16 modi in cui agire sul sistema alimentare per ridurre le emissioni di CO2: il nuovo report del WWF

Assieme ad altre realtà come l’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, Eat e Climate Focus, il WWF ha lanciato qualche giorno fa un report in cui queste realtà segnalano ai decisori politici 16 strategie da seguire per ridurre l’impatto delle emissioni causate dalla filiera agroalimentare.
Sara Del Dot 9 Settembre 2020

Siamo ciò che mangiamo. E ciò che mangiamo rappresenta anche in grossa parte il modo in cui impattiamo sul Pianeta. Eh sì, perché le nostre scelte alimentari giocano una parte importantissima anche e soprattutto nella questione della riduzione delle emissioni di gas serra. E come? Beh naturalmente con tutti i processi che portano la tua bistecca, il tuo pesce o il tuo avocado dal luogo in cui nascono fino al tuo piatto. E ricordati, tu puoi sempre fare qualcosa. Aiutato, naturalmente, da chi ha il potere per decidere.

Solo agendo sui sistemi di produzione del cibo, infatti, si potrebbe arrivare a ridurre fino al 25% la produzione di emissioni a livello globale. Ed è proprio su questo che si concentra il nuovo report firmato WWF, UNEP, Eat e Climate Focus, dal titolo Enhancing Nationally Determined Contributions for Food Systems, identifica 16 strategie tramite cui i principali decisori politici potrebbero agire “dal campo alla tavola” per migliorare la produzione e l’industria alimentare rendendo la filiera più sostenibile e rispettosa, riducendo notevolmente i gas serra prodotti da queste attività.

Allevamento intensivo, produzione dei foraggi, disboscamento, trasporto, trattamento, produzione e distribuzione, oltre naturalmente agli sprechi, sono responsabili di circa il 37% delle emissioni globali. Per questo, se i decisori politici decidessero di intervenire una volta per tutte nel sistema rendendolo più sostenibile per noi e per l’ambiente, non produrrebbero altro che guadagno, in tutti i sensi.

Tra le azioni individuate, troviamo sicuramente la modifica dei consumi, attraverso l’aumento di regimi alimentari vegetali e la riduzione degli sprechi, ma anche la riduzione del cambiamento d’uso del suolo, e la conversione di habitat naturali, la prevenzione delle perdite di cibo, il miglioramento dei metodi di produzione con conseguente riduzione delle emissioni di metano dovute agli allevamenti intensivi.

Tutte questioni su cui sarebbe possibile intervenire in modo più semplice rispetto ad altre, come ha sottolineato in comunicato stampa Charlotte Streck, co-fondatrice e direttrice di Climate Focus. "I sistemi alimentari sono un'opportunità di mitigazione del riscaldamento globale trascurata quando invece è difficile individuare un’opportunità di riduzione delle emissioni simile e con così tanti benefici per lo sviluppo sostenibile. Eliminare il consumo eccessivo di carne, migliorare le strutture di stoccaggio e ridurre gli sprechi alimentari fa bene alla nostra salute e migliora la sicurezza alimentare. Con una lista di indicazioni ed esempi concreti di attività e obiettivi, questo nuovo report fornisce ai responsabili politici una guida per integrare i sistemi alimentari nelle loro strategie nazionali sul Clima."

È solo questione di volontà, una volontà che deve coinvolgerci tutti.

“Senza una trasformazione radicale su come produciamo e consumiamo il cibo, non potremo raggiungere i nostri obiettivi climatici o di conservazione della biodiversità, che sono la base per ottenere una sicurezza alimentare, prevenire l'insorgere di malattie e, in ultima analisi, raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Ecco perché esortiamo i Governi a includere una strategia per avere sistemi alimentari rispettosi e positivi per il clima e per la natura nei nuovi e più ambiziosi NDC presentati quest'anno", ricorda Marco Lambertini, Direttore Generale WWF-International.