Bio-mattoni di urina: uno scarto che può diventare una casa

L’urina viene scomposta e mescolata alla sabbia. Grazie all’azione di alcuni batteri, il composto si solidifica e si ottengono i mattoni. Non vengono utilizzati forni e non si producono rifiuti. Un modo di costruire da materiale riciclato, biologico e a impatto zero.
Giulia Dallagiovanna 9 novembre 2018

Non più uno scarto, ma una materia prima per abitazioni ecosostenibili. Un gruppo di studenti dell'Università di Cape Town, in Sudafrica, ha ricavato alcuni mattoni da urina umana, raccolta proprio negli orinatoi dell'istituto, mescolata a sabbia. Magari non è esattamente di questo materiale che immagini la tua nuova casa, ma forse cambierai idea quando ti renderai conto che è un modo di costruire totalmente a impatto zero. A scanso di equivoci, non entrerai mai in contatto con della pipì vera e propria, tranquillo.

I ragazzi sono riusciti nell'esperimento grazie a una ricerca della facoltà di Ingegneria civile, condotta proprio da uno di loro, sulla precipitazione batterica del carbonato di calcio, il meccanismo che permette di ottenere il materiale da costruzione. Funziona in questo modo: i batteri colonizzano la sabbia e producono l'enzima ureasi, a questo punto si aggiunge l'urina che, al contatto con l'ureasi, si scompone e se ne ricava del carbonato di calcio. Più tempo si lascia operare i batteri, più resistenti saranno i mattoni.

Come puoi notare, durante tutto il procedimento non vengono usati forni. Il composto infatti si solidifica a temperatura ambiente e non necessita dei 1400 gradi ai quali vengono cotti i mattoni tradizionali. Il che significa che non viene emesso nessun microgrammo di anidride carbonica.

Non solo, ma l'università ha trovato il modo di non produrre rifiuti di alcun tipo. Anzi, il materiale per costruire viene ottenuto da scarti della produzione di fertilizzanti biologici, e tutto quello che avanza una volta solidificati i mattoni, lo si riutilizza per la lavorazione di altri prodotti per il terreno. Un circolo. Virtuoso.

L'urina infatti contiene il 56% del fosforo, il 63% del potassio e addirittura l'80% dell'azoto rispetto a tutte le acque di scarto. E gli ultimi due sono proprio i componenti base dei fertilizzanti agricoli.

E non è nemmeno la prima volta che si riesce a ottenere della materia prima dalla pipì. L'anno scorso alcuni ricercatori della Clemsons University, negli Stati Uniti, hanno ricavato addirittura la plastica. Anzi, una plastica spaziale. L'obiettivo infatti era quello di riutilizzare gli scarti umani che vengono prodotti all'interno della Stazione spaziale internazionale. Si è scoperto che i nitrati presenti nell'urina e nella CO2 permettono lo sviluppo di un lievito che, grazie a una modifica genetica, produce alcune molecole particolari che si legano fra loro e diventano un composto simile al poliestere.

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