A Monza il primo convento francescano al mondo certificato “a emissioni zero”

Dai lumini in plastica riciclabile alle piantumazioni di alberi di ulivo all’interno del Convento. Quasi senza volerlo, il convento francescano di Santa Maria delle Grazie ha ottenuto la certificazione zero emissioni. Ecco come, ricercando la bellezza secondo lo spirito francescano, il convento ha fatto importanti passi verso l’ecosostenibilità.
Gaia Cortese 14 ottobre 2020

A Monza c'è il primo convento francescano al mondo certificato a zero emissioni. Una certificazione vicina a quel Frate Sole menzionato da San Francesco ben 800 anni fa nel suo celebre Cantico delle Creature, e che abbraccia lo spirito dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco, che parla di sostenibilità e invita a riflettere sui pericoli derivanti dalla crisi ambientale.

L’obiettivo Zero Emission è stato raggiunto lo scorso anno. Nel 2019, infatti, l’emissione di gas serra del convento francescano di Santa Maria delle Grazie (con annessi il Santuario, l’ostello della gioventù e la mensa francescana dei poveri) è stata complessamente di 110, 77 tonnellate di CO2, ma è stata neutralizzata efficacemente attraverso l’installazione di un impianto fotovoltaico in autoconsumo e immissione in rete, l’acquisto di energia elettrica da fonte rinnovabile con garanzia d’origine, la piantumazione di alberi e infine, la dotazione e l’annullamento dei certificati CER da produzione rinnovabile.

A questo risultato il convento francescano è arrivato attraverso l’attuazione di diverse iniziative. Di queste, la più recente ha portato alla piantumazione di venti alberi d’ulivo all’interno del convento.

"In verità l’occasione degli ulivi è stata una sorpresa anche per noi, quando in occasione della Giornata Zero Emissioni, lo scorso 21 settembre, abbiamo ricevuto in dono dalla Energy Saving Spa degli ulivi da piantare nel nostro cortile – racconta Fra Alberto Tosini, Superiore del Convento di Santa Maria delle Grazie -. Siamo dieci frati in tutto e da quattro anni a questa parte ci siamo messi nell'ottica di portare delle migliorie nel convento, con due precisi obiettivi: portare l'edificio e i dintorni ad una completa sanazione e successivamente portare un decoro generale. Il nostro miraggio "francescanamente parlando" era mostrare bellezza, non era quello della sostenibilità e dell’impatto zero.

Nel proseguire questo obiettivo, abbiamo anche fatto dei passi verso l’ecosostenibilità. Abbiamo incominciato asportando l'eternit che c’era sui tetti degli edifici, abbiamo proseguito installando i pannelli fotovoltaici e siamo arrivati a utilizzare solo lumini in plastica riciclabile".

"Sempre nella logica della bellezza, abbiamo cercato di fare altre operazioni negli ultimi quattro anni, come piantare alberi e fiori – continua Fra Alberto -. Quando l'Energy Saving Spa è venuta per piantare i suoi ulivi, dopo uno sguardo un po' intorno e un occhio anche alle nostre bollette dell'elettricità,  l'azienda stessa ci ha documentato sia le fonti inquinanti sia le fonti positive e ci ha comunicato come riuscissimo ad annullare l'impronta inquinante del convento.

Con riguardo alla certificazione zero emissioni ricevuta, rimando un po' incredulo, reputandolo più un gesto formale, perché sono certo che ci siano molto altri conventi che seguono seriamente questi obiettivi. Anche i frati di Assisi, per esempio, da diversi anni hanno messo in atto il progetto di sostenibilità Fra Sole in collaborazione con la Regione Umbria e l'Amministrazione locale. Insomma, non siamo gli unici ad avere queste cose per la testa.

Oggi è necessario declinare i valori di San Francesco attraverso le tecniche più moderne. Bisogna fare una mediazione tra passato e presente. Fortunatamente, anche grazie a Papa Francesco, viviamo un tempo favorevole da francescani".