“Al miglior nemico della bellezza”: Legambiente assegna il premio Attila a un architetto siciliano

La sezione siciliana dell’associazione ambientalista ha ideato un premio rivolto “a chi con un atto, una decisione, un gesto, una proposta offende o mortifica un luogo, un sito, una bellezza” dell’isola. Il non poco lusinghiero riconoscimento è andato a Orazio Miceli, che da soprintendente di Messina autorizzò nel 2017 la realizzazione di un manufatto sulla spiaggia di Giardini Naxos.
Federico Turrisi 15 Gennaio 2021

Probabilmente avrai sentito parlare di premi e menzioni d'onore per chi si impegna nella tutela dell'ambiente; ma eri al corrente dell'esistenza di un riconoscimento anche per chi invece l'ambiente lo rovina? Legambiente Sicilia ha deciso di istituire il "premio Attila. Il nemico della Bellezza" pensato per chi "con un atto, una decisione, un gesto, una proposta offende o mortifica un luogo, un sito, una bellezza siciliana".

Una decisione nata dalla constatazione da parte dell'associazione ambientalista che troppo spesso un territorio di straordinaria bellezza, come quello siciliano per l'appunto, viene sfregiato da autentici ecomostri, quasi sempre senza che si individuino i responsabili. Il premio – fa sapere Legambiente Sicilia – consiste in una targa che menziona il grave gesto censurato ed è riprodotta in un materiale edile, a sottolineare in maniera simbolica il valore estremamente negativo del riconoscimento.

La prima assegnazione del premio Attila è per l’architetto Orazio Micali, che in qualità di Soprintendente di Messina nell'aprile del 2017 autorizzò la costruzione di un manufatto per la vendita di prodotti per la nautica sulla spiaggia di Giardini Naxos, di fronte al Castello Schisò e all'ingresso del parco archeologico Naxos Taormina.

Gli ambientalisti si erano battuti affinché il manufatto in questione non venisse realizzato e ricordano che in applicazione dell’articolo 150 del Codice dei beni culturali, l'amministrazione regionale potrebbe impedire l'esecuzione di certi lavori che deturpano la cornice paesaggistica di un luogo: in altre parole, che rovinano un bene comune, un patrimonio di tutta la collettività. "Il pregiudizio al paesaggio è sotto gli occhi di tutti e rappresenta non la nostra sconfitta, ma l’ennesima vergognosa incapacità di chi avrebbe potuto e dovuto impedire questo scempio e non ha ancora mosso un dito", ribadisce Legambiente.