Acido Polilattico (PLA), la plastica del futuro

È in commercio ormai da anni, ma la sua richiesta non fa che crescere. Perché tutti ormai vogliono liberarsi della plastica, sostituendola con materiali più sostenibili e di più facile degradazione. A questo scopo, il PLA può essere un perfetto candidato. Non a caso, puoi già trovarlo sugli scaffali dei supermercati. Ma scopriamo insieme le caratteristiche di questo materiale.
Sara Del Dot 5 novembre 2019

Quest’estate, soprattutto nei locali all’aperto, può esserti capitato qualche volta di bere un drink o una birra da un bicchiere che sembrava a tutti gli effetti il classico contenitore in plastica ma che invece, a fine utilizzo, hai dovuto gettare nel bidone dell'umido. Non senza una punta di diffidenza. Quel materiale, che a prima vista ha tutte le carte in regola per essere considerato “plasticaccia”, non è affatto una novità. Eppure quest’anno è stato protagonista della rivoluzione plastic free di molti locali, strutture ricettive e stabilimenti balneari. Si chiama PLA, acido polilattico, e consiste in una bioplastica sempre più richiesta sul mercato.

Cos’è il PLA

Come ho già detto, il PLA non è affatto cosa nuova, anzi è stata la seconda bioplastica a essere venduta su larga scala. Si tratta di un polimero termoplastico che deriva da zuccheri naturali, come amido di mais e canna da zucchero, e rappresenta una valida alternativa sostenibile alla plastica, in particolare quella monouso. Negli ultimi anni, grazie soprattutto alla sempre maggiore sensibilità di aziende e singoli nei confronti dell’inquinamento, la richiesta di questo genere di materiale è cresciuta molto, raggiungendo non solo settori industriali come quello del packaging ma anche locali e bar che hanno deciso di rendere più sostenibile la loro movida. Il PLA è stato anche adottato da diverse multinazionali per le loro confezioni, come bottiglie per l’acqua, vaschette di gelato e involucri per alimenti, reperibili tra gli scaffali del supermercato.

Caratteristiche

A prima vista, il PLA sembra plastica a tutti gli effetti. Di colore bianco o trasparente, rigido, con proprietà decisamente simili a PET e poliestere, questo materiale può essere impiegato negli stessi settori della sua cugina derivata dal petrolio. È infatti resistente a olii, grassi e agenti chimici, contiene in modo efficace i profumi e l’ossigeno, e quindi quindi può essere facilmente impiegato anche per le confezioni alimentari.

"Da un punto di vista applicativo si tratta di un materiale estremamente rigido, con una elevatissima trasparenza e la capacità di fondere a temperature relativamente basse." Spiega Mariagiovanna Vetere, di NatureWorks. "Quest'ultima caratteristica lo rende particolarmente idoneo ad essere lavorato con molteplici tecnologie di trasformazione. Il fatto che sia un materiale idoneo al contatto con gli alimenti gli ha permesso di diventare un valido sostituto di molti materiali plastici tradizionali abitualmente usati nell’imballaggio rigido e flessibile. I vantaggi che non si vedono e che bisogna spiegare al consumatore sono l’origine naturale (dai vegetali) ed il conseguente basso impatto ambientale per la sua produzione, ma anche la possibilità di smaltirlo dopo l’ utilizzo, anche come un rifiuto organico, tramite il compostaggio (dove il compostaggio esiste e ha un senso). Da un punto di vista di utilizzo il più grande vantaggio è che il PLA si comporta in tutto e per tutto come un polimero tradizionale, garantendo tenuta ai liquidi, capacità di contenimento, peso ridotto (talvolta anche migliore di alcune plastiche tradizionale grazie al downgauging) e versatilità di utilizzo.

La caratteristica principale del PLA, che è anche ciò che lo renderà uno dei materiali del futuro, è quindi il fatto di essere biodegradabile e compostabile al 100%. Ciò significa che se messo in determinate condizioni di temperatura e umidità può scomparire in pochissimo tempo, tornando alla terra senza dover per forza essere abbandonato in discarica o bruciato in un inceneritore. In poche parole, senza lasciare traccia. Se non viene messo nelle condizioni ottimali per degradarsi da solo, poi, presenta comunque una vita media che va da 1 a 4 anni. Una bella differenza rispetto ai circa 300 necessari a una plastica tradizionale per sparire nell’ambiente. Ma attenzione. Il fatto che il PLA sia compostabile non significa che puoi semplicemente seppellirlo nella terra in giardino o buttarlo per terra aspettandoti che scompaia in pochi giorni. Le condizioni di biodegradazione, infatti, sono ben precise.

Come si decompone

Il PLA rimane stabile nelle condizioni atmosferiche di tutti i giorni. Affinché, una volta concluso il suo utilizzo, si decomponga rapidamente e in modo efficace, è necessario che la temperatura dell’ambiente in cui si trova superi i 60 gradi, e l’umidità sia maggiore del 20%. In condizioni ottimali, come ad esempio 65 gradi di temperatura e 95% di umidità, il tempo di biodegradazione può essere anche di soli 50 giorni, mentre in una compostiera casalinga con temperatura di circa 40° può mettercene anche 120.

Dove puoi trovare il PLA

Mariagiovanna Vetere spiega che "Non serve andare a cercarlo in applicazioni nascoste e/o complesse. Lo si può trovare tranquillamente negli scaffali dei supermercati. Ci sono già oggi in commercio molti prodotti confezionati con il  PLA INGEO oppure in imballaggi misti carta e INGEO. Contenitori rigidi per alimenti freschi, le capsule per il caffè, gli imballaggi flessibili per pasta, snack, frutta, per fare alcuni esempi."

Ma il PLA può essere usato anche per applicazioni particolari, come ad esempio in sostituzione dell'inchiostro delle stampanti 3D o in apparecchiature elettriche come i computer e in sostituzione di oggetti monouso come bicchieri o stoviglie.

Una nuova plastica?

Sicuramente una delle cose che potresti chiederti a questo punto è se il PLA potrà arrivare un giorno a sostituire completamente la plastica nel mondo, in una prospettiva di economia circolare in cui ogni cosa è in grado di tornare alla terra senza inquinare.

"Da un punto di vista qualitativo, per quanto versatile" prosegue Mariagiovanna Vetere, "un film in PLA non può sostituire tutte le altre plastiche oggi usate negli imballaggi leggeri (assumendo che imballaggi leggeri significa imballaggi flessibili). Ogni plastica ha le sue caratteristiche e il PLA non è una eccezione. Un film in PLA ha i suoi pregi ma ha anche dei limiti. La combinazione di un film in PLA ad altri film compostabili è già oggi la soluzione usata per il confezionamento di molti prodotti alimentari e non, anche se per il momento solo di conservazione limitata, ma la strada à stata aperta anche per soluzioni più evolute. Bisogna continuare ad investire per ampliare le performance dei materiali compostabili, incluso il PLA, e soddisfare le necessità di conservazione di un numero maggiore di prodotti. Da un punto di vista quantitativo, né il PLA, né alcuna altra plastica compostabile saranno in grado di sostituire il consumo di plastica tradizionale nell’imballaggio flessibile nel breve-medio periodo. Saranno sicuramente necessari ulteriori investimenti in nuovi impianti."