Stop alle pinne di squalo: rimossi da Deliveroo oltre 600 piatti

La piattaforma globale di food delivery ha deciso di rimuovere tutti i piatti contenenti carne di squalo presenti in 180 ristoranti. La svolta deriva dall’adesione dell’azienda alla campagna del WWF “No shark fins”, per la tutela degli squali e di altre specie a rischio.
Sara Del Dot 8 febbraio 2019

Da oggi in poi, se mai una sera ti venisse voglia di farti portare a casa una bella zuppa di pinne di squalo, sicuramente non sarà Deliveroo a consegnartela. L’azienda di cibo a domicilio ha infatti annunciato ufficialmente di aver aderito alla campagna lanciata dal WWFNo shark fins”, contro la mattanza silenziosa che sta portando i predatori del mare all’estinzione.

Dei rischi che la pesca indiscriminata di squali comporta per l’intera specie ne avevamo già parlato. Ogni anno, infatti, sono quasi 100 milioni gli squali che vengono pescati nei mari del mondo e il 60% delle specie esistenti si sta rapidamente estinguendo. In alcuni casi, la popolazione è diminuita del 90%.

Per questo motivo, l’organizzazione mondiale ambientalista ha lanciato una campagna per tutelare questi mammiferi acquatici, e diverse realtà hanno deciso di aderirvi. Tra queste, appunto, Deliveroo, che ha già rimosso dalla sua piattaforma più di 600 piatti a base di pinne e carne di squalo presenti in 180 ristoranti.

Come si producono le pinne di squalo?

Le attività di pesca degli squali procedono a numeri altissimi, molto più velocemente di quanto questi animali riescano a riprodursi. Infatti, ricordiamo, essendo un mammifero lo squalo non può riprodursi in grandi quantità, e il suo sviluppo e la sua crescita avvengono in tempi molto lunghi.

A questo si aggiunge la terribile pratica con cui le preziose pinne di questo animale vengono recuperate: si chiama finning, e consiste nel pescare l’animale, mutilarlo e rigettarlo in mare ancora vivo, condannandolo a una morte lentissima e dolorosa. Una modalità di pesca condannata dal Consiglio europeo già dal 2003, eppure ancora poco controllata e sanzionata, dal momento che è difficile tenere monitorati pescherecci che operano in mare aperto, soprattutto in luoghi del mondo meno sensibili a tematiche di questo genere.