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21 Ottobre 2024
18:30

“Sangue di drago”: la foresta misteriosa con un particolare raccapricciante

Sull'Isola di Socotra, poco distante dallo Yemen, si sviluppa una foresta composta da alberi con forme particolarissime e un'origine leggendaria poco rassicurante. Si tratta dei cosiddetti alberi di sangue di drago, caratterizzati da una chioma simile a un groviglio di radici così folto che sembrano conficcati nel terreno a testa in giù.

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“Sangue di drago”: la foresta misteriosa con un particolare raccapricciante
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C’è un’isola in cui ancora oggi è difficilissimo arrivare e dove resiste una foresta misteriosa, fatta di alberi con delle forme strane, che vivono quasi a testa in giù e che sembrano avere un’origine tutt’altro che rassicurante. D’accordo, ti do le coordinate.

Nella vasta distesa d’acqua tra il Mar Arabico e l’Oceano Indiano, a oltre 300 chilometri dalla costa meridionale dello Yemen, sorge Socotra, la più grande delle quattro isole dell’omonimo arcipelago.

Devi spere che si tratta di un luogo incredibile e tra i più ricchi di biodiversità al mondo: le stime dicono che gran parte delle specie vegetali, dei suoi rettili e delle sue lumache di terra sono endemiche e non si possono dunque ritrovare in nessun altro posto sul Pianeta.

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La sopravvivenza di una simile biodiversità è stata possibile anche per via della scarsa presenza umana che ha sempre contraddistinto l’isola e l’intero arcipelago, da sempre caratterizzate da venti monsonici e poco appropri riparati e dunque estremamente difficile da raggiungere.

Con poche informazioni di prima mano a disposizione, la storia dell’isola di Socotra si è arricchita di racconti e leggende fantastiche, che parlavano di una terra ricca di magie e di stregoni.Alcuni di questi hanno inevitabilmente coinvolto anche un altro elemento peculiare dell’isola, ovvero i suoi alberi.

Secondo la leggenda, infatti, sarebbero nati dal sangue colato sul terreno dopo un durissimo contro tra un enorme drago e un elefante.

Seguendo invece l’etimologia araba del nome, “Dam al-Akhawain”, il primo albero di questa particolarissima specie sarebbe nato e cresciuto nel punto in cui due fratelli, Darsa e Samha, si sono combattuti fino alla morte. Da qui l’altro nome con cui sono identificato, appunto “il sangue dei due fratelli”.

La spiegazione più accatta alla realtà sostiene invece che il nome derivi dalla caratteristica resina di colore rosso scuro prodotta dall’albero e per lungo tempo utilizzata come ingrediente fondamentale nei tradizionali riti magici e alchemici.

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Gli alberi di sangue di drago sono poi contraddistinti da una chioma densa e appiattita, simile a una cupola, a un ombrello o a un groviglio di radici: per questo, a volte, sembrano conficcati nel terreno a testa in giù.

In realtà, questa strana forma sarebbe il risultato di un processo di adattamento climatico, in particolare alle condizioni di estrema siccità e caldo che, complice anche il Climate Change, contraddistingue ormi da tempo il territorio yemenita.

Se infatti la maggior parte degli alberi trae acqua dal terreno e dalle radici per trasportandola fino alle foglie, gli alberi del sangue di drago possono farlo anche dall’aria, trasferendola poi al contrario verso il terreno.

Particolarità e stranezze a parte, gli alberi sangue di drago sono degni di nota anche per via dell’importantissimo ruolo ecologico che svolgono sull’isola di Socotra. Considera infatti che questi alberi contribuiscono alla sopravvivenza di decine di altre specie vegetali e animali, dai gechi ai serpenti.

Eppure, anche loro sono in serio pericolo. Colpa della crisi climatica con il drastico calo delle precipitazioni e il continuo e devastante aumento delle temperature. Colpa, anche, del sovrapascolo e delle numerosissime popolazioni di capre presenti sull’isola che finiscono per mangiarsi tutto ciò che incontrano sulla propria strada. Inclusi gli alberi di sangue di drago.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.