizia che probabilmente farà più discutere è quindi questa: la Del Monte, che nel test aveva il prezzo più alto tra le banane convenzionali, è risultata anche il campione con il maggior numero di residui.

Cinque presenze di fitofarmaci in un singolo frutto, tra cui azoxystrobin, thiabendazolo, fenpropimorph e bifentrina, oltre a una traccia non quantificabile.

Il risultato non indica che la banana fosse fuori norma: il campione rispettava i limiti di legge.

Ma dimostra che pagare di più non significa necessariamente trovare meno residui di pesticidi.

Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti emersi dal test del Salvagente.