Addio agli imballaggi monouso: la Commissione Europea presenta la proposta di regolamento per ridurne la produzione

Punta tutto sul riciclo e sul riuso la proposta di regolamento per limitare la produzione degli imballaggi presentata nella giornata di ieri dalla Commissione Europea. Una proposta che tuttavia non convince tutti, in particolare le aziende e le associazioni nell’industria del packaging.
Gaia Cortese 1 Dicembre 2022

Il mondo del packaging è in procinto di subire una nuova rivoluzione. Nella proposta di regolamento degli imballaggi presentata ieri dalla Commissione Europea nell’ambito del Pacchetto sull’Economia circolare è stato espressamente vietato l’utilizzo di gran parte degli imballaggi monouso.

Siamo quindi (quasi) pronti a dire addio alle bustine di zucchero, ai tradizionali flaconcini di sapone liquido e di shampoo presenti in ogni stanza di hotel, e ancora, agli imballaggi monouso per la frutta e la verdura e per il consumo sul posto nei bar e nei ristoranti. Non scompariranno invece le bustine da tè, le capsule e le cialde di caffè compostabili.

Lo scopo della proposta presentata è quello di ridurre la produzione di rifiuti di imballaggio che negli ultimi anni sono cresciuti invece di diminuire. Muovendosi in questa direzione si può ipotizzare che entro il 2040 sia possibile un taglio del 15 per cento pro-capite dei rifiuti di imballaggio per ogni Paese dell’Unione Europea rispetto ai livelli del 2018.

Per raggiungere l’obiettivo entro il 2040 l’80 per cento delle vendite di bevande da asporto dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili o usando i contenitori dei clienti. Non solo. Sarà anche necessaria una certa standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili. Il mondo del packaging dovrà necessariamente puntare sul riuso e sul vuoto a rendere, introducendo entro il 2028 meccanismi di cauzione-rimborso per le bottiglie di plastica e per le lattine di alluminio.

Anche in questo ambito, tuttavia, bisogna fare i conti con il consueto "rovescio della medaglia". È infatti evidente che diminuendo la produzione di imballaggi monouso diminuiranno anche i posti di lavoro, anche se la Commissione europea sostiene che “il solo potenziamento del riutilizzo porterà a più di 600 mila posti di lavoro nel settore del riutilizzo entro il 2030, molti dei quali a livello locale. E se le imprese trasferissero i risparmi ai consumatori, ogni europeo potrebbe risparmiare quasi cento euro all'anno”.

Sarà così, ma al momento Europen, l’associazione che rappresenta più di settanta aziende e associazioni nazionali dell’industria europea degli imballaggi, e che tra i suoi membri conta anche Ferrero, ha espresso le proprie critiche al regolamento che “rischia di andare contro gli obiettivi del Green deal, riportando indietro le lancette dell’orologio del riciclo  e compromettendo la funzionalità degli imballaggi nel proteggere i prodotti e prevenire i rifiuti".

Nella stessa posizione anche altre realtà associative sono in disaccordo con la proposta di regolamento di Bruxelles, ad esempio Conai, Federdistribuzione, Assobioplastiche Confindustria; il problema è che il nuovo regolamento favorirebbe il riuso e non il riciclo, settore nel quale l’industria italiana ha investito notevolmente negli ultimi decenni.