Alcuni batteri presenti nello stomaco dei bovini potrebbero essere in grado di distruggere la plastica

Un team di ricercatori ha studiato il liquido del rumine, una parte dello stomaco della mucca, per capire se contiene sostanze in grado di degradare la plastica. Effettivamente pare sia così.
Sara Del Dot 22 Luglio 2021

Conferimento corretto, riciclo, sostituzione, raccolta differenziata, inceneritore, ambiente. Sono tutte parole che, in un modo o nell’altro, riguardano lo smaltimento della plastica, quel materiale così utilizzato eppure così pericoloso per l’ambiente se non gestito nel modo corretto.

Da quando la portata del problema è stata resa nota il mondo ha iniziato a muoversi per capire in che modo rendere la produzione, l’utilizzo e lo smaltimento della plastica più sostenibile.

Da una spinta mai vista all’economia circolare, in cui diverse aziende sono riuscite a ideare modi per riutilizzare i rifiuti plastici in seconda vita, fino alle incessanti ricerche per degradarla in fretta facendola scomparire ed evitare quindi accumuli eccessivi nei termovalorizzatori.

Proprio a quest’ultimo scopo è stato pubblicato nei giorni scorsi un nuovo studio, condotto da un team di ricercatori che hanno scoperto come un batterio presente all’interno di uno degli scompartimenti dentro allo stomaco di una mucca sia in grado di degradare in modo efficace alcuni tipi di plastica.

Come l’hanno scoperto? L’analisi è partita dal fatto che il poliestere naturale, presente nelle bucce di alcuni alimenti come le mele o i pomodori, viene spesso ingerito dai bovini, che si nutrono di questi frutti e ortaggi. Di conseguenza è stato spontaneo pensare che nell’organismo di questi animali fosse presente un enzima in grado di degradare efficacemente queste sostanze.

Per verificare questa teoria, una scienziata di Vienna ha prelevato del liquido dal rumine, parte dello stomaco della mucca, prelevato da un macello austriaco. Il liquido ruminale non viene utilizzato, quindi nelle strutture dei macelli rappresenta soltanto uno materiale di cui liberarsi. Il liquido prelevato è stato incubato con tre tipi di plastica, PET, PBAT (un polimero biodegradabile) e PEF (una plastica a base biologica) tutti e tre sia sotto forma di pellicola che polvere.

Il risultato dell’esperimento è stata la conferma del fatto che alcuni batteri presenti in questo liquido sono effettivamente in grado di degradare la plastica in un ambiente di laboratorio. Il passo successivo è stato quindi quello di individuare quali fossero esattamente questi microbi per capire come produrli e impiegarli negli impianti di riciclaggio.