Acidificazione degli oceani: neanche il mare riesce a sopportare la quantità di CO2 che produciamo

Gli oceani assorbono circa un quarto dell’anidride carbonica che le attività umane rilasciano in atmosfera. Questa attività, che aiuta a smaltire la quantità di CO2 presente nell’aria, provoca però l’aumento dell’acidificazione delle acque. Con conseguenze devastanti per gli ecosistemi marini.
Sara Del Dot 8 giugno 2019

“Lottiamo contro i cambiamenti climatici, l’aumento dei gas serra nell’atmosfera, l’acidificazione degli oceani”. Ascoltando le parole degli attivisti dei vari movimenti per l’ambiente, è chiaro che i problemi da risolvere per far fronte alla crisi climatica sono diversi. Di alcuni se ne sente parlare da tanti anni, come ad esempio il buco dell’ozono e il surriscaldamento globale. Altri concetti, invece, vengono affrontati a livello mediatico e in modo pervasivo soltanto ora. O meglio, le persone iniziano a dedicarvi il proprio interesse da quando li sentono nominare in occasione di ogni manifestazione e sciopero del clima. Sto parlando di problemi come la perdita di biodiversità, le monocolture intensive e l’acidificazione degli oceani. Quest’ultimo fenomeno è forse un po’ meno immediato da comprendere rispetto ad altri, perché coinvolge un processo chimico particolare che non è possibile osservare a occhio nudo e, soprattutto, non ci coinvolge direttamente. Per ora. Se non ne hai mai sentito parlare, in questo articolo potrai farti un’idea del perché è importante conoscere l’acidificazione degli oceani e di quali sono le sue devastanti conseguenze.

Acidificazione degli oceani

Forse non lo sai, ma più o meno un quarto della CO2 rilasciata nell’atmosfera dalle attività dell’uomo viene assorbita dagli oceani, e quando ciò accade viene innescata una particolare reazione chimica. Infatti, l’anidride carbonica si scioglie non appena entra in contatto con l’acqua, e da questa reazione si genera un acido chiamato acido carbonico. Il suo aumento fa diventare le acque più acide, a causa dell’abbassamento del pH marino, e scompensa violentemente gli equilibri dell’ecosistema marino, in particolare quelli che interessano la fauna. Pesci, molluschi, plancton e coralli sono le creature che maggiormente risentono di questo fenomeno. Dall’inizio della rivoluzione industriale, l’acidificazione degli oceani è aumentata di circa il 30%.

Conseguenze

L’aumento della quantità di CO2 rilasciata in atmosfera e, di conseguenza, il progressivo innalzamento dei livelli di acidità degli oceani, agisce in modo grave sulla vita marina sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, le acque acide concorrono alla morte dei coralli, già in serio pericolo a causa dei processi di sbiancamento e dell’aumento delle temperature. Ma non solo. Recenti studi hanno dimostrato come a essere sottoposti a corrosione a causa del pH troppo basso delle acque siano gli stessi sedimenti rocciosi su cui le barriere coralline sono poggiate, mettendo in pericolo non soltanto gli stessi coralli, ma tutto l’ecosistema che su di essi è fondato. Inoltre, l’acidificazione riduce la quantità presente nel mare di ioni carbonato, che sono fondamentali per la formazione dei gusci degli abitanti del mare come molluschi e crostacei. Senza l’apporto degli ioni calcio, queste creature del mare non riescono a formare il proprio scheletro e la propria corazza, rischiando di scomparire.

Insomma, l'eccessiva quantità di CO2 presente in atmosfera non agisce soltanto sull'aria che respiriamo o sull'aumento della temperatura globale, ma si insinua anche nelle profondità degli oceani.