Albatros a rischio estinzione a causa della pesca industriale fuori norma

Quindici specie di albatros potrebbero estinguersi presto, se i pescherecci industriali non rispetteranno le norme sulla tutela della fauna marina. Questi e molti altri animali che abitano gli oceani, rischiano continuamente di morire perché feriti o annegati dalla tecnica di pesca che fa uso dei palangari e delle reti a strascico, che li catturano involontariamente.
Sara Del Dot 6 febbraio 2019

L’albatros è una creatura affascinante. Se guardi il mare e in lontananza li vedi volare sull’acqua, è impossibile non sentirti subito in pace, impossibile non perdere lo sguardo nella linearità del suo volo. Purtroppo, però, devi sapere che la vita di albatros, gabbiani e altri splendidi volatili marini non è sempre facile come un rapido volo lungo la costa. E a complicarla, fino a decimarne il numero di specie, è la pesca industriale che porta il tonno sulle nostre tavole.

Ben 15 specie di albatros su 22 stanno infatti rischiando l’estinzione a causa dei pescherecci industriali che non rispettano le norme imposte per preservare la biodiversità marina. È il risultato di uno studio condotto da alcune organizzazioni per la salvaguardia dei volatili, che sono riuscite a utilizzare un nuovo strumento per ottenere informazioni sul modo in cui queste imbarcazioni operano. Infatti, per la prima volta è stato finalmente possibile usare dei dati satellitari per osservare le traiettorie e i comportamenti di circa 120 imbarcazioni. Ed è venuto alla luce che, queste barche, aggirano continuamente le regole per la tutela di albatros e altri animali marini e arrivando a ucciderne ogni anno dai 160.000 ai 320.000 secondo un sistema chiamato bycatch, ovvero cattura involontaria. In pratica, cercando di prendere più pesci possibili, finiscono per danneggiare l'intero ecosistema.

Pesca senza regole

Ma come accade tutto questo? In pratica, queste barche utilizzano una tecnica di pesca con i palangari, ovvero delle specie di lenze lunghissime a cui sono appesi numerosi ami. Questo metodo, che consente di raccogliere un grosso numero di pesci, non si sposa molto bene con le normative in vigore per combattere l’estinzione degli albatros. Le lenze, che possono raggiungere anche le 80 miglia di lunghezza, sebbene mirino a catturare soltanto i pesci colpiscono inevitabilmente anche altri animali come, appunto, volatili, tartarughe e delfini, che venendo a contatto con gli ami si feriscono, annegano e soffocano. Sono circa 100.000 solo gli uccelli marini che ogni anno muoiono annegati perché impigliati nei palangari o nelle reti a strascico.

Lo studio

La ricerca sul rischio di estinzione degli albatros è stata condotta da Birdlife International in collaborazione con il Global Fishing Watch. Questo studio si è reso inevitabile dal momento che circa 15 specie di albatros su 22 sono a rischio estinzione. Nel corso dello studio sono state utilizzate le immagini satellitari per controllare la rotta e il comportamento dei pescherecci che utilizzano i palangari, per capire dove li posizionano e quando. Il risultato è stato piuttosto deludente e ha mostrato delle evidenti falle nella trasparenza dei sistemi di informazioni sulla pesca. Soltanto il 15% delle imbarcazioni, infatti, utilizza il metodo “night setting” imposto dalla normativa, che consiste nell’obbligo di gettare queste lunghe lenze soltanto nelle ore notturne, quando i volatili non hanno bisogno di nutrirsi. Una percentuale nettamente in contrasto con quelle fornite dagli Stati stessi, che affermano che il night setting è praticato da una percentuale di navi tra il 29% e l’85%. Ma ormai, è chiaro che non è così. Accade ovunque: nell’oceano Indiano, nell’Atlantico e nel Pacifico. E sta uccidendo la fauna selvatica marina.

L’importanza di controlli indipendenti

Le organizzazioni che hanno condotto la ricerca sono molto felici di aver trovato un modo totalmente indipendente per recuperare informazioni in merito alla salvaguardia della biodiversità marina e al comportamento dei pescherecci industriali. Prima d’ora, infatti, nessuno poteva avere la certezza che le informazioni riferite dagli addetti del settore fossero reali e verificate. Questa è, infatti, a tutti gli effetti la prima volta che dati di questo genere vengono resi pubblici. La speranza è quella di riuscire a rendere più trasparente l’opaca realtà della pesca industriale che, essendo praticata in mezzo all’oceano, può aggirare le regole un po’ come vuole. Regole, però, che servono a tutelare l’intero ecosistema marino.