Anche se fa freddo non significa che il riscaldamento globale non esista: anzi, freddo e climate change sono fenomeni molto legati

C’è chi dice che il freddo estremo che si verifica regolarmente in varie parti del mondo sia la prova che i cambiamenti climatici siano un’invenzione. Invece è esattamente il contrario.
Sara Del Dot 21 Gennaio 2021

Guarda quanto nevica! E ci sarebbe il riscaldamento globale! Quante volte nel corso di questi ultimi mesi puoi aver pensato oppure sentito dire (anche da personalità istituzionali) che l’idea del riscaldamento globale non possa essere credibile di fronte diversi centimetri di ghiaccio e neve che invadono le strade delle città europee e temperature gelide che ci fanno venire voglia di non uscire più di casa? Certo, a vederla così fa sorridere anche solo l’idea che il principale problema ambientale sia l’innalzamento costante e inquietante delle temperature di tutto il mondo. Ma devi sapere che queste ondate di gelo sono in realtà una parte, un sintomo della situazione climatica precaria che il Pianeta sta vivendo.

Una delle conseguenze del riscaldamento globale, infatti, è proprio il verificarsi di eventi meteorologici estremi come, appunto, trombe d’aria, uragani, maremoti, ondate di calore e, sì, anche di freddo. Non è un caso infatti che alla fine di quest’ultimo anno, registrato come uno dei più caldi dal 1800, si siano verificate fortissime nevicate e repentini cali di temperatura.

Ma andiamo con ordine. La prima cosa da assimilare quando si affronta questo discorso è la sostanziale differenza tra meteo e clima. Il meteo infatti è lo studio di fenomeni circoscritti in un breve periodo di tempo, che ci dice se domani ci sarà il sole o la pioggia, mentre il clima (studiato infatti dalla climatologia e non dalla meteorologia) rappresenta un fenomeno più ampio, un cambiamento ambientale che si è modificato nel corso degli anni e lo studio delle sue evoluzioni future. Sulla base di questa distinzione, è possibile dire che se in una parte del mondo durante una specifica settimana le temperature sono molto basse e nevica, la temperatura globale complessiva si mantiene comunque ben oltre la media in cui dovrebbe stare.

La spiegazione del fenomeno delle ondate di freddo estremo nel pieno del fenomeno del riscaldamento globale si trova nel vortice polare. Il vortice polare è una sorta di anello, un turbine di venti gelidi che si trova in alto, attorno al Polo Nord e trattiene l’aria fredda alle latitudini più alte. A causa del riscaldamento globale il vortice tende a rallentare e ad ampliare le proprie onde, che possono spezzarsi e raggiungere altri luoghi investendoli di aria fredda. Ogni due anni circa (ti ricorderai l’ondata di freddo anomalo che ha colpito l’Italia nel 2018) il vortice si indebolisce a causa del riscaldamento repentino dell’aria a 30 km in quota nella stratosfera e consente quindi alle correnti gelide di raggiungere le altre zone del mondo.

Questo meccanismo è alla base del nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università Milano-Bicocca e Harvard, dal titolo “Decoupling of the Arctic Oscillation and North Atlantic Oscillation in a warmer climate” e pubblicato su Nature Climate Change. In questo studio i ricercatori hanno individuato una condizione anticipatrice delle temperature anomale della stratosfera polare da cui poi avvengono quei fenomeni che consentono al freddo di raggiungere i Paesi europei.

Un fattore di cambiamento, che potrebbe essere una nuova chiave sia per comprendere questi fenomeni che per anticiparli è rappresentato dall’Oceano Pacifico Settentrionale che se caratterizzato da acque superficiali con temperature calde, riscalda le correnti fredde che arrivano dalla Siberia facendole risalire e raggiungere la stratosfera. Con un aumento costante e rapido delle temperature di questo mare, questi fenomeni possono quindi essere sempre più marcati.