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17 Settembre 2026
12:01

Francesco Gianello morto a 14 anni, in aula la superperizia sul caso: «Poteva sopravvivere»

Il caso di Francesco Gianello torna al centro del processo con una nuova perizia. In aula l'analisi sulle circostanze della morte del 14enne e sulle responsabilità contestate ai genitori.

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Francesco Gianello morto a 14 anni, in aula la superperizia sul caso: «Poteva sopravvivere»
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Il caso di Francesco Gianello, il ragazzo vicentino morto a 14 anni nel gennaio 2024, torna al centro del processo davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. I suoi genitori, Martina Binotto e Luigi Gianello, sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale.

Un elemento centrale del procedimento è ora rappresentato dalla perizia firmata da Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, incaricati dalla Corte di valutare il rapporto tra il percorso seguito dal ragazzo e il decesso. La conclusione dei periti è netta: secondo la loro analisi, Francesco avrebbe avuto possibilità di sopravvivere se fosse stato seguito tempestivamente il percorso terapeutico previsto per la sua patologia.

Francesco Gianello e la diagnosi

Francesco era affetto da un osteosarcoma al femore. Nel marzo 2023 si trovava all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove avrebbe dovuto sottoporsi a una biopsia per completare l'iter diagnostico e avviare il percorso terapeutico.

Il 15 marzo, secondo quanto ricostruito nel procedimento, i genitori ritirarono il consenso e Francesco lasciò l'ospedale. È proprio il periodo successivo a questa decisione a essere diventato uno dei punti centrali del processo.

Il ricorso al cosiddetto metodo Hamer

Secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, la famiglia si sarebbe affidata al cosiddetto metodo Hamer, una teoria alternativa che non fa parte dei protocolli oncologici riconosciuti.

Il ragazzo sarebbe stato portato in una comunità legata a pratiche naturopatiche. Il 25 aprile 2023 arrivò poi al pronto soccorso di Perugia in condizioni critiche. Tra l'uscita dal Rizzoli e quel momento erano trascorsi circa 45 giorni.

Cosa dice la superperizia

I periti Antonello Cirnelli e Franca Fagioli hanno analizzato la documentazione del caso per rispondere a una questione decisiva per il processo: stabilire se il ritardo abbia inciso sulle possibilità di sopravvivenza del ragazzo.

Secondo le conclusioni depositate alla Corte d'Assise, Francesco avrebbe potuto essere salvato se fosse stato seguito tempestivamente il percorso chemioterapico e chirurgico previsto per la sua condizione.

Nel corso dell'udienza del 16 settembre, RaiNews ha riportato che i periti hanno indicato, sulla base degli studi presi in esame, una probabilità di sopravvivenza a cinque anni del 74,8% seguendo il protocollo previsto. Si tratta di una valutazione statistica riferita al quadro analizzato dai consulenti, non della certezza sull'esito che avrebbe avuto il singolo caso.

Quei 45 giorni al centro del processo

Uno degli elementi considerati più importanti è proprio il periodo trascorso tra il 15 marzo e il 25 aprile 2023.

Secondo la perizia, quel ritardo avrebbe avuto conseguenze rilevanti sull'evoluzione della situazione. Quando Francesco arrivò a Perugia, le sue condizioni erano ormai molto più gravi e l'intervento chirurgico non sarebbe più stato praticabile nelle stesse condizioni iniziali.

È su questo passaggio che si concentra una parte fondamentale del confronto tra accusa e difesa.

La posizione della difesa è diversa

Nel processo esiste infatti una diversa valutazione presentata dai consulenti della difesa.

Secondo la loro tesi, il ritardo attribuito ai genitori non avrebbe inciso in maniera determinante sulla sopravvivenza del ragazzo e non sarebbe possibile stabilire che un percorso differente avrebbe evitato il decesso.

La perizia disposta dalla Corte arriva quindi dopo un confronto tra valutazioni tecniche differenti e sarà uno degli elementi che i giudici dovranno prendere in considerazione per arrivare alla loro decisione.

La nuova ipotesi emersa dalla relazione

La relazione dei periti contiene anche un altro elemento.

Secondo quanto riportato da ANSA, è stata formulata l'ipotesi che Francesco possa essere stato esposto a sostanze potenzialmente neurotossiche, tra cui preparati a base di Artemisia. Si tratta di un'ipotesi contenuta nella perizia e non va quindi presentata come un fatto definitivamente accertato.

Questo elemento è stato collegato dai consulenti ad alcuni sintomi neurologici manifestati dal ragazzo durante quel periodo.

L'accusa nei confronti dei genitori

Martina Binotto e Luigi Gianello sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale.

Il procedimento deve stabilire le eventuali responsabilità penali dei genitori nelle decisioni prese durante la malattia del figlio e valutare il possibile nesso tra quelle scelte e la morte di Francesco.

L'imputazione rappresenta l'accusa formulata nel processo e non equivale a una condanna: la responsabilità degli imputati dovrà essere stabilita dalla Corte.

La superperizia diventa centrale in aula

Con il deposito e la discussione della nuova relazione tecnica, il processo entra in una fase particolarmente importante.

Da una parte ci sono le conclusioni dei periti incaricati dalla Corte, secondo i quali un trattamento tempestivo avrebbe dato a Francesco concrete possibilità di sopravvivenza. Dall'altra rimane la posizione della difesa, che contesta il rapporto causale tra il ritardo e il decesso.

Sarà la Corte d'Assise di Vicenza a valutare gli elementi raccolti, le consulenze e le testimonianze per stabilire le eventuali responsabilità nel caso della morte di Francesco Gianello, avvenuta nel gennaio 2024 quando aveva soltanto 14 anni.