Arriva il Ministero della transizione ecologica nel Governo Draghi: ecco a cosa può servire e quali funzioni avrà

A comunicare la possibile scelta di Mario Draghi è stata la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi dopo il confronto tra lo stesso premier incaricato e le associazioni ambientaliste. Un dicastero del genere esiste già in altri Paesi europei come Francia, Spagna e Svizzera e raggruppa al suo interno competenze legate a sviluppo economico, tutela del territorio ed energia.
Federico Turrisi 11 Febbraio 2021

Lo attendevamo da tempo, ma è proprio il caso di dire "meglio tardi che mai". In Italia potrebbe – il condizionale è d'obbligo – nascere finalmente un Ministero della transizione ecologica. Dopo il confronto di ieri tra il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi e le principali associazioni ambientaliste italiane (Legambiente, Greenpeace e WWF) è arrivato l'annuncio attraverso le parole della presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

Qualche ora prima, durante il secondo giro di consultazioni, il co-fondatore del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo aveva sottoposto l'idea allo stesso Draghi, chiedendogli di introdurre un "super-ministero" in cui convergano le competenze del Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell'Ambiente. Macrotemi come le energie rinnovabili, l'economia circolare, la tutela della biodiversità finirebbero dunque sotto all'ombrello di un unico organismo e la lotta contro il cambiamento climatico, almeno sulla carta, acquisirebbe un ruolo di primo piano nell'agenda di governo.

Tuttavia, agli annunci devono seguire i fatti. Non è ancora dato sapere nel dettaglio quali saranno le funzioni del nuovo dicastero, ma la priorità sarà sicuramente la gestione dei 74,3 dei 209 miliardi di euro che arriveranno all'Italia attraverso il pacchetto Next Generation Eu (noto anche con il termine improprio Recovery Fund) e che dovranno essere indirizzati verso investimenti "green".

Non è ancora chiaro, inoltre, se a capo del nuovo Ministero ci sarà un tecnico o un politico. Fra i nomi che cominciano a circolare c'è anche quello del professor Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat ed ex ministro del lavoro durante il governo Letta e adesso portavoce dell'Asvis (l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Una figura sicuramente competente in materia e allo stesso tempo autorevole.

Come funziona negli altri Paesi

L'idea di affidare a un unico dicastero le competenze legate all'ambiente, all'energia e allo sviluppo sostenibile non è certo una novità in Europa. I nomi cambiano da Paese a Paese, ma il concetto di fondo rimane lo stesso. Il principale esempio, citato anche da Beppe Grillo, è quello francese. Già la dicitura, Ministero della Transizione Ecologica e Solidale, sottolinea come la via maestra da seguire per i transalpini sia quella di uno sviluppo che non può prescindere dalla giustizia sociale. Il Ministero si occupa di politiche di protezione ambientale, ma anche di trasporti, energia ed edilizia abitativa. Dallo scorso luglio il Ministero è affidato a Barbara Pompili e, secondo il quotidiano Le Monde, gestisce un budget complessivo pari a circa 48 miliardi di euro.

In Spagna, alla guida del Ministero per la Transizione ecologica c'è da poco più di un anno sempre una donna: Teresa Ribera Rodriguez, giurista e professoressa universitaria. Le competenze riguardano le politiche energetiche del Paese, la protezione ambientale e la tutela del territorio. Tra gli obiettivi prefissati dal governo di Madrid ci sono la presentazione al Parlamento di una legge per contrastare l'emergenza climatica e l’elaborazione di un piano energetico per i prossimi 10 anni da sottoporre all'esame delle istituzioni europee.

In Svizzera infine il Ministero della transizione ecologica si chiama Datec e si occupa di politica ambientale, di infrastrutture e trasporti, di gestione e vigilanza sulle fonti energetiche e anche di mezzi di comunicazione. Dal gennaio 2019 al vertice del dipartimento federale c'è la socialista Simonetta Sommaruga.