Alti livelli di inquinamento aumenterebbero il tasso di letalità del Coronavirus secondo uno studio americano

Uno studio statunitense ha analizzato lo stato di salute di 3mila cittadini, evidenziando un aumento delle possibilità di morire per Coronavirus del 15% nel caso di persone residenti in zone particolarmente inquinate.
Alessandro Artuso 9 Aprile 2020

I livelli di inquinamento sono stati al centro di una ricerca per comprendere il nesso tra chi muore di Coronavirus e la zona in cui si vive, con particolare attenzione all'aria più pulita. Una persona che sta per decenni in un luogo con alto tasso di inquinamento avrebbe il 15% di probabilità in più di morire a causa del Covid-19: questo è il risultato di uno studio realizzato dagli scienziati della Harvard University Chan School of Public Health (Stati Uniti).

Sono stati analizzati 3.080 cittadini statunitensi con tanto di analisi dei livelli di PM 2,5 e quindi delle polveri sottili. I risultati della ricerca hanno mostrato che un'esposizione a lungo termine ad alti livelli di inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità dei sintomi più gravi del virus. La ricerca ha spiegato che nel caso di Manhattan, zona centralissima di New York, se vi fossero stati livelli di PM inferiori, si sarebbero risparmiate più vite. Lo studio attualmente è in fase di approvazione e a breve potrebbe essere pubblicato sul New England Journal of Medicine.

I risultati vanno analizzati a lungo termine, ma i numeri sono evidenti nello studio e non lasciano per niente tranquilli. Una condotta più salutare e consapevole del proprio ambiente, a prescindere dall'emergenza sanitaria da Coronavirus, è un passo in avanti per prendere pienamente coscienza di ciò che non sta andando per il verso giusto.

Fonte| "A national study on long-term exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States" del 5 aprile 2020 pubblicato sul sito dell'Harvard University Chan School of Public Health