Aspettando Cop25: intervista a Lodovica Cattani, tra i ragazzi italiani alla Coy15 di Madrid

Non ci sono solo le manifestazioni in piazza. Sulla questione ambientale sono numerose le idee e le proposte sviluppate dai giovani di tutto il mondo, che attraverso la Conference of Youth (Coy) hanno l’opportunità di far sentire la propria voce nell’ambito di un appuntamento cruciale come la Cop25 che si tiene nella capitale spagnola a inizio dicembre.
Federico Turrisi 29 novembre 2019

Mancano ormai poche ore all'inizio della Cop25 di Madrid, ossia della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). Dal 2 al 13 dicembre i rappresentanti di 193 nazioni si ritroveranno a discutere di tematiche ambientali e a negoziare misure volte a contrastare il riscaldamento globale. Secondo alcuni, questi vertici si risolvono troppo spesso in un nulla di fatto; o meglio, a parole si manifesta sempre l'intento di adottare misure efficaci su scala globale contro il cambiamento climatico, ma alla fine i provvedimenti concreti si limitano a poca cosa. Senza contare che molte nazioni e aziende non stanno rispettando gli impegni presi durante l'Accordo di Parigi del 2015. Addirittura un paese come gli Stati Uniti, responsabile di oltre il 22% delle emissioni mondiali di CO2, ha deciso di ritirarsi.

Anche per fare pressione ai leader mondiali che parteciperanno alla Cop25 i ragazzi di Fridays for Future sono scesi oggi in piazza a manifestare. Ma il ruolo dei giovani non si esaurisce con la protesta. C'è anche tutta una parte costruttiva, di elaborazione di idee e di proposte da sottoporre poi ai decisori politici, e non solo a livello locale. Una maniera ancora più tangibile per dare il proprio contributo alla salvaguardia dell'ambiente.

YOUNGO è la rappresentanza ufficiale dei giovani alla Conferenza delle Parti (Cop) sul Clima delle Nazioni Unite. Ogni anno dal 2005, durante il weekend precedente all'apertura dei lavori alla Cop, organizza la Coy, che sta per Conference of Youth. Quella di Madrid è la Coy numero 15 e si svolge da oggi 29 novembre fino all'1 dicembre. Di che cosa si tratta? In sostanza, è il vertice sul clima a cui prendono parte i giovani: ci si riunisce per raccogliere le idee e formulare poi le proposte da mettere sul tavolo dei "grandi". Per darti un'idea delle dimensioni di questo evento, alla Coy11 di Parigi che ha preceduto la Cop21, da cui è nato il più importante accordo sul clima degli ultimi anni, hanno partecipato oltre 4000 giovani. Molti paesi, non tutti, hanno ciascuno la propria Local Coy (o Lcoy). In Italia quest'anno si è svolta a Firenze a fine ottobre.

"Quella di Firenze è stata la prima vera conferenza dei giovani sul clima in Italia. Moltissimi i tavoli di lavoro e moltissime le proposte che sono venute fuori dopo tre giorni di discussioni e di brainstorming. A Madrid ci confronteremo con giovani di altre nazionalità, che a loro volta si sono riuniti per discutere di ambiente e sostenibilità nelle loro LCoy. Uniremo le forze e daremo forma a proposte più organiche".

A parlare è Lodovica Cattani, 29 anni, di Roma, nel curriculum una laurea in scienze politiche e relazioni internazionali e un master in sviluppo sostenibile, geopolitica delle risorse e studi artici alla Sioi, la Società italiana per l'organizzazione internazionale. Da 6 anni collabora con il Climate Reality Project Italia, la sezione italiana dell'organizzazione no-profit fondata dall'ex vicepresidente americano Al Gore, uno che di attivismo ambientale se ne intende. Lodovica fa parte della "delegazione italiana" alla Coy15 di Madrid.

Quali sono le idee e le proposte che i giovani attivisti italiani portano a Madrid?

C'è tanta carne al fuoco. Per esempio, proporremo la formazione di una rete destinata a incrementare le conoscenze, di un sistema che al centro prevede l'introduzione dell'educazione ambientale tra le materie scolastiche. Su questo in Italia siamo avanti e si dovrebbe partire già l'anno prossimo. In realtà, però, ancora si sta dibattendo sulle modalità di insegnamento e su altre questioni: bisogna formare gli insegnanti oppure bisogna affiancare loro delle figure ad hoc? Bisogna rivedere i programmi di altre materie affini come scienze e geografia?

Tra le altre proposte, c'è l'istituzione di un meccanismo che permetta di monitorare quelle aziende che producono molti scarti e hanno un notevole impatto sull'ambiente – penso per esempio all'industria tessile, che è una delle più inquinanti -, di premiarle se sono virtuose e di sanzionarle se invece si comportano in maniera non sostenibile. Ci concentreremo poi anche su altri temi come le energie rinnovabili, la mobilità, il turismo sostenibile. Sono davvero molte le idee.

Quali aspettative hai su questa Cop25?

Sono venuta a Madrid speranzosa. Mi auguro di cuore che non sia l’ennesimo vertice tutto fumo e niente arrosto. Per me è già un segnale positivo che il tema ambientale stia avendo una maggiore copertura mediatica rispetto al recente passato, nonostante si conosca la problematica da decenni. La sensibilità c’è, manca l’azione concreta. Spero dunque che venga fuori un programma condiviso incisivo, che imponga vincoli stringenti a livello internazionale. Più di ogni altra cosa mi rende ottimista il ruolo propositivo dei giovani.

Come passerai la giornata del quarto sciopero globale?

A discutere delle proposte da presentare alla Coy. Questa volta niente corteo. C’è sì il momento della protesta per fare sentire la propria voce, ma c’è anche il momento costruttivo per cercare di far arrivare le nostre idee ai decision makers. Questi ultimi ormai stanno capendo che la svolta verde conviene anche a livello politico ed economico. In passato le politiche ambientaliste erano considerate impopolari. Adesso non più. Ci sono milioni di persone in piazza che le reclamano a gran voce. E così anche le aziende dovranno necessariamente cambiare rotta. I consumatori, e in particolare quelli più giovani, sono molto più coscienti della propria impronta ecologica e saranno in grado di orientare il mercato con le loro scelte.