Aumentano i boschi in Italia: in 10 anni il 5% in più di superficie boschiva

La regola è quella di non abbattere più di quello che cresce normalmente in natura. Così in Italia le aree boschive sono in aumento, complice l’abbandono delle campagne, ma anche una regolamentazione che dà tregua alla vita degli alberi. Resta da risolvere l’aspetto dell’inquinamento delle biomasse legnose nel settore del riscaldamento, dove l’Italia è comunque all’avanguardia.
Gaia Cortese 31 ottobre 2019

Quello che si taglia è sempre meno di quello che ricresce. È la regola con cui vengono gestiti i boschi in Italia, affinché la loro regolamentazione possa definirsi sostenibile. Di per sé il legno è già una fonte di energia rinnovabile, perché l’anidride carbonica che produce è compensata da quella che è stata assorbita dall'albero prima che venga tagliato, e questa è già una buona notizia.

La seconda buona notizia è che in Italia si abbattono pochi alberi (dal 18 al 37% di quanto il bosco ricresce, mentre in Europa del sud la media è del 62-67%) e che i boschi sono in aumento a causa dell'abbandono delle campagne: così, dal 2005 al 2015, la superficie boschiva è aumentata del 5%, fino a 10,9 milioni di ettari (il 36,4% dell'intera superficie nazionale). Sono i dati forniti da "L'Italia che rinnova", campagna per far conoscere l'energia dal legno, promossa fra gli altri dall'associazione delle aziende del settore, l'Aiel, e da ong ambientaliste come Legambiente e Kyoto Club.

Quanto inquina la legna per scaldare

In Italia la prima fonte di energia rinnovabile, pari al 34%, è rappresentata dalle biomasse legnose (legna da ardere, pellet e cippato), a cui seguono l'idroelettrico (18%), le pompe di calore (12%), il fotovoltaico (9,5%) e l'eolico (6,7%).

Nel settore del riscaldamento, la legna copre il 21% dei consumi contro il 51% del metano, ma secondo la pubblicazione Agriforenergy dell'Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali), le emissioni di anidride carbonica da questa fonte sono un decimo di quelle dal metano. Eppure gli ambientalisti criticano aspramente l’impiego delle stufe a legna sostenendo che producono troppe polveri sottili (Pm10 e PM2.5), estremamente dannose per la salute. Hanno torto o ragione?

In Italia ci possono contare oltre 10 milioni di stufe e caldaie a legna (3 milioni delle quali a pellet), ma in verità, come sostiene Marino Berton, coordinatore dell‘Aiel “gli apparecchi a legna e pellet di nuova generazione emettono fino all'80% in meno di polveri sottili rispetto ai vecchi impianti. E l'Italia è all'avanguardia nel mondo: il 70% delle stufe a pellet in Europa sono prodotte da aziende italiane”.

Maggiore attenzione andrebbe sicuramente posta sull’impiego di stufe e camini vecchi, che purtroppo in Italia sono 4 milioni e sicuramente sono una fonte di inquinamento da tenere sotto controllo, o meglio ancora, da eliminare.

Fonte | Ansa