Albero di Natale: vero o finto? Scegli di vivere una vigilia sostenibile

C’è quello che profuma di bosco, messo a disposizione appena qualche giorno prima ma che è destinato a durare poco. E poi c’è quello di plastica, che può resistere per anni e anni ma la cui produzione comporta utilizzo di materia prima ed emissioni di CO2. Quale albero scegliere quest’anno? Cerchiamo di capirlo.
Sara Del Dot 5 dicembre 2019

Ci siamo. Il Natale si avvicina e siamo già pronti a estrarre da garage e cantine enormi scatole cariche di palline colorate, lustrini, lucine e stelle comete. Un insieme incredibile di cose che renderanno bellissimo il nostro albero di Natale. Già, l’albero di Natale! Compagno irrinunciabile delle giornate del periodo natalizio, ogni anno l’abete ricopre un ruolo da protagonista nelle case dell’81% delle famiglie italiane. Ma si tratta di un abete vero oppure di un albero in plastica? Secondo un’indagine Coldiretti pubblicata lo scorso anno, sembrerebbe che sette italiani su dieci abbiano optato per l’albero finto. Anche secondo i dati raccolti dal Codacons nel 2017 il 65% delle famiglie hanno scelto la plastica. Forse per una questione economica, forse perché non hanno voglia di sceglierlo, perché si scocciano a pulire il pavimento dagli aghetti caduti o perché è molto più comodo tirarlo fuori ogni anno dalla cantina senza doverlo liberare dalla rete dopo averlo trasportato dal vivaio sul tetto della propria aiuto.

Eppure, non è detto che l’albero di plastica rappresenti per forza la scelta migliore. Almeno in termini ambientali. Anzi, secondo uno studio indipendente citato dal New York Times nel 2010, un albero di plastica dovrebbe essere usato per almeno 20 anni per risultare più conveniente a livello ambientale di un abete naturale.

Cosa scegliere quindi? Un albero in grado di durare fino a 20 anni ma alla cui produzione e trasporto conseguono emissioni di CO2, utilizzo di petrolio e nuova materia prima oppure addobbare un abete reciso, che durerà appena qualche settimana ma che deriva dai boschi vicini ed è stato coltivato appositamente senza danneggiare le foreste, anzi spesso aiutandole a rigenerarsi? Per aiutarti a prendere una decisione, abbiamo stilato una lista di pro e contro per ciascuna delle due tipologie.

Albero vero

Perché sì

  • Se lo acquisti a km0 non ci sono trasporti lunghi quindi poche emissioni di CO2, inoltre aiuti le vicine comunità montane.
  • La sua produzione non comporta costi economici o ambientali.
  • Si trova in natura dove fino a quel momento ha assorbito CO2 (e potrà continuare a farlo in futuro).
  • È assolutamente biodegradabile.
  • Quasi sempre vengono cresciuti nei vivai soltanto per essere utilizzati a questo scopo e ogni volta che se ne taglia uno se ne piantano altri, oppure provengono da operazioni di disboscamento necessarie per mantenere il bosco in salute.
  • Le emissioni provenienti da produzione e smaltimento sono quattro volte inferiori rispetto a quelle derivanti da un albero finto.
  • Se dotato di radici, può essere ripiantato oppure restituito al vivaio per essere destinato a una nuova coltivazione.

Perché no

  • Se si acquista un albero senza radici, ovvero reciso, si taglia un albero per utilizzarlo molto poco, destinandolo a seccare presto.
  • Si rovina facilmente a causa delle temperature presenti in ambiente domestico, diverse da quelle a cui è abituato.
  • Spesso la sua crescita viene utilizzata tramite l’uso di sostanze chimiche (ma per ovviare al problema è sufficiente acquistarne uno di provenienza certificata).
  • Per gestire correttamente il suo smaltimento, non basta portarlo in discarica, dove si degraderebbe lentamente producendo metano, ma deve essere conferito negli appositi centri di raccolta oppure riportato al vivaio per essere trasformato in compost.

Vorrei segnalarti inoltre l’iniziativa di Ikea, che anche quest'anno ha messo in vendita degli alberi veri che, una volta concluso il periodo natalizio, possono essere restituiti all’azienda ricevendo in cambio un buono pari al prezzo d’acquisto dell’albero. Per ogni albero restituito, inoltre, IKEA darà 2 euro per contribuire alla riqualificazione di un’area boschiva certificata FSC del Comune di Corvara.

Albero finto

Perché sì

  • È riutilizzabile potenzialmente all’infinito (se lo tieni bene).
  • Non genera rifiuti, dal momento che non lo butti via.
  • È molto comodo da tenere e conservare, perché basta posizionarlo in un luogo asciutto e al riparo dalle intemperie.
  • Hai un’ampia scelta tra vari modelli e poi decidere di acquistare quello che più ti piace.

Perché no

  • La sua produzione comporta utilizzo di materia prima, petrolio ed emissioni di CO2.
  • Non è biodegradabile e anzi per smaltirlo ci vogliono almeno 200 anni.
  • Spesso vengono trasportati da paesi esteri come la Cina dove vengono prodotti a basso costo, causando ulteriori emissioni.
  • I cinque milioni di alberi finti acquistati in media ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina.
  • In fase di smaltimento possono emanare sostanze potenzialmente cancerogene come polivinilcloruro, che a sua volta può contenere piombo.

Fonti | Coldiretti, PEFC Italia (Pan European Forest Certification), Codacons, Ikea.