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21 Settembre 2026
11:14

L’equinozio d’autunno non è il 21 settembre: quando arriva davvero

Quando inizia l’autunno 2026? L’equinozio cade il 23 settembre: cosa significa, perché la data cambia e cosa succede alle ore di luce.

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L’equinozio d’autunno non è il 21 settembre: quando arriva davvero

L’estate sta per lasciare spazio alla nuova stagione. Mercoledì 23 settembre 2026 arriva l’equinozio d’autunno, l’appuntamento astronomico che segna ufficialmente l’inizio dell’autunno nell’emisfero boreale.

È uno dei momenti più particolari dell’anno: giorno e notte raggiungono una durata molto simile e, da questo momento, nell’emisfero nord le ore di luce continueranno progressivamente a diminuire fino al solstizio d’inverno.

Ma perché l’autunno 2026 inizia proprio il 23 settembre? La data dell’equinozio, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non è sempre la stessa.

Quando inizia l’autunno 2026: la data dell’equinozio

L’autunno astronomico 2026 inizia mercoledì 23 settembre con l’equinozio. La data può cambiare leggermente da un anno all’altro e generalmente cade tra il 21 e il 24 settembre.

La ragione è legata alla durata dell’anno astronomico, che non corrisponde esattamente ai 365 giorni utilizzati normalmente dal calendario.

Questa differenza, compensata anche attraverso gli anni bisestili, determina un progressivo spostamento dell’orario e, in alcuni casi, della data in cui si verificano equinozi e solstizi.

Per questo l’equinozio d’autunno non cade necessariamente il 21 settembre, come spesso si tende a pensare.

Equinozio d’autunno: cosa significa

Il termine equinozio deriva dal latino aequa nox, espressione traducibile come “notte uguale”.

Il nome fa riferimento a una delle caratteristiche di questo particolare momento dell’anno: intorno all’equinozio la durata del giorno e quella della notte diventano molto simili.

Dal punto di vista astronomico, il fenomeno si verifica quando il Sole attraversa il piano dell’equatore terrestre. In questa fase i due emisferi ricevono un’illuminazione pressoché equivalente.

Le conseguenze sono opposte nelle due metà del pianeta: mentre nell’emisfero boreale inizia l’autunno, nell’emisfero australe l’equinozio segna l’arrivo della primavera.

Perché dopo l’equinozio le giornate diventano più corte

L’alternarsi delle stagioni dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre, pari a circa 23,4 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita della Terra intorno al Sole.

Proprio l’inclinazione dell’asse, insieme al movimento del nostro pianeta intorno al Sole, modifica durante l’anno la quantità di luce ricevuta dai due emisferi.

Gli equinozi si verificano due volte all’anno, a marzo e settembre.

Dopo quello di settembre, nell’emisfero boreale le ore di luce diminuiscono gradualmente, mentre quelle di buio aumentano. Il processo prosegue fino al solstizio d’inverno, quando si raggiunge il periodo dell’anno con le giornate più corte.

Equinozio, giorno e notte durano davvero 12 ore?

Si parla spesso dell’equinozio come del giorno in cui abbiamo esattamente 12 ore di luce e 12 ore di buio. In realtà si tratta di una semplificazione.

La durata osservata del giorno può risultare leggermente superiore a quella della notte anche in prossimità dell’equinozio.

Uno dei motivi è la rifrazione atmosferica, che permette di vedere il Sole quando geometricamente si trova ancora poco sotto l’orizzonte.

Inoltre, alba e tramonto vengono calcolati prendendo come riferimento il bordo superiore del disco solare e non il suo centro.

Di conseguenza, la perfetta divisione della giornata in 12 ore di luce e altrettante di buio non coincide necessariamente con il giorno esatto dell’equinozio.

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Immagine

C’è anche un’altra distinzione importante. Il 23 settembre 2026 comincia l’autunno astronomico, ma per i meteorologi la stagione è già iniziata.

L’autunno meteorologico comincia infatti il 1° settembre e termina il 30 novembre, comprendendo per convenzione tre mesi completi: settembre, ottobre e novembre.

La suddivisione meteorologica utilizza periodi fissi e facilita il confronto dei dati climatici. Le stagioni astronomiche, invece, sono determinate dalla posizione della Terra rispetto al Sole e iniziano con equinozi e solstizi.

Equinozio d’autunno tra miti e antiche tradizioni

L’equinozio non è soltanto un fenomeno astronomico. Nel corso dei secoli il passaggio dall’estate all’autunno ha assunto significati simbolici legati al raccolto, alla natura e al progressivo diminuire della luce.

Uno dei racconti più conosciuti arriva dalla mitologia greca ed è quello di Persefone e Demetra.

Secondo il mito, Persefone fu rapita da Ade e condotta nel regno degli Inferi. La sua permanenza lontano dalla madre Demetra, dea legata alla fertilità della terra e all’agricoltura, veniva utilizzata per spiegare simbolicamente il periodo in cui la natura perdeva la propria vitalità. Il suo ritorno era invece associato alla rinascita della vegetazione.

Dall’Higan giapponese alle tradizioni del raccolto

Anche altre culture hanno attribuito un significato particolare agli equinozi.

In Giappone, nei periodi degli equinozi viene celebrato l’Higan, ricorrenza della tradizione buddista durante la quale molte famiglie rendono omaggio agli antenati visitando le tombe e portando fiori e offerte.

Un altro elemento ricorrente nelle tradizioni associate all’autunno è il raccolto.

Nell’antica Roma questo legame con i frutti della terra trovava una delle sue rappresentazioni in Pomona, divinità associata agli alberi da frutto, ai giardini e alla loro coltivazione.

Nel neopaganesimo contemporaneo, invece, l’equinozio d’autunno viene associato a Mabon, celebrazione collegata al raccolto e al passaggio verso la parte più buia dell’anno.

L’equinozio d’autunno 2026 del 23 settembre rappresenta quindi non soltanto l’inizio astronomico di una nuova stagione, ma un fenomeno che nel corso della storia ha ispirato racconti, simboli e tradizioni molto diverse tra loro.