
Sono trascorsi 16 anni dal delitto di Sarah Scazzi, la tragedia che nell'estate del 2010 sconvolse Avetrana e l'Italia intera. Al centro della vicenda c'è ancora Michele Misseri, lo zio della quindicenne, oggi libero dopo aver scontato la condanna definitiva a otto anni per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove.
A distanza di anni, Misseri è tornato alla vita quotidiana ad Avetrana, nella stessa villetta di via Deledda legata alla vicenda. Secondo le ricostruzioni più recenti, conduce un'esistenza molto riservata ed esce soprattutto nelle prime ore del mattino per andare a lavorare nei campi.
Michele Misseri è tornato libero nel 2024
Misseri ha lasciato il carcere di Lecce l'11 febbraio 2024, dopo aver scontato la pena definitiva di otto anni. La condanna riguardava la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi e l'inquinamento delle prove, non l'omicidio della nipote.
La pena era stata ridotta grazie ai benefici previsti per la buona condotta e alla detenzione già scontata. Al momento della scarcerazione, Misseri ha quindi potuto tornare nella sua città.
La villetta di via Deledda
Una delle prime immagini rimaste impresse nella memoria collettiva del caso è proprio quella della villetta di via Deledda, dove Sarah fu uccisa il 26 agosto 2010.
Dopo la scarcerazione, Misseri è tornato a vivere nell'abitazione. La casa è stata nel frattempo schermata per limitare la curiosità di giornalisti e visitatori, dopo gli anni in cui era diventata una sorta di luogo di pellegrinaggio per chi seguiva il caso.
Oggi la situazione è molto diversa: l'attenzione mediatica è diminuita e l'uomo conduce una vita decisamente più appartata.
Il lavoro nei campi
Il rapporto di Michele Misseri con la campagna è sempre stato molto forte. Al momento del delitto era un agricoltore e proprio mentre lavorava nei campi aveva trovato il telefono cellulare di Sarah, il 29 settembre 2010.
Sedici anni dopo, il lavoro agricolo continua a rappresentare una parte importante della sua quotidianità. Le ricostruzioni più recenti raccontano che Misseri esce presto al mattino e si dedica al lavoro nei campi, mantenendo una vita lontana dai luoghi della mondanità e dai riflettori.
Il ritorno a una vita riservata
Dopo la scarcerazione, Misseri ha progressivamente ridotto la propria esposizione pubblica. Avetrana ha più volte manifestato il desiderio di lasciarsi alle spalle l'enorme attenzione mediatica che aveva accompagnato il paese per anni.
Alcuni residenti, già nel 2024, avevano invitato a permettere a Misseri di riprendere la propria vita, sottolineando la necessità di superare il circo mediatico che aveva trasformato la vicenda in uno dei casi di cronaca più seguiti della storia italiana.
Le tante versioni di Michele Misseri
La figura di Misseri rimane comunque legata alle numerose versioni fornite durante le indagini. Dopo la scomparsa di Sarah, fu proprio lui a ritrovare il cellulare della nipote e successivamente a indicare agli investigatori il luogo in cui era stato nascosto il corpo.
Nel corso degli interrogatori arrivarono confessioni e ritrattazioni. Misseri ha continuato negli anni a sostenere di essere l'unico responsabile dell'omicidio, mentre la giustizia italiana ha stabilito un quadro diverso da quello da lui sostenuto.
Le condanne per l'omicidio di Sarah Scazzi
La sentenza definitiva ha stabilito la responsabilità di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, condannate all'ergastolo per l'omicidio di Sarah.
Michele Misseri, invece, è stato condannato a otto anni per la soppressione del cadavere e l'inquinamento delle prove. Le condanne di Sabrina e Cosima sono state confermate dalla Cassazione nel 2017.
Sedici anni dopo, Avetrana prova a voltare pagina
Il 26 agosto 2026 ricorre il sedicesimo anniversario della morte di Sarah Scazzi. Ad Avetrana, il ricordo della ragazza continua a essere presente, ma la comunità cerca di mantenere un approccio più riservato rispetto agli anni immediatamente successivi alla tragedia.
Michele Misseri, dopo il carcere, è tornato nella villetta di via Deledda e alla vita nei campi. Una quotidianità lontana dalla grande esposizione mediatica di quegli anni, mentre la vicenda giudiziaria resta ormai definita dalle sentenze.
Il caso di Avetrana continua però a suscitare interesse, anche perché ha segnato profondamente non soltanto la famiglia di Sarah, ma un'intera comunità che da sedici anni convive con il peso di quella tragedia.