A rischio oltre il 70% dell’agricoltura mondiale entro il 2045

Ancora una volta la causa sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Se infatti nei prossimi anni non ci sarà un’inversione nell’aumento delle emissioni e delle temperature, entro il 2045 oltre il 70% dell’agricoltura mondiale sarà a rischio.
Gaia Cortese 26 Ottobre 2022

Se l’anno 2030 è un reminder per quelli che dovrebbero essere i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale, il 2045 è un anno che sembra concedere meno sconti, almeno secondo quanto osservato dalla società di consulenza strategica e di rischio globale inglese Verisk Maplecroft che, dati alla mano, allerta sulla possibilità che entro quell’anno tre quarti della produzione agricola mondiale possano essere minacciati dalle elevate temperature e dalla crescente umidità.

L’attenta analisi è stata condotta misurando cinquantuno diversi rischi per 198 Paesi in ottanta settori, l'agricoltura è risultata essere il settore più a rischio a causa dei cambiamenti climatici. D’altronde, le temperature sempre più elevate e l’aumento dell’umidità in diverse aree del mondo, non solo ostacola le colture, ma anche la forza lavoro agricola, perché mette a rischio la salute stessa di chi lavora all’aperto.

Ad essere messe a rischio saranno proprio le principali economie ossia quelle del Brasile e dell'India, ma anche della Cina che è il più grande produttore agricolo al mondo e degli Stati Uniti, il principale esportatore agricolo mondiale; due Paesi in cui, considerata l’estensione del territorio, lo stress termico impatterà diversamente da stato a stato, ma le cui ripercussioni si faranno sentire ovunque.

Con un riscaldamento globale di 1,5°C, nei prossimi due decenni il mondo affronterà molteplici rischi climatici inevitabili.

Ad essere minacciati dal clima saranno anche molti Paesi del continente africano, come il Ghana, secondo produttore mondiale di cacao, il Togo e la Repubblica Centrafricana. A rischio anche il Sudan, produttore mondiale di sesamo, la Burkina Faso, uno dei principali produttori di karitè, il Pakistan e il Vietnam dove, per evitare le temperature elevate durante il giorno, molti braccianti hanno già iniziato a lavorare di notte.

Entro una generazione anche il Brasile, che oltre a essere una fonte primaria di alimenti di base come le arance, i semi di soia e la canna da zucchero, è il terzo produttore agricolo mondiale, si posizionerà tra i Paesi a rischio estremo.

E l'Italia? L’Italia passerà dal 143esimo posto attuale di rischio medio all’82esimo posto di rischio alto. L'Italia è per esempio uno tra i principali paesi produttori di pomodori da industria, varietà che può essere coltivata solo all'aperto a differenza di altre varietà di pomodori che vengono coltivate in serra. Secondo uno studio pubblicato su Nature Food entro il 2050 si verificherà, rispetto al periodo di riferimento 1980-2009, una diminuzione del 6 per cento della produzione di pomodori da industria. A danneggiarne la crescita, che avviene a una temperatura ottimale tra i 22°C e i 28°C, saranno proprio i probabili aumenti della temperatura dell'aria e le sempre più scarse risorse idriche.